Giustizia: Castelli; "no ad amnistia o indulto…" La Provincia di Sondrio, 20 dicembre 2005 Milano: 36enne si suicida in carcere a San Vittore Merate on-line, 19 dicembre 2005 Si è tolto la vita probabilmente nella notte e fare la macabra scoperta del cadavere legato con un lenzuolo alle sbarre della cella sono state le guardie carcerarie. Per lui, purtroppo, non c’è stato nulla da fare e i sanitari non hanno potuto che constatarne il decesso. R.O., classe 1969 di Merate, si trovava rinchiuso nel carcere di San Vittore di Milano con l’accusa di reati contro il patrimonio. Questa notte con un lenzuolo l’uomo, spostato e con residenza in Via Como, ha deciso di farla finita e ha legato il telo all’inferriata della finestra e poi attorno al collo. Si è lasciato cadere, morendo soffocato o per la rottura dell’osso (a stabilirlo sarà l’autopsia che probabilmente il magistrato disporrà nei prossimi giorni) e le guardie carcerarie hanno rinvenuto il suo cadavere solamente all’alba di venerdì 16 dicembre. Genova: 41enne condannato a 20 anni si suicida in carcere Adnkronos, 19 dicembre 2005 Si è ucciso nel carcere di Marassi a Genova Piero Bertagni, il 41enne genovese condannato a 20 anni di carcere per l’omicidio dell’ex fidanzata Paola Toma. La scoperta è stata fatta ieri alle 17.45 dal compagno di cella di Bertagni, che lo trovato in bagno, impiccato, appeso alla finestra con una corda ricavata da materiali diversi, forse da tute. Secondo la direzione del carcere, la corda non è stata ricavata da indumenti o materiali proprietà del detenuto o a lui assegnati. Il fatto è avvenuto tra le 17.30 e le 17.40, mentre il compagno di cella assisteva a un programma tv. L’intervento del 118 è stato immediato. L’uomo all’arrivo dei soccorsi era ancora vivo, la morte è avvenuta, nonostante i tentativi di rianimazione, durante il trasporto in autoambulanza, quando la vettura stava uscendo dal carcere. Bertagni era titolare di un negozio di integratori alimentari a Genova-Rivarolo. Era stato condannato per avere massacrato nel retrobottega a colpi di mazza in testa la propria ex fidanzata e amica di infanzia Paola Toma, nel luglio 2004. Era stato sorpreso dalla polizia stradale in una piazzola di sosta in autostrada all’altezza di Savona, con il cadavere della donna in un sacco. Dell’omicidio non aveva mai dato una spiegazione. Spoleto: s’impicca in cella detenuto 68enne accusato di mafia La Nazione, 16 dicembre 2005 Si è ucciso alla vigilia della sentenza del giudizio abbreviato, fissata per oggi a Palermo. Michelangelo Pravatà è stato trovato morto, impiccato, ieri mattina nel carcere di Spoleto. Sessantotto anni, era stato arrestato un anno fa con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione, nell’ambito di un’operazione antimafia che si concluse con la carcerazione di alcuni dei presunti fiancheggiatori del boss Bernardo Provenzano. Dieci furono, in quella circostanza, le persone che finirono in carcere con le accuse di estorsione e voto di scambio. Per Pravatà, la pubblica accusa, rappresentata dal magistrato Michele Prestipino, aveva chiesto al giudice per l’udienza preliminare la condanna a 14 anni di carcere. Sono stati contestati proprio al boss palermitano trovato morto ieri i rapporti con il superlatitante Bernardo Provenzano e con il suo ex braccio destro Antonino Giuffrè, oggi collaboratore di giustizia. Gli inquirenti trovarono poco dopo l’arresto di Giuffrè alcuni bigliettini, detti in gergo "pizzini", scritti proprio da Pravatà. Il bosso mafioso che si è ucciso nella cella in cui era detenuto sotto il regime del 41bis, negli anni ‘70 avreb AMNISTIA No all’amnistia, sì ad un indulto graduale. È questa la proposta dei Ds e della Margherita Violante: c’è poco tempo, ora è possibile solo l’indulto - Apcom, 19 dicembre 2005 Nelle poche settimane di lavoro che mancano alla fine della legislatura non ci sono le condizioni per varare una amnistia, l’unica cosa che si può fare è un indulto. Lo dice a Radio Radicale il capogruppo DS alla Camera Luciano Violante. "Senza creare illusioni false nel mondo dei detenuti che già soffrono abbastanza - premette l’esponente della Quercia - dico che un provvedimento di amnistia è strettamente legato ad alcune riforme del codice di procedura penale e del codice penale. Io spero che si possano fare il più rapidamente possibile e che si possa varare a questo punto anche un provvedimento di amnistia. Oggi come oggi mi pare, sentendo un po’ in giro, non c’è una maggioranza dei due terzi in Parlamento tra Camera e Senato e allora bisogna evitare che qualcuno per mettersi in luce e farsi pubblicità giochi sulla pelle e sui sentimenti delle persone detenute". "Quindi - prosegue Violante - siamo seri, ciascuna coalizione dica che tipo di riforme vuole fare nei primi due mesi di lavoro parlamentare della prossima legislatura, come si connette a questo un provvedimento di clemenza e di indulgenza per poter consentire alle riforme di andare avanti, questa è la strada giusta. Il resto francamente mi sembra un po’ di pubblicità e basta perché in questa situazione trovare i due terzi alla Camera e al Senato mi pare difficile se non impossibile, tenendo presente che ormai la legislatura è sostanzialmente finita, riapriamo le Camere a metà gennaio, a febbraio si scioglie, trovare il tempo per fare un provvedimento di amnistia è difficile". "Adesso - conclude il capogruppo dei Ds alla Camera - se una cosa si può fare è probabilmente un indulto, quello sì che per il mondo delle carceri avrebbe un effetto positivo". CASTELLI - No alla grazia, ma nemmeno all’amnistia o all’indulto. Neppure in un momento come questo, in cui il sovraffollamento delle carceri rischia di trasformarsi in emergenza. Lo ha ribadito ieri a Cantù il ministro di Grazia e giustizia Roberto Castelli, alle premiazioni per il progetto-merletto, realizzato dalle detenute del carcere comasco del Bassone. Proprio ieri, Castelli ha deciso di non costituirsi in giudizio nel conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Corte Costituzionale dal presidente della Repubblica sul potere di concessione della grazia. Se cioè tale potere spetti al Quirinale o al Guardasigilli. Che cosa significa? Significa che non desidero prendermi la responsabilità di firmare la grazia verso persone che non ritengo siano meritevoli di averla. Lei, personalmente, come la pensa? L’amnistia finirebbe per scaricare sui cittadini un problema che è del governo. Ed è sbagliato. Si sa, con l’amnistia escono anche quelli che tornano a delinquere, e questo andrebbe a danno di tutti. Il sovraffollamento, allora, come si risolve? Con le pene alternative: si pensi ad esempio agli arresti domiciliari. O stanziando risorse per nuovi penitenziari. Amnistia: il 25 dicembre a Roma la Marcia di Natale Social Press, 20 dicembre 2005 È stata convocata definitivamente per il 25 dicembre a Roma la Marcia di Natale per l’amnistia, la giustizia e l’indulto che partirà alle ore 10 da Castel Sant’Angelo (concentramento alle 9.30). Amnistia: a caccia di adesioni per riunire subito la Camera Giornale di Brescia, 18 dicembre 2005 Mentre il leader dei Radicali Marco Pannella conferma la marcia di Natale pro amnistia, il tema ritorna nell’agenda politica. Domani, ha annunciato Roberto Giachetti, Margherita "proverò a raccogliere le 200 firme necessarie per la convocazione straordinaria della Camera e comincerò da Rutelli e Fassino". REBIBBIA rifiutano il pranzo di Natale a favore dellla Caritas per partecipare idealmente alla marcia per l'amnistia NUORO - Comunicato dal carcere, 18 dicembre 2005 al Magistrato di Sorveglianza - Nuoro al Vescovo Monsignor Pietro Meloni - Nuoro a Sua Santità Benedetto XVI - Roma I detenuti del Carcere di Badu e Carros (Nu) in tutti questi anni, hanno fatto di tutto per attirare la loro attenzione per tentare di portare la legalità istituzionale nell’istituto, dalle battiture notturne, allo sciopero del carrello, alle fermate all’aria ecc (e spesso molti di noi per queste proteste pacifiche e democratiche siamo stati puniti). Ma le cose non cambiano… anzi peggiorano continuamente: l’orario delle docce coincide con quello dell’aria, nella maggioranza dei casi passiamo 21 ore al giorno chiusi in celle anonime impersonali con effetti nefasti per il benessere psicologico e fisico dei detenuti in alterazioni delle legalità sociali e mentali, spesso irreversibili; non c’è uno spazio per dipingere o intagliare o svolgere comunque qualsiasi altra attività fisica, non abbiamo una palestra, da circa un anno non usufruiamo del campo sportivo e della biblioteca, chi è allocato in cella singola non può consumare un pasto in compagnia, cibo scarso e mal cucinato, ciò che è peggio è che patiamo l’umidità delle celle a causa dei termosifoni sempre spenti perché guasti, direttore totalmente assente (non fa udienze con i detenuti, vedesi apposito registro colloqui) e quindi manchiamo al dialogo con il responsabile della Direzione. Viviamo in una struttura fatiscente e precaria al limite dell’agibilità. Sappe - Sinappe - Fsa: "bloccheremo le carceri a Natale"… Comunicato Stampa, 19 dicembre 2005 "Ha avuto molto successo il nostro primo giorno di volantinaggio per protestare contro le disattenzioni e le promesse non mantenute del Governo verso la Polizia Penitenziaria. La gente ci ha spronato ad andare avanti, ci ha espresso sincera solidarietà per il nostro duro lavoro ed è rimasta sorpresa dalle garanzie non rispettate dell’onorevole Luigi Vitali, Sottosegretario alla Giustizia. Ci auguriamo di incontrare nei prossimi giorni il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, che gode della nostra massima stima per il suo equilibrio e senso dello Stato, per individuare una soluzione alla grave situazione carceraria che si ripercuote principalmente sulle donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Ma non è escluso che ricorreremo alla sciopero bianco nei prossimi giorni, che di fatto paralizzerà le carceri italiane! A dichiararlo è Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che così commenta il primo giorno delle iniziative di protesta dei Sindacati di categoria Sappe, Sinappe e Fsa davanti a Palazzo Chigi, alla Camera dei Deputati ed al ministero della Giustizia. Antigone: 60 mila detenuti, l’anno prossimo 20mila in più Ansa, 20 dicembre 2005 La popolazione carceraria italiana ammonta a circa 110 mila persone: 60 mila detenute in carcere, di cui 21 mila in attesa di giudizio, e 50 mila fuori. Ma le stime parlano di un incremento di 20 mila persone già dal prossimo anno. Sono alcune delle cifre denunciate da Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e Angelo Marroni, garante dei diritti dei detenuti del Lazio, nel corso del convegno organizzato oggi a Roma dalle camere penali. "La vera soluzione - ha detto Marroni - è un sistema punitivo e penale che riduca l’uso del carcere come unico rimedio. Compito del prossimo governo sarà quello di identificare una gamma di pene diverse. Con la situazione attuale dei carceri i diritti dei detenuti si annullano, primo tra tutti quello alla salute, seguito da quello alla formazione e alla cultura". Sarebbe infatti una vera e propria situazione di illegalità, secondo Patrizio Gonnella di Antigone, quella in cui vivono le carceri italiane. "Purtroppo il pensiero comune non detto - ha commentato - è quello che solo un carcere dove regna l’ illegalità sia sicuro. Le soluzioni che ci vengono proposte non sono praticabili e risolutive. Basti pensare che per costruire un nuovo istituto di pena servono circa 14 anni, e se si calcola che il ministro Castelli ne vuole costruire almeno 12 facciamo presto a fare i conti. Tanto più che la capienza media di un carcere è di circa 500 persone e negli anni le stime ci fanno prevedere un incremento della popolazione carceraria di circa 20 mila persone, quasi praticamente un terzo in piu"‘. Un altro problema evidenziato da Gonnella, è stato quello dell’ impatto della ex legge Cirielli sulla popolazione carceraria, "visto che i 4/5 dei condannati sono recidivi. Se non si interviene ci sarà una vera e propria esplosione nelle carceri, per colpa di leggi su cui non è stata fatta una valutazione dell’impatto ". Infine, Luigi Manconi, garante dei diritti dei detenuti per il Comune di Roma, ha sottolineato la positività dell’esperienza di questa nuova figura, presente solo a livello regionale nel Lazio e in qualche altro comune italiano, che "dovrebbe essere istituita a livello nazionale. Cosa che abbiamo già inserito nel programma di governo dell’Unione".