Padova: muore suicida un detenuto romeno di 26 anni Il Gazzettino, 13 novembre 2005 Due settimane fa era stato arrestato dalla polizia dopo aver massacrato di botte, assieme a un connazionale, Sandro Storelli, cinquantaduenne funzionario della Confederazione nazionale degli artigiani ed ex assessore del Comune di Belluno. Sabato pomeriggio Mihai Varga Lingurar, romeno ventiseienne, è stato trovato morto in una cella della casa circondariale di via Due Palazzi. Secondo una prima ricostruzione lo straniero si sarebbe impiccato usando un paio di pantaloni ma sul caso sta indagando la Squadra mobile diretta dal dottor Marco Calì. La tesi del suicidio sarebbe stata confermata dall’autopsia compiuta ieri pomeriggio da Massimo Puglisi, medico della polizia scientifica. Sul cadavere di Lingurar sarebbe stato trovato un solo livido, al collo, compatibile con la dinamica del suicidio. Non sarebbero stati individuati altri segni tali da alimentare il sospetto di una morte violenta. Non è stato trovato alcun biglietto. La tragedia è avvenuta sabato nel primo pomeriggio. A dare l’allarme sono stati i compagni di cella che non vedendo più uscire dal bagno l’immigrato alle tre hanno deciso di aprire la porta. Lingurar aveva legato un paio di pantaloni sottili, come quelli di lino, a una inferriata della finestra e poi aveva fatto un cappio stringendolo al collo. Cagliari: detenuto s’impicca, muore dopo tre giorni in ospedale L’Unione Sarda, 11 dicembre 2005 Era coperto con un lenzuolo e aveva un laccio da scarpe stretto attorno al collo: così, mercoledì scorso, gli agenti di Buoncammino hanno trovato Mario Melis, 40 anni, cagliaritano. L’uomo era privo di conoscenza. La corsa fino all’ospedale Santissima Trinità, il ricovero nel reparto di Rianimazione con una diagnosi che parlava di principio di strangolamento, poi quello che era parso un miglioramento: la terapia sembrava aver avuto buon esito. Il quarantenne, sieropositivo e affetto da epatite, era stato trasferito in una stanza del reparto Infettivi, sorvegliata ventiquattr’ore su ventiquattro dalla polizia penitenziaria. Qui, nei giorni scorsi, la situazione è precipitata: il paziente è morto ieri poco dopo le 13, dopo tre giorni di ricovero. Sarà un’autopsia a chiarire le cause del decesso. A Buoncammino, Mario Melis era entrato tre mesi fa: ne sarebbe uscito fra un anno. Il 10 agosto scorso era stato bloccato dai carabinieri in via Flavio Gioia, con nove dosi di cocaina, due di eroina e quattro di metadone: accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, era stato arrestato. Poco dopo, la condanna: fine pena, aveva stabilito il giudice, dicembre 2006. Un termine che Mario Melis ha preferito non aspettare. "Era un detenuto molto tranquillo", racconta il direttore del carcere cagliaritano, Gianfranco Pala: "Mai dato problemi, mai manifestato segnali di malessere che potessero far sospettare intenzioni suicide. A causa delle sue precarie condizioni di salute, dovute a una lunga dipendenza dall’eroina e a infezioni da Hiv e Hcv, era tenuto sotto costante controllo". Mario Melis non era l’unico ospite di Buoncammino in ricovero al Santissima Trinità: nell’ospedale di via Is Mirrionis risultano ancora ricoverate due persone in regime di detenzione. Occupano due stanze guardate a vista dagli agenti penitenziari. Salute in carcere: Corte dei Conti interviene su gravi ritardi riforma Ansa, 11 dicembre 2005 L’attuazione della riforma della medicina penitenziaria, impostata dalla legge n. 419 del 1998 e definita dal decreto legislativo n° 230 del 1999, è ad oggi limitata alla sola parte relativa alla cura delle tossicodipendenze, che assorbe poco meno di 7 milioni di euro, trasferiti nel 2003 dal Ministero della Giustizia al Servizio sanitario nazionale. L’assistenza continua quindi ad essere erogata essenzialmente dal Ministero della giustizia mediante risorse finanziarie passate dai 139 milioni di euro del 2000 ai circa 129 milioni del 2004. La Corte dei Conti ha indagato sul ritardo nell’applicazione della riforma e oggi ha reso noti i risultati del suo lavoro. L’indagine "ha verificato tra l’altro la scarsa attenzione dedicata, da ambedue i Dicasteri, all’esecuzione della "fase sperimentale" (partita dal 2000), ritenuta invece essenziale dal decreto legislativo n. 230 del 1999, per trasferire con gradualità i compiti sanitari dalla Giustizia al Servizio sanitario nazionale. L’indagine ha anche appurato che nel medesimo periodo in cui presso il Ministero della salute erano in corso i lavori del "Comitato misto Salute-Giustizia" (insediato nell’aprile 2002 per monitorare i risultati della sperimentazione), è stata costituita ed ha iniziato l’attività (presso il Ministero della giustizia) una "Commissione mista Giustizia-Salute", con il compito di elaborare uno schema di disegno di legge diretto a ricondurre l’assistenza presso l’Amministrazione penitenziaria. Tale schema, completato dalla Commissione a fine 2003, abroga il decreto legislativo n° 230 del 1999, salvo che per la parte già operativa in materia di cura delle tossicodipendenze". Roma: viaggio a Rebibbia femminile, inferno in terra... di Peppe Mariani, Consigliere regionale dei Verdi Panorama, 11 dicembre 2005 È stato orrore puro quello che ho vissuto venerdì con Maria Antonietta Grosso, presidente della commissione Politiche sociali, nel corso della visita a Rebibbia femminile durante il giro delle strutture penitenziarie della regione. Il carcere femminile sta scoppiando: più di 400 detenute occupano uno spazio che potrebbe accoglierne 270; oltre la metà sono straniere: cinesi, africane, e parlano solo la propria lingua. Per queste donne pagare la colpa si traduce nell’assenza totale di rapporti sociali e affettivi, perché non ci sono traduttori. Il personale penitenziario è sott’organico e lavora con estrema difficoltà, fa turni da massacro e non arriva comunque a garantire il minimo livello qualitativo, nonostante competenze soggettive di intervento a tutto tondo in ambito istituzionale, amministrativo, burocratico, sanitario. Ho registrato l’assenza totale di ogni forma di sostegno; i mediatori culturali mancano da un anno; i volontari spesso non sono professionalizzati e creano aspettative inevitabilmente disattese con conseguenze drammatiche: dolore, rabbia, depressione, esplosioni di violenza. La condizione sanitaria è devastante, nell’inferno Rebibbia femminile Molte detenute sono tossicodipendenti o prostitute che convivono, a volte inconsapevoli, con la malattia; spesso il loro stato di salute si intercetta per la prima volta solo in carcere; le malattie da contagio in aumento esponenziale, il sovraffollamento, le condizioni di vita inumane, determinano uno stato di rischio elevatissimo. Droghe: quella legge non s’ha da fare, di Roberta Pizzante Galileo, 11 dicembre 2005 È lotta aperta al consumo di droga in Italia. Al motto di "tolleranza zero" i leader della maggioranza di governo, capitanati dal ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, si sono dati appuntamento dal 5 al 7 dicembre a Palermo per la IV Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze. Obiettivo: discutere dei problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotiche e rilanciare l’approvazione della proposta di legge Fini sulle droghe, ferma da giungo in Commissione Bilancio al Senato. Le forze dell’opposizione, gli operatori dei servizi pubblici, le società scientifiche e le associazioni legate ai cartelli "Diritti di strada" e "Non incarcerate il nostro crescere", però, hanno boicottato l’appuntamento e chiesto un ritiro immediato della proposta. Ma il governo non ne vuole sapere e preme per far diventare legge il ddl Fini entro la fine della legislatura, anche a costo di ricorrere al voto di fiducia. Francia: tre evadono in elicottero da prigione in Savoia Ansa, 12 dicembre 2005 Tre detenuti sono evasi ieri pomeriggio in elicottero dal carcere di Aiton, in Savoia, e finora le ricerche non hanno avuto esito positivo. L’elicottero era stato prenotato circa un mese fa. Due persone hanno costretto il pilota a cambiare piano di volo e a dirigersi verso la prigione e a farlo posare nel cortile del carcere durante l’ora d’aria. Il velivolo ha poi raggiunto una zona di campagna vicino a Grenoble, a 60 km dalla prigione, dove un’auto attendeva i 5 malfattori. Giustizia: sull’amnistia Pannella lancia la sfida ai Poli Il Mattino, 12 dicembre 2005 AMNISTIA Giustizia: perché l’amnistia, perché l’indulto Agenzia Radicale, 12 dicembre 2005 "Organizzare per il 25 dicembre a Roma una grande Marcia di Natale per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà alla quale ci auguriamo possa partecipare anche Adriano Sofri, non solo "in spirito" come prima del suo malore aveva preannunciato, ma anche "in corpo", forte e libero di camminare. Amnistia e giustizia: la vera politica per la sicurezza Agenzia Radicale, 13 novembre 2005 "Si tratta della maggiore questione sociale che abbiamo in Italia: 60mila detenuti nella carceri italiane non ci sono mai stati nella storia repubblicana": così Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino, l’Associazione che si batte a livello mondiale per una moratoria contro la pena di morte. Si tratta di un’emergenza che riguarda persone in carne ed ossa che vivono in spazi dove potrebbero viverne al massimo due terzi di loro, in situazioni abominevoli dal punto di vista igienico e dal punto di vista della vivibilità, del lavoro e dell’educazione per cui sono stati tagliati tutti i finanziamenti. LEGA - Amnistia: Lussana; Lega Nord contraria a ogni ipotesi La Lega Nord è "sempre stata contraria ad ogni ipotesi di amnistia e la nostra posizione non è cambiata". Lo afferma Carolina Lussana, responsabile giustizia della Lega Nord a Montecitorio. "Siamo stufi del fatto che ci sono alcune forze politiche - prosegue Lussana - che non sanno interpretare le esigenze dei cittadini che non chiedono amnistie ma sicurezza e giustizia. E i provvedimenti di clemenza non sono certo le risposte adeguate a questo tipo di richieste". "Se si pensa ancora che l’amnistia possa risolvere il problema del sovraffollamento carcerario - aggiunge il deputato leghista - allora diciamo che servono nuovi penitenziari e la possibilità di far scontare la pena agli extracomunitari a casa loro. Amnistia: Rizzo (Pdci); la Cdl predica bene e razzola male Quello sull’amnistia è "un provvedimento urgente" di fronte al quale "la destra predica bene e razzola male". Lo dichiara Marco Rizzo, capo della delegazione del Pdci all’Europarlamento. "Ormai da tre anni - osserva - si parla con cadenza periodica di amnistia, o perché l’emergenza carceri, soprattutto d’estate, fa avvertire come urgente il problema, o perché si approvano leggi - come la ex Cirielli, che prevede un inasprimento per la recidiva - che aggravano la situazione carceraria, già oltre i limiti di tollerabilità, e allora, per forza di cose, il dibattito ritorna alla ribalta delle cronache. A farne le spese sono in ogni caso, soprattutto, loro, i detenuti, spesso in condizioni sanitarie precarie, senza la possibilità di accedere alle adeguate cure, in sovra numero nelle celle, impossibilitati al "recupero" previsto dalla nostra Costituzione". "La verità - prosegue Rizzo - è che la destra che sta al governo, anche quando parla bene, razzola comunque male. Altrimenti come spiegare gli applausi al Papa sui provvedimenti di clemenza ed una inerzia, quasi una ritrosia ad affrontare il tema dell’amnistia? Crediamo che il futuro governo di centrosinistra debba mettere in agenda anche questo delicato, ma urgente problema". Amnistia: Brutti (Ds); subito proposta Unione, decisione non rinviabile "Un provvedimento di clemenza che possa alleviare le drammatiche condizioni in cui si trovano decine e decine di migliaia di detenuti è certamente necessario, oggi più che mai. Le condizioni delle carceri, infatti, sono destinate d’ora in avanti a peggiorare ancora per effetto della ex-Cirielli, che la destra ha voluto testardamente approvare e che adesso contesta". Lo dichiara il senatore Massimo Brutti, responsabile Giustizia dei Democratici di Sinistra che sottolinea: "i partiti dell’Unione stanno lavorando in queste ore per presentare subito una proposta concreta che possa raccogliere l’ampio consenso richiesto dalla Costituzione e che possa essere approvata nelle poche settimane di lavoro parlamentare che abbiamo davanti". "Per noi questo è naturalmente un atto che si inserisce in un progetto complessivo di riforma che proponiamo al paese e che - aggiunge l’esponente della Quercia - intendiamo realizzare se avremo la maggioranza nelle prossime elezioni. Oggi, però, abbiamo il dovere di rispondere ad un’urgenza. Pannella l’ha segnalata e spetta a questo punto a tutte le forze politiche non tirarsi indietro. Una decisione in questa materia non è più rinviabile. Chiediamo ai partiti del centro-destra di pronunciarsi al più presto, senza pregiudizi". Amnistia: Di Pietro (Idv); solito ipocrita rituale natalizio "Ogni anno, al ridosso del Santo Natale, va in scena l’ipocrita rituale dell’amnistia che altro non è se non un modo per scaricarsi le coscienze e distogliere l’attenzione dal vero problema". Lo dichiara in una nota Antonio Di Pietro, presidente di Italia dei Valori. "La questione - precisa l’ex pm - è che il sovraffollamento delle carceri, i tempi brevi della giustizia, la certezza della pena, la risocializzazione e rieducazioni dei carcerati è un problema che esiste 365 giorni l’anno e non un solo giorno l’anno".