IRAQ: PENTAGONO, FORZE NON CALANO FINO A TUTTO 2005 / ANSA ANSA (EST) - 05/05/2004 - 0.19.00
IRAQ: PENTAGONO, FORZE NON CALANO FINO A TUTTO 2005 / ANSA
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IRAQ: PENTAGONO, FORZE NON CALANO FINO A TUTTO 2005 / ANSA
BUSH NON CAMBIA ROTTA PER GUERRA SPORCA. ONU PREPARA VOTO
(DI GIAMPIERO GRAMAGLIA).
- Aggiorna servizio delle 17:52 di ieri -.
(ANSA) - WASHINGTON, 5 MAG - Il Pentagono intende mantenere
inalterato fino a tutto il 2005 il livello delle forze in Iraq:
un contingente che oscilla tra i 135 e i 138 mila uomini, molti
di piu' dei 110 mila che gli Stati Uniti speravano bastassero da
maggio - cioe', da ora - a garantire la sicurezza.
La decisione del Pentagono diventa ufficiale proprio mentre
la guerra sporca irrompe nelle case d'America con le immagini
delle torture inflitte ai prigionieri iracheni e della caccia
dall'elicottero al nemico ferito, che una tv francese mostra per
prima. Il presidente George W. Bush, in missione elettorale
nella Rust Belt, la cintura industriale degli Usa, avverte che
le truppe in Iraq hanno davanti ''tempi duri'' e, di comizio in
comizio, ribadisce che non vuole cambiare rotta: restituira' la
sovranita' agli iracheni i, 30 giugno come previsto.
Ne' la recrudescenza dei combattimenti ne' la prospettiva che
il livello di violenza aumenti, di qui alla fine di giugno,
dissuadono, dunque, gli Usa dal condurre a termine il loro
''lavoro'': ''Non lasceremo - afferma il presidente - che i
nostri soldati siano morti invano. L'Iraq sara' libero e
democratico''. Le notizie dal terreno avallano previsioni
pessimistiche.
A Najaf, insorti sciiti tengono sotto attacco gli americani.
A Karbala, gli sciiti mettono pressione ai bulgari. A Fallujah
nel 'triangolo sunnita', il generale Mohammed Abdul-Latif,
l'iracheno 'giusto', dopo che i marines lo avevano confuso con
un altro generale delle forze armate di Saddam Hussein, cerca di
prendere il controllo della citta' con una brigata di 1.100
uomini. Non ci sono notizie di caduti in battaglia, fra gli
uomini della coalizione. Ma la striscia di sangue s'allunga lo
stesso: nei pressi di Baghdad, quattro soldati della 1.a
divisione di fanteria muoiono quando il loro Humvee si rovescia
durante una pattuglia. Sarebbe un incidente.
A questo punto sono 759 le perdite americane dall'inizio del
conflitto e 17 quelle dall'inizio di maggio.
20 MILA UOMINI IN PIU' IN PARTENZA - La Casa Bianca avverte
che la situazione potrebbe peggiorare, perche' la resistenza,
che sarebbe opera di ''nemici della liberta''', crescera' prima
del passaggio dei poteri dalle forze d'occupazione a un nuovo
governo iracheno provvisorio, che potrebbe essere insediato
entro meta' maggio. E il Pentagono non spera che le cose
migliorino: cosi', gli strateghi americani decidono di mantenere
inalterato per altri 18 mesi almeno il contingente americano in
Iraq, forte, ora, di 135 mila uomini.
Ad essi, bisogna sommare le truppe della coalizione, circa 20
mila uomini, britannici, italiani, polacchi e di una ventina di
altri Paesi. Gli Usa, che contavano di ridurre a meno di 110
mila uomini la presenza in Iraq entro la fine del mese, s'erano
gia' arresi a tenere per un po' il livello a 135 mila uomini,
prorogando di tre mesi la missione di circa 20 mila elementi del
2.o reggimento di cavalleria blindata e della 1.a divisione
corazzata.
Adesso, si sa che, allo scadere della proroga, le unita'
saranno rimpiazzate da forze fresche, in modo che il livello
resti inalterato, come auspica il generale John Abizaid,
comandante della campagna Liberta' per l'Iraq. Al segretario
alla difesa Donald Rumsfeld, Abizaid dice di stimare il numero
di 135 mila uomini ''sufficiente'', a meno di ulteriori
peggioramenti della situazione sul terreno.
Fra le unita' avvertite che, in estate, dovranno partire per
l'Iraq ci sono circa 5.000 marines e circa 5.000 uomini della
10.a Divisione di montagna, gli alpini d'America, oltre a 37
mila elementi della Guardia Nazionale e della Riserva. Dopo il
varo di una nuova risoluzione dell'Onu, entro il 30 giugno c'e',
a Washington, la speranza che altri Paesi accettino di inviare
truppe per una forza di pace internazionale.
L'ONU AL LAVORO PER ELEZIONI - Al Palazzo di Vetro, intanto,
si lavora su tre fronti: la nuova risoluzione, su cui negoziano
i diplomatici del Consiglio di Sicurezza; la formazione del
governo provvisorio, di cui si occupa in prima persona l'inviato
di Kofi Annan, Lakhdar Brahimi; e la preparazione delle
elezioni, affidata a un team di esperti guidato dall'uruguaiana
Carina Perelli.
L'Onu giudicano di essere in anticipo sui tempi
nell'organizzazione del voto, che dovrebbe svolgersi all'inizio
del 2005. La Perelli avverte, pero', che gli esperti dell'Onu
non torneranno sul terreno in forze fin quando la situazione
della sicurezza non sara' migliorata: ''Resta di vedere - dice -
se il voto sara' deciso 'by ballot or by bullet''', un gioco di
parole che rende bene in inglese, ma che in italiano suona
''dalle schede o dalle pallottole''.
L'obiettivo e' di indire le elezioni entro il 31 gennaio
dell'anno prossimo. Le Nazioni Unite hanno gia' iniziato ad
accettare candidature individuali e di gruppo per formare una
commissione elettorale indipendente di otto persone, che
seguira' la preparazione delle elezioni locali e nazionali. Ma
la mancanza di sicurezza frena gli adempimenti: cinque dei 18
distretti elettorali iracheni sono ancora considerati troppo
pericolosi perche' si possa pensare alle schede. Li', e' ancora
l'ora delle pallottole. (ANSA).
GP
05-MAG-04 00:14 NNN