I Bersaglieri De Filippo

Eduardo De
Filippo nasce a Napoli il 24 maggio del
1900, figlio naturale dell’attore Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo
nipote della moglie. Dall'unione nasceranno anche Titina (1898-1963) e
Peppino. Debutta nel 1904 come giapponesino ne "La geisha", firmata dal
padre. Nel 1909 i tre fratelli De Filippo: Titina, Eduardo e Peppino, si
ritrovano insieme per una recita di "Nu ministro mmiez 'e guaie" sempre
del padre. Nel 1911 va in collegio e nel periodo estivo continua a
recitare. L'esperienza è durissima e termina presto. Nel 1913 recita con
Enrico Altieri, considerato il maggior attore drammatico e popolare
napoletano dopo il successo ottenuto con "Assunta Spina" di Salvatore Di
Giacomo. Mentre nei drammi a Eduardo vengono affidate piccole parti, nelle
farse interpreta ruoli più importanti. Sul palcoscenico dell'Orfeo,
Eduardo scopre anche il mondo del teatro di varietà e delle macchiette, e
fa amicizia con Totò. Nel 1914, entra in pianta stabile nella compagnia
del fratellastro Vincenzo. Nel 1917 i tre De Filippo si riuniscono per la
prima volta nella compagnia per recitare. Nell'estate del 1918,
Eduardo (diciottenne), era già stato reclutato con la sua classe per una
guerra di cui non si vedeva ancora la fine. Alla fine dell'anno viene
messo in congedo e richiamato agli inizi del 1920. Presta servizio nella
caserma del 2° Bersaglieri di Roma dove viene subito incaricato di
organizzare recite con i soldati (Titina gli dava una mano per i ruoli
femminili).
Riuscirà addirittura
a mettere su una compagnia teatrale in caserma, ed a scrivere una
commedia, "Farmacia di turno", che verrà ripresa anche dalla compagnia di
Scarpetta, e andrà in giro per le caserme con la sua compagnia militare
fino al 1921 anno del suo congedo.
Mentre
scrive atti unici può anche lasciare la caserma per recitare
al Valle. Il servizio militare, ricordiamo, durava due anni. "Ero appena
arrivato al reggimento, che il T.Colonnello Messe mi mandò a chiamare e mi
incaricò di organizzare recite….scelsi gli elementi con attitudini….
ottenni risultati così apprezzabili che ogni sabato, alle 17, i
bersaglieri rinunciavano alla libera uscita per assistere alla
recita. Talvolta il Generale della Divisione veniva a prendere
posto tra gli spettatori. Arrivava a cavallo e restava per tutta la durata
della recita. Mi sembrava un monumento". In questo periodo incomincia ad
abbinare al ruolo di attore quello di autore: scrive l'atto unico
"Farmacia di turno" che la compagnia di Vincenzo mette in scena nel
1921. Nel 1922, terminato il servizio militare, riprende a calcare
con regolarità i palcoscenici sempre nella compagnia di Scarpetta.
Scrive "Ho fatto il guaio? Riparerò!", commedia in tre atti che andrà in
scena quattro anni dopo al Fiorentini di Napoli con il nuovo titolo "Uomo
e galantuomo". Nel 1926, insieme al fratello Peppino, firma il contratto
come attore brillante nella compagnia di Luigi Carini con altri attori di
nome come Camillo Pilotto e Arturo Falconi. La sua carriera di
artista e autore prosegue negli anni in compagnia del fratello. Nel 1931,
insieme ai fratelli Peppino e Titina, forma la compagnia del "Teatro
Umoristico - I De Filippo -", che durerà fino al 1944. Recitano con
alterno successo in varie città d'Italia ma il vero debutto della
compagnia, che comprende oltre ai tre fratelli, Pietro Carloni, Agostino
Salvietti, Dolores Palumbo, Tina Pica, Luigi De Martino, Alfredo Crispo,
Gennaro Pisano, avviene quasi alla fine dell'anno con l'atto unico di
Eduardo "Natale in casa Cupiello". A questa stagione risale il primo
incontro della compagnia con Pirandello durante una rappresentazione di
"Chi è cchiù felice 'e me". Nella stagione 34/35 incomincia il ciclo
pirandelliano: la compagnia presenta in napoletano "Liolà" all'Odeon di
Milano. Nel 1936 rappresenta "Il berretto a sonagli" e trasforma la
novella "L'abito nuovo" in commedia napoletana in tre atti: lo spettacolo
andrà in scena nel '37 al Manzoni di Milano. Nel 1944 i De Filippo
tornano a Napoli da dove mancavano dal 1941. Nel 1945, scrive "Napoli
milionaria" e consuma una definitiva rottura, per dissapori artistici, con
Peppino. Dà vita alla Compagnia di Eduardo, che rappresenta nel 1946
"Questi fantasmi" e di lì a poco, con esiti trionfali, "Filumena
Marturano", destinato a divenir cavallo di battaglia della grande
Titina. Durante la stagione 46/47 comincia a pensare ad un teatro
tutto suo e a fare piani per rimettere in piedi il San Ferdinando
(distrutto dalle bombe). Intanto Eduardo ha comprato il suolo dove sorge
il teatro San Ferdinando ed ha incominciato i lavori di ricostruzione. Per
finanziarli, nella stagione 51/52 non forma la compagnia e fa del cinema.
Chiude l'anno dopo il suo esilio dal teatro, rappresentando al
Mediterraneo di Napoli "Miseria e nobiltà" del padre Scarpetta per
celebrarne il centenario della nascita. Nel 1954 inaugura il suo San
Ferdinando con "Palummella zompa e vola" di Antonio Petito. Nel 1956, pur
continuando a dirigere la sua compagnia, ne fonda un'altra: "La
Scarpettiana" che dirige lui stesso senza recitarvi per far rivivere sul
palcoscenico del San Ferdinando il repertorio paterno: ne faranno parte
Beniamino e Pupella Maggio, Salvatore Cafiero, Franco Sportelli, Carla Del
Poggio, Franca May, Vera Nandi, Enzo Petito, Pietro De Vico e Ugo
D'Alessio. Nel 1958, viene rappresentata a Mosca, con la regia di R.
Simonov, "Filumena Marturano". I suoi lavori proseguono negli anni e nel
1973 mette in scena "Gli esami non finiscono mai" e all’Old Vic di Londra
viene rappresentata "Sabato, domenica e lunedì", con la regia di Franco
Zeffirelli e l’interpretazione di Laurence Olivier. Nel 1974, mentre si
rappresenta "Gli esami non finiscono mai", avverte i sintomi di un
collasso cardiaco e gli viene applicato un pace-maker tra una
rappresentazione e l'altra. Nel 1981 cominciano al Teatro La Pergola
le rappresentazioni della "Compagnia di Luca De Filippo" che eredita la
sua attività. Alla Sapienza di Roma cominciano i corsi di drammaturgia ed
Eduardo ottiene la cattedra. Viene nominato senatore a vita e si occupa
anche dei ragazzi reclusi. L'ultima fatica è la traduzione in napoletano
de "La tempesta" di Shakespeare. Muore a Roma il 31/10/1984 |
Peppino
De Filippo nasce a Napoli il 26 Agosto del 1903. I primi cinque anni della sua
vita li trascorre a Caivano con la balia. Nel 1909, a soli sei anni,
debutta sulle tavole del palcoscenico del teatro Valle di Roma nella
commedia Miseria e Nobiltà di E. Scarpetta, in cui riveste il ruolo del
piccolo Peppiniello, figlio di Felice Sciosciammocca. Intanto studia
pianoforte e continua a recitare saltuariamente da solo o con i fratelli.
Viene poi inviato nel collegio di Chierca dove rimane per due anni
controvoglia. Allo scoppio della prima guerra mondiale i tre fratelli
scritturati nella compagnia di Vincenzo Scarpetta girano l'Italia
centro-meridionale, fermandosi al teatro Mercadante e al Fiorentini di
Napoli. Nel 1920 Peppino entra a far parte della compagnia di prosa
Molinari al teatro Nuovo dove ha il piacere di conoscere Totò. Lavora poi
nella compagnia dialettale di Francesco Corbinci al teatro Partenope nel
ruolo di "generico" con la sorella Titina che è invece prima attrice.
Successivamente passa nella compagnia di riviste di Francesco Amodio
sempre nel ruolo di "generico", mentre dal 1923 al 1925 sconta il servizio
militare presso la Scuola Sottoufficiali di Casagiove. Presta servizio
militare nei Bersaglieri al 9° Reggimento. Finalmente a 22 anni
rientra nell'ambiente teatrale, scritturato dalla compagnia di prosa
napoletana di Salvatore De Muto. Dopo la morte di Eduardo Scarpetta, cui
fece seguito un periodo di difficoltà finanziarie, lascia De Muto e
accetta di entrare a far parte della compagnia di avanspettacolo
Consalvi-Urcioli, solo, come ebbe a sottolineare più tardi, per avere
maggiori e più sicure possibilità economiche. Ma le cose non vanno come
previsto e, facendosi dare ospitalità da Eduardo, nel 1927, occupa nella
compagnia di Vincenzo Scarpetta il ruolo di attore "brillante" al teatro
Manzoni, lasciato libero dal fratello che nel frattempo era passato nelle
fila della compagnia Carini-Falconi. Ritornato Eduardo, dopo la non proficua esperienza del teatro "in lingua", i due
fratelli lavorano insieme nella compagnia Scarpetta e, nell'estate dello
stesso anno 1927, su proposta di Michele Galdieri mettono su un
capocomicato per proporre "La rivista che non piacerà" debuttando con
successo al Fiorentini di Napoli. Il 10 ottobre del 1929 Peppino sposa
Adele Carloni e nel 1930 nasce il figlio Luigi. Lo stesso anno entra a far
parte della compagnia Molinari del teatro Nuovo di Napoli che mette in
scena uno spettacolo di rivista dal titolo Pulcinella principe in sogno a
cui collabora anche Eduardo con l'atto unico Sik-Sik l'artefice magico.
Nel dicembre del 1931 il contratto con l'impresario del teatro Nuovo,
Eugenio Aulicino, scade e i tre fratelli ne sottoscrivono un altro col
cinema-teatro Kursaal, con il nome "Compagnia Teatro Umoristico: i De
Filippo". Dice Peppino ricordando quell'esperienza nella sua
autobiografia:" Sottoscrivemmo un breve impegno per avanspettacolo della
durata di una sola settimana... Con il solito gruppo di attori vi
debuttammo la sera del 21 dicembre del 1931 con un atto scritto
appositamente da mio fratello dal titolo "Natale in casa Cupiello". Quel
nostro senso teatrale di humor, quel parlare cioè con sorriso amaro di
cose affatto liete, quel presentare con un velo di comicità ciò che in
realtà è triste e penoso fu il cardine intorno al quale si mosse il nostro
successo. L'impresario ci propose un terzo prolungamento di contratto e
alla fine la fortunata stagione si protrasse per ben sette mesi
consecutivi: dalla fine di dicembre del 1931 alla fine di luglio del
1932". La stella dei De Filippo sembra destinata a non tramontare mai,
invece il 10 dicembre del 1944, al teatro Diana di Napoli la compagnia si
scioglie. Nello stesso dicembre Peppino partecipa alla rivista di Michele
Galdieri con Imputato alzatevi e Non sei mai stato così bello al teatro
Quattro Fontane di Roma. Il 24 agosto del 1945, dopo essersi separato
dalla moglie, debutta con la sua nuova compagnia a Milano, al teatro
Olimpia, con la commedia di Armando Curcio I casi sono due. Il 24 aprile
del 1946 è invece a Roma con Quelle giornate ottenendo un successo
strepitoso con oltre 266 repliche nelle due stagioni consecutive.
Seguiranno tante altre commedie esaltate da pubblico e critica.
Soprattutto Peppino troverà un proprio stile di fare teatro che
caratterizzerà tutta la sua produzione successiva. Più tardi acquisterà
una casa-teatro a Roma occupandosi della gestione del teatro delle Arti
dal 1959 al 1969. Nel 1971 Lidia Maresca sua compagna d'arte e di vita
muore, lasciandolo profondamente addolorato. Continua comunque a recitare
e dopo vari anni nel 1977 sposa Lelia Mangano, sua partner in compagnia.
Lavora con passione: nel 1956 è in tournè in Sud America e in Spagna; nel
1963 è a Parigi, nel 1964 è ospite a Londra per la World Theatre Season
all'Aldwich Theatre; dal '65 al '69 viaggia tra Praga, Varsavia, Unione
Sovietica, Jugoslavia, Svizzera, Portogallo, Spagna, Francia e torna
nuovamente a Londra nel '74. Contemporaneamente s'immerge con onore anche
nel cinema, collaborando con Totò a numerosi film, e nella televisione,
creando nel '66 la celebre maschera di Pappagone per la trasmissione Scala
Reale. Peppino scomparirà il 26 gennaio del 1980 lasciando un grande lutto
nel mondo del teatro. |