I numeri dello sterminio. L'Italia fascista Sono rare le ricerche sulla soluzione finale del problema zingaro. I più noti sono i lavori di Donald Kenrich e Grattan Puxon che vengono riportati qui sotto. Nell'Italia fascista non si creò una "questione zingara" come nella Germania nazista, tuttavia dal 1940 gli zingari vennero internati in campi (Agnone, Tossicia, Tremiti) e da testomonianze si sa che i fascisti collaborarono con i tedeschi nella deportazione. Da ricordare, per la sua efferatezza, il regime ustascia in Croazia, dove nel solo campo di Jasenovac vennero sterminati 40000 Rom. Gli inquirenti incaricati di predisporre gli atti di accusa del processo di Norimberga, contro i criminali nazisti, non sono riusciti a valutare con precisione l'entità del massacro: sicuramente più di 500.000 zingari scomparsero nei vari campi di concentramento nazisti. Nello stesso processo vennero spese soltanto poche parole per l' olocausto che segnò profondamente l'intero popolo zingaro. Paese Popolazione zingara prima del 1938 Popolazione zingara deceduta nei lager nazisti Austria 11200 6500 Belgio 600 500 Boemia 13000 6500 Croazia 28500 28000 Estonia 1000 1000 Francia 40000 15000 Germania 20000 15000 Olanda 500 500 Ungheria 100000 28000 Lettonia 5000 2500 Lituania 1000 1000 Lussemburgo 200 200 Polonia 50000 35000 Romania 300000 36000 Slovacchia 80000 1000 URSS 200000 30000 Serbia 60000 12000 Italia 25000 1000 Dati tratti dal libro "Il destino degli zingari" di Donald Kenrick - Grattan Puxon Edizioni RIZZOLI . Tutti questi dati potrebbero risultare enormemente inferiori alle cifre reali, se si rendesse disponibile altra documentazione per il momento chiusa in molti archivi europei. Durante la seconda guerra mondiale venne perpetrato, ad opera dei nazisti una violenta persecuzione nei confronti degli zingari. La persecuzione divvene ben presto deportazione e sistematico sterminio. Accanto agli ebrei, gli zingari vennero perseguitati perché appartenenti ad un gruppo ritenuto "inferiore" e per il quale il Terzo Reich prospettò "la soluzione finale". Quello nazista fu il periodo più tragico per un popolo che dalla sua comparsa in Europa (probabilmente attorno al XV secolo) conobbe sempre l'esclusione, gli editti di allontanamento e la persecuzione. Al processo di Norimberga contro i criminali nazisti, l'olocausto zingaro venne praticamente dimenticato e ancora oggi sono rari i lavori e le manifestazioni che lo ricordano L' inizio del ventesimo secolo fu un periodo tragico per gli Zingari. Se per alcuni aspetti rappresentò un periodo di progresso, per altri fu il teatro di tragedie immani. La prima metà del Novecento, che vide due guerre mondiali e molti conflitti fra gli stati europei, fu caratterizzata da periodi di gravi crisi nella società, alimentate spesso da ideologie di tipo nazionalistico. Gli zingari, da sempre ai margini, divennero ben presto vittime, assieme alle molte altre minoranze, delle nuove idee che s'imponevano ai cittadini europei. La terribile persecuzione razziale subita durante la seconda guerra mondiale fu la conseguenza del giudizio che la società europea aveva maturato sul loro conto nel corso dei secoli. Fu, quello zingaro, 'olocausto di un popolo, mai nazionalista, mai rivendicatore di territori e risorse, mai aggressivo verso altri popoli, sempre presente nella società europea Le radici della persecuzione. Ne primi anni del secolo in Germania si affrontò il tema degli zingari, e diversi uffici "di informazione" vennero istituiti. Lo stato del Baden, dopo pseudo-ricerche scientifiche, introdusse un certificato antropomedico, che nel 1922 diventò obbligatorio. Questo documento doveva contenere, oltre ai dati anagrafici, alcune misure corporee come ad esempio la statura, per meglio identificare e classificare i cittadini di alcune minoranze. Dopo alcuni anni, le autorità fecero ulteriori rilevamenti relativi alla massa corporea e alle impronte digitali. Contemporaneamente entrarono in vigore in Baviera alcuni provvedimenti contro "Zingari vagabondi e nulla facenti" . Le norme vietavano agli Zingari di viaggiare o di accamparsi in "bande". Ogni zingaro disoccupato di età superiore ai 16 anni, poteva essere internato in una casa di lavoro, o espulso se non nato in Baviera . Verso i campi di sterminio Dopo diversi studi ad opera del dottor Ritter e della sua collaboratrice Justin, volti a dimostrare "l'irrecuperabilità della razza zingara", nel 1938, tutti gli Zingari vagabondi furono raccolti nei campi "d'abitazione" per facilitare il loro controllo. Dal 1939 venne istituito "l'Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara, ad opera dello stesso Himmler . In seguito fu emesso un mandato di cattura per tutti gli individui di sangue "misto" che si trovavano nel Reich con l'obbligo di trasferirli in campi di concentramento (tra i quali quello di sterminio di Auschwitz). Eichmann sulla "questione zingara" scrisse: "mi pare che il metodo più semplice sia quello agganciare a ciascuna tradotta di ebrei qualche vagone di zingari". Lo sterminio scientifico Un medico delle SS affermò: "Abbiamo rilevato che la razza zingara non si lascia trasformare. Il nostro compito può essere solo di prendere in considerazione il problema zingaro nella sua totalità , e di regolarizzare alla radice la loro presenza in Germania". La sterilizzazione , si disse, è "necessaria per impedire il propagarsi di generazioni asociali e criminali". Himmler (capo delle S.S.e responsabile del programma attuato nei campi di concentramento ) diede l' ordine di sterminare tutti gli zingari, eccetto gli abili al lavoro e alcune coppie di gemelli di eta' compresa tra 5 e 12 anni, utili per inumane sperimentazioni . Testimonianze dai lager Ad Auschwitz vi era un campo interamente composto da Zingari ,moltissimi erano bambini. Alcuni testimoni raccontano: "Il blocco dei bambini nei lager degli zingari non era molto diverso da quello degli adulti .Ma vedere come essi fossero ridotti era una cosa che spezzava il cuore ...La bocca era smangiata dalle ulcere del noma , i loro corpi erano sciolti dalla dissenteria ... La sete e la fame erano i più grandi tormenti ; essi si scambiavano le ultime razioni di pane per un bicchiere d'acqua inquinata ...Di notte strisciavano per raggiungere di nascosto le tinozze con l'acqua per lavare i piatti, e, la ingurgitavano tutta". I numeri dello sterminio. L'Italia fascista Sono rare le ricerche sulla soluzione finale del problema zingaro. I più noti sono i lavori di Donald Kenrich e Grattan Puxon che vengono riportati qui sotto. Nell'Italia fascista non si creò una "questione zingara" come nella Germania nazista, tuttavia dal 1940 gli zingari vennero internati in campi (Agnone, Tossicia, Tremiti) e da testomonianze si sa che i fascisti collaborarono con i tedeschi nella deportazione. Da ricordare, per la sua efferatezza, il regime ustascia in Croazia, dove nel solo campo di Jasenovac vennero sterminati 40000 Rom. Gli inquirenti incaricati di predisporre gli atti di accusa del processo di Norimberga, contro i criminali nazisti, non sono riusciti a valutare con precisione l'entità del massacro: sicuramente più di 500.000 zingari scomparsero nei vari campi di concentramento nazisti. Nello stesso processo vennero spese soltanto poche parole per l' olocausto che segnò profondamente l'intero popolo zingaro. Paese Popolazione zingara prima del 1938 Popolazione zingara deceduta nei lager nazisti Austria 11200 6500 Belgio 600 500 Boemia 13000 6500 Croazia 28500 28000 Estonia 1000 1000 Francia 40000 15000 Germania 20000 15000 Olanda 500 500 Ungheria 100000 28000 Lettonia 5000 2500 Lituania 1000 1000 Lussemburgo 200 200 Polonia 50000 35000 Romania 300000 36000 Slovacchia 80000 1000 URSS 200000 30000 Serbia 60000 12000 Italia 25000 1000 Dati tratti dal libro "Il destino degli zingari" di Donald Kenrick - Grattan Puxon Edizioni RIZZOLI . Tutti questi dati potrebbero risultare enormemente inferiori alle cifre reali, se si rendesse disponibile altra documentazione per il momento chiusa in molti archivi europei. "Il fascismo e la persecuzione degli zingari" -------------------------------------------------------------------------------- di Giovanna Boursier -------------------------------------------------------------------------------- Scarsissime le fonti, basate soprattutto sulle testimonianze orali. Le disposizioni del settembre 1940 relativamente all'internamento dei rom presenti in Italia. Più che lacunosa la documentazione sui campi di concentramento nel nostro paese. Le vittime del nazismo furono almeno mezzo milione "Mia figlia Lalla è nata in Sardegna a Perdasdefogu il 7 gennaio 1943, perché eravamo lì in un campo di concentramento". Quella di Rosa Raidic (Lacio Drom n.2/3, 1984) è una delle rarissime voci di zingari testimoni della seconda guerra mondiale, una delle poche testimonianze che riguardano l'internamento in Italia, sotto la dittatura fascista, di un popolo sempre perseguitato e, anche per questo, ignorato e dimenticato dalla memoria e dalla storia delle dittature nazifasciste. Dello sterminio degli zingari si sa infatti molto poco, troppo poco. Nonostante sia ormai appurato che, come gli ebrei, furono vittime della persecuzione e dello sterminio razziali praticati dai nazisti in Germania e nei paesi dell'Europa occupata, normalmente si tralascia la loro vicenda o, nel migliore dei casi, se ne accenna in lavori che si occupano del Terzo Reich o del sistema concentrazionario in generale includendoli tra le vittime per poi tralasciare cause e conseguenze della loro persecuzione. Questo anche a causa del fatto che per molto tempo dopo la guerra lo sterminio del popolo zingaro non è stato riconosciuto come razziale ma lo si è considerato conseguenza (quasi ovvia) di quelle misure di prevenzione della criminalità che ovviamente si acuiscono in caso di guerra. Una tesi che trova fondamento nella definizione di "asociali" con la quale inizialmente gli zingari furono deportati, ma che non considera il fatto che, secondo le teorie nazionalsocialiste, gli zingari erano tali perché le caratteristiche loro attribuite dai nazisti erano nei loro geni, nel loro sangue, che li rendeva "irrecuperabili" condannandoli quindi allo sterminio, alla cosiddetta "soluzione finale". Va comunque tenuto presente che, almeno per ciò che riguarda il nazismo (e grazie soprattutto all'impegno della studiosa ebrea Miriam Novitch che dedicò gran parte della sua vita a raccogliere documenti sullo sterminio del popolo Rom), esiste oggi una documentazione sufficiente a dimostrare che gli zingari sono stati tra le vittime dello sterminio razziale e che almeno 500.000 di loro sono morti nei Lager, dopo esser stati imprigionati, torturati e violentati come tutti gli altri prigionieri. Altri sono stati uccisi nelle esecuzioni di massa nei paesi dell'est, ma su questo i dati sono davvero scarsissimi. Non si può invece parlare di ricerca per quel che riguarda l'Italia dove le conoscenze sulla persecuzione degli zingari durante il fascismo sono poche e contraddittorie e si basano quasi esclusivamente sulle testimonianze raccolte nel dopoguerra dai pochi studiosi (tra i quali spicca la figura di Mirella Karpati, del Centro studi zingari, che ha raccolto quasi tutta la documentazione orale oggi disponibile) che si sono occupati della deportazione degli zingari, senza mai ricevere la dovuta attenzione. I dati storici raccolti a oltre cinquant'anni dai fatti sono scarsi, tanto da non permettere ancora di stabilire con certezza come e quanto gli zingari siano stati perseguitati nell'Italia fascista e per quali ragioni. Eppure la documentazione d'archivio ci fornisce testimonianze orali, ci restituiscono un quadro ancora contraddittorio ma di grande interesse. Coloro che si sono occupati dell'argomento hanno finora generalmente affermato che la politica discriminatoria fascista era indirizzata in particolare contro gli zingari stranieri presenti in territorio italiano e dovuta a ragioni di ordine pubblico. Secondo questa ipotesi fu essenzialmente l'occupazione della Jugoslavia e la conseguente fuga degli zingari da quel paese a costringere le autorità italiane a internare gli zingari. In un certo senso è persino ovvio che le misure di internamento e deportazione degli zingari siano aumentate e divenute più intransigenti con l'occupazione della Jugoslavia, anche solo perché è da quel territorio che molti zingari scapparono in Italia dopo l'occupazione nazifascista. E' quindi possibile ipotizzare che le misure di deportazione per gli zingari, italiani e non, si siano acutizzate sul finire del 1941, ma questo non esclude atteggiamenti discriminatori anche in precedenza e non necessariamente indirizzati contro gli zingari stranieri. L'11 settembre 1940 vengono emanate le prime disposizioni per l'internamento degli zingari italiani: una circolare telegrafica del Ministero degli Interni, firmata dal capo della polizia Bocchini e indirizzata a tutte le prefetture fa esplicito riferimento all'internamento degli zingari italiani, dando per scontato il fatto che, in base ad altre direttive quelli stranieri debbano essere respinti e allontanati dal territorio del regno. Nella circolare è scritto che "sia perché essi commettono talvolta delitti gravi per natura intrinseca et modalità organizzazione et esecuzione, sia per possibilità che tra medesimi vi siano elementi capaci di esplicare attività antinazionale... est indispensabile che tutti zingari siano controllati". Si dispone quindi "che quelli nazionalità italiana certa aut presunta ancora in circolazione vengano rastrellati più breve tempo possibile et concentrati sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte ciascuna provincia...". Come si vede si tratta di un ordine importante anche perché, nei documenti d'archivio, è seguito da una fitta corrispondenza che indica come i prefetti eseguano gli ordini procedendo al rastrellamento degli zingari nelle loro provincie: esistono lettere e telegrammi delle autorità di Campobasso, Udine, Ferrara, Ascoli Piceno, Aosta, Bolzano, Trieste e Verona, che, rispondendo agli ordini, indicano come, rapidamente, gli zingari diventino una preoccupazione urgente e importante in tutto il Regno. Poi, il 27 aprile 1941, il Ministero dell'Interno emana un'altra circolare avente ancora per oggetto 'l"Internamento degli zingari italiani". Purtroppo, finora, l'esistenza dei campi di concentramento per zingari è documentata quasi esclusivamente dalle testimonianze orali. I ricordi degli zingari sono frammentari, spezzati dalla riservatezza della memoria e dalla mancanza di una tradizione scritta che caratterizza la loro cultura, ma raccontano l'esistenza di luoghi di detenzione come Perdasdefogu, in Sardegna, il convento di San Bernardino ad Agnone, in provincia di Campobasso, Tossicia, in provincia di Teramo. Mitzi Herzemberg (Lacio Drom n. 1, 1987) ricorda che ad Agnone, dove gli zingari erano rinchiusi nel convento di San Bernardino, talvolta gli uomini venivano portati fuori a scavare buchi per le mine che servivano a ritardare l'avanzata alleata. Le guardie fasciste inferivano con punizioni durissime sui prigionieri: lui, che allora aveva quattordici anni, lavorava in cucina e cercava di passare un po' di cibo ai suoi familiari, venne portato fuori per essere fucilato con alcuni altri. Si salvò perché all'ultimo momento la sua pena fu commutata in bstonature e segregazione. Antonio Hudorovic è stato prigioniero a Tossicia: "Una volta, - dice - quando eravamo a Tossicia, è venuto un ufficiale tedesco. Ci ha preso tutte le misure, anche della testa. Ha detto che era per darci un vestito e un cappello". Tossicia è l'unico campo di concentramento sul quale si hanno dati abbastanza certi. Le carte e gli atti degli archivi comunali - sui quali ha lavorato in particolare Anna Maria Masserini (Storia dei nomadi, GB od., 1990) - dicono che risulta funzionante dal 21 ottobre 1940 e che dall'estate del 1942 ci sono anche prigionieri zingari, in condizioni miserevoli descritte dal direttore del campo e dall'ufficiale sanitario come invivibili. Testimonianze sparse ricordano altri luoghi di detenzione: Viterbo, Montopoli Sabina, Collefiorito, le isole Tremiti. E' anche documentata la presenza di zingari a Ferramonti di Tarsia, uno dei più grandi campi di concentramento italiani, esistito dal luglio 1940 al settembre 1943. Come è noto, dopo l'8 settembre e con l'inizio dell'occupazione tedesca, molti campi dell'Italia centro-meridionale vennero smantellati, anche per l'arrivo degli alleati, ma questo non significò la fine della deportazione in Italia, nemmeno per gli zingari. Il rom abruzzese Arcangelo Morelli racconta di esser stato rinchiuso e torturato nel manicomio dell'Aquila, trasformato in quartier generale della Gestapo e sappiamo anche che a Gries di Bolzano, anticamera dei Lager nazisti, erano detenuti anche gli zingari. Giuseppe Levakovich, in un libro che è la sua memoria, ripercorre molte delle vicende degli zingari negli anni delle dittature e della guerra, prima in Jugoslavia poi in Italia e ricorda, con amarezza, lastoria di sua moglie, Wilma, e di altre due giovani zingare, Muja e Mitska, internate a Ravensbrück e poi a Dachau. Giovanna Boursier (Articolo pubblicato sul n. 1/98 - gennaio 1998) Gay e zingari: gli altri Olocausti. di Sessi Frediano da il "Corriere della Sera" del 13 luglio 2002 Un articolo contro il reato di omosessualità, il 528, era previsto nel codice Rocco e proponeva il carcere da uno a tre anni per chiunque avesse relazioni omosessuali; ma nella discussione conclusiva, venne cassato, perché «per fortuna e orgoglio del l' Italia il vizio abominevole» fu considerato mero appannaggio degli «stranieri». Eppure, nonostante questa assoluta affermazione della «purezza della razza italiana ariana», libera per natura da ogni perversione, la repressione e la persecuzione de gli omosessuali durante il fascismo sarà messa in atto anche con misure di confino e internamento. Più pesante la politica di oppressione nazista che agì con determinazione, deportando oltre 10.000 «triangoli rosa» nei lager; ma la stima del loro num ero è destinata a crescere, grazie alla rottura del silenzio sulla sorte dei gay e delle lesbiche nell' Europa nazifascista, come spiegano gli storici italiani e tedeschi nel libro a cura del Circolo Pink di Verona. L' eliminazione degli omosessuali cominciò assai prima dello sterminio degli ebrei e tra il 1933 e il 1944 furono oltre 60.000 coloro che vennero accusati e perseguitati per questa «offesa alla razza». Presentati come «vermi», «ulcere cancerose», «tumori», «peste», gli omosessuali come gli zingari («triangoli neri» in quanto asociali) vennero trasformati in sottouomini e, per questo, perseguitati. Grazie al lavoro di Guenter Lewy, disponiamo di un' analisi accurata e sistematica del trattamento riservato ai sinti e ai rom, decin e di migliaia di zingari (forse seicentomila) sottoposti alla «soluzione finale». Anche in questo caso, come scrive lo storico Brunello Mantelli nella introduzione al volume einaudiano, il fascismo fece la sua parte, avviando all' internamento, già nel settembre del 1940, gli zingari in territorio italiano. E se gli omosessuali e gli zingari non rappresentarono «una minaccia incombente sul popolo germanico» come gli ebrei, il trattamento che venne loro riservato può essere inserito, oggi, nelle politiche razziali di annientamento dei "diversi" attuate da fascismo e nazismo. Frediano Sessi GUENTER LEWY La persecuzione nazista degli zingari editore Einaudi, pagine 363, euro 25,00 CIRCOLO PINK Le ragioni di un silenzio editore Ombre Corte Tel. 045.8301735 pagine 156 euro 13,50 anche su http://www.circolopink.it È sera, Reska e Lulzim stanno rientrando al campo. Svoltano l'angolo e si trovano di fronte alle luci blu della polizia. Un gran faro è puntato sul campo; un poliziotto ferma la macchina e fa aprire il portabagagli. Reska chiede al poliziotto, "cosa è successo?" E quello ridendo: - "niente, è sparito un bambino". A Calcinato, nebbioso paesino industriale del Bresciano, dove tra l'altro lavora anche Bajram, una signora italiana chiama la polizia dicendo di aver lasciato per pochi minuti in macchina il proprio bambino di tre anni, "nel suo seggiolino agganciato ai sedili posteriori". Quando è tornata, secondo lei, il bambino non c'era più. Questa è la notizia. Nessun indizio, niente di niente. Il Corriere della Sera del 18 dicembre 1999, descrive il misterioso episodio, con le sue congetture: "Chi si è portato via il piccolo ha anche rovistato nel cassettino del cruscotto. Zingari? […] Nel settembre scorso, una nonna di Toscolano Maderno aveva sorpreso una nomade con la sua nipotina di venti mesi in braccio, appena prelevata dal giardino di casa. 'Ho urlato a squarciagola e quella donna ha mollato la presa', raccontò Bruna Amolini. Più triste la storia di Fabio Chele, rapito nel '62 sull'uscio di casa a Vobarno, sempre nel Bresciano. Fabio aveva solo un anno e venne ritrovato tredici mesi dopo in Sardegna, in un accampamento di zingari." Il pezzo è firmato da Nunzia Vallini, un nome che sarebbe giusto ricordare. Nunzia Vallini Il presunto furto nel cruscotto diventa una prova della colpa degli "zingari": si sa che loro per definizione rubano. E poi ci sono altre due prove schiaccianti, tanto che la Vallini non prende nemmeno in considerazione altre ipotesi. Come prima prova adduce il fatto che sembra che una volta una donna Rom abbia preso in braccio una bambina, l'abbia anzi "prelevata" dal giardino di casa. Se una donna vede una bambina smarrita per strada, che magari è riuscita a sgusciare fuori dal giardino di casa, è tanto strano che la prenda in braccio e si metta a cercarne la mamma? Ma le donne Rom non sono donne, quando prendono in braccio i bambini è per rubarli, come se non ne avessero abbastanza dei propri. E' un fatto che i non-Rom rapiscono da sempre i bambini dei Rom: il comune di Torino, giunta di sinistra, ha spinto la Procura presso il Tribunale dei Minori a "dichiarare adottabili" alcuni bambini Rom che hanno tanto di padre e di madre; migliaia e migliaia di bambini Rom sono stati "adottati" o istituzionalizzati in tutta Europa contro la volontà loro e dei loro genitori. Reska stessa, quando era bambina, stava per essere rapita da una banda di assistenti sociali a Gorizia ed è stata salvata appena in tempo dal padre. Comunque, dopo la nonna di Toscolano Maderno che ha salvato la nipotina dal rischio di essere coccolata contro uno scuro seno Rom, c'è la prova inconfutabile. 37 anni fa un bambino sarebbe stato rapito dagli "zingari." Non so nulla del caso. Ma la stessa pagina del Corriere della Sera ci informa che ci sono stati 2.412 rapimenti di bambini in Italia solo nel 1997. Prendiamo per buona questa statistica che sa di sparata giornalistica. Comunque se facciamo una media anche di mille l'anno, vuol dire che gli "zingari" sarebbero responsabili di un rapimento ogni 37.000 (pari allo 0,003%, il che ovviamente fa un 99,997% di rapimenti a opera di non "zingari"). Grazie a Dio, i poliziotti non hanno ragionato con la testa di Nunza Vallini. Il 19 dicembre, il Corriere ha presentato un titolo un po' diverso da quello del giorno prima: "Ho ucciso mio figlio, era malato: Brescia, confessione-choc della madre del piccolo Giorgio." Il Corriere, così pronto a lanciare accuse criminali contro "gli zingari", tratta la madre in maniera più umana: "l'ho fatto per amore - ha dichiarato la donna -. Non sopportavo l'idea di vederlo crescere diverso dagli altri." La mamma si chiede anche, "cosa penseranno di me?" E cosa penseranno dei Rom le persone che hanno letto l'articolo della Vallini? Comunque, non c'era una sola parola di scuse per ciò che il quotidiano aveva scritto il giorno prima. La mamma peraltro sembra che fosse recidiva - il piccolo Giorgio era già stato buttato dentro un canale alcuni mesi prima ed era stato salvato da un albanese. -------------------------------------------------------------------------------- Copyright © 2000 Rezijana Berisa e Miguel Martinez - Potete usare liberamente questo articolo a condizione di mettere l'intero testo di "Vite collaterali" sul vostro sito e di creare un link con http://www.kelebekler.com/ e-mail