IRAQ/ ABUSI, INCHIESTE USA SU MORTI E VIOLENZE - il punto APBS (POS) - 05/05/2004 - 8.32.00
IRAQ/ ABUSI, INCHIESTE USA SU MORTI E VIOLENZE - il punto
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IRAQ/ ABUSI, INCHIESTE USA SU MORTI E VIOLENZE - il punto
Venti inchieste in corso e altre 15 disposte da Esercito Usa
Washington, 5 mag. (Ap) - Sono venti i casi di morti o violenze
con vittime prigionieri iracheni nelle carceri gestite da
militari americani in Iraq e Afghanistan sui quali si stanno
conducendo inchieste criminali. Altre 15 inchieste analoghe sono
state appena disposte. Lo ha confermato l'Esercito degli Stati
Uniti.
Nella dichiarazione si precisa che un militare americano è stato
riconosciuto colpevole di uso ingiustificato della forza,
uccidendo un prigioniero iracheno lo scorso settembre. Il
militare è stato giudicato da una corte marziale, degradato ed
espulso dall'Esercito.
Un altro caso di omicidio riguarda un dipendente della Cia che
conduceva un interrogatorio, nel corso del quale è morto un altro
prigioniero iracheno a novembre. Quest'ultima vicenda è avvenuta
nel carcere di Abu Ghraib, dal quale sono emerse le foto che
testimoniano gli abusi.
Nella sua prima conferenza stampa dopo l'emergere dello
scandalo, un accigliato segretario alla Difesa Donald H. Rumsfeld
ha detto agli americani che non devono credere che il
comportamento incivile dei soldati colti dall'obiettivo mentre
umiliavano prigionieri nudi, ammanettati e incappucciati verrà
tollerato.
"Sono immagini profondamente inquietanti", ha detto Rumsfeld,
"sia per la loro fondamentale inaccettabilità, sia perché il
comportamento di personale militare Usa in quelle foto non
rappresenta in alcun modo i valori del nostro Paese e delle
nostre Forze armate".
Il risultato, però, ha riconosciuto, è che ormai si fa
un'equazione indebita fra quanto perpetrò il regime di Saddam
proprio nello stesso carcere, i suoi massacri e le fosse comuni,
con quanto vi è avvenuto ad opera di soldati americani.
Rumsfeld ha detto di sperare che si tratti di un caso isolato,
ma la speranza che sia davvero così si sta erodendo
progressivamente. Anzi, si vanno aggiungendo notizie sempre più
"inquietanti". Il generale Donald Ryder, ispettore delle carceri
militari, ha detto che sono dieci le inchieste per morti violente
avvenute nelle carceri gestite dagli Usa, e dieci i casi di
violenze, fra cui uno stupro. Un'altra morte è stata riconosciuta
come dovuta a un atto di autodifesa, altre 12 - in Iraq e
Afghanistan - attribuite a cause "naturali o non determinate".
Ancora più gravi le affermazioni del nuovo comandante della
prigione di Abu Ghraib, il generale Geoffrey Miller. L'ufficiale
ha ammesso che vi si praticavano determinate "tecniche di
interrogatorio", al limite della tortura, come la privazione del
sonno o il mantenimento del prigioniero in posizioni disagevoli,
che d'ora in poi "potranno essere praticati", ma soltanto su
autorizzazione "ad altissimo livello".
Ha poi confermato che non vengono più utilizzati i cappucci per
bendare i prigionieri, e che la pratica di denudarli
(testimioniata dalle foto) "non è una tecnica autorizzata e non
viene praticata attualmente".
Rumsfeld ha detto che le autorità militari Usa stanno
investigando sugli abusi dallo scorso 14 gennaio, quando un
soldato portò la cosa all'attenzione di un suo comandante. Ma il
ministro per i diritti umani dell'Iraq, Abdul-Basat al-Turki, che
si è dimesso in seguito agli abusi, ha detto di averne parlato
sin dal dicembre scorso col "governatore" Usa dell'Iraq, L. Paul
Bremer, senza ottenere risposta.
La diplomazia Usa si è mossa per cercare di parare il parabile,
con dichiarazioni di fuoco del segretario di Stato Colin Powell e
il Consigliere alla sicurezza nazionale Condoleezza Rice che si è
fatta intervistare dall'odiata al Jazeera per assicurare che si
farà chiarezza su tutto e i colpevoli saranno punti in modo
esemplare.
Ma ormai il danno è fatto. La preoccupazione che il prestigio
degli Stati Uniti - già scosso internazionalmente dalle
detenzione in condizioni criticabili e nella privazione di ogni
diritto legale dei prigionieri di Guantanamo - venga
ulteriormente infangato dal comportamento dei secondini militari
è stata espressa chiaramente dal senatore Edward Kennedy: temo -
ha detto - che la vicenda di Abu Ghraib sia "un inizio anziche'
una fine".
Fus
05-MAG-04 00:20 NNNN