27/05/2003 Amnesty International critica la proposta inglese sui centri per rifugiati È slittata al 3 giugno la presentazione alla Commissione europea del rapporto sulla controversa proposta britannica di «parcheggiare» in Paesi confinanti con l'Unione europea (dunque fuori dal territorio dell'Unione) i profughi che chiedono asilo all'Europa, in attesa che le loro domande siano accolte o respinte. Lo ha annunciato a Bruxelles il portavoce della Commissione europea, Reijo Kemppinen. Gli esperti di Bruxelles hanno chiesto «tempo supplementare» per mettere a punto gli aspetti linguistici del documento, riflettendo le diverse sensibilità nazionali. Il rapporto dell'euro-governo affronta le questioni legali, finanziarie e logistiche della proposta britannica che prevede la creazione all'esterno dei confini dell'Unione europea di campi d’accoglienza per i richiedenti asilo: una prospettiva duramente criticata già in marzo da Amnesty International che la giudica «legalmente infondata» e «completamente inappropriata». L'idea avanzata da Londra chiama direttamente in causa “i quindici” quando propone che anche i richiedenti asilo già nel territorio dell'Unione europea vengano trasferiti nei centri per l'esame delle domande di ammissione che la Gran Bretagna vorrebbe istituire in Paesi confinanti con l'Ue, come l'Albania, la Romania e l'Ucraina. (*) E’ la sintesi di un documento di Amnesty International che potete leggere 10/07/2003 Diritto alla salute, Croce rossa e espulsioni di Anna Maria Tonioni (avvocata) Il 30 giugno 2003 sono stata nominata difensore di Hafid Abdelwahab, trattenuto nel Centro di permanenza temporanea di Bologna. Il 21 giugno 2003 all'interno del Centro Hafid ha subito accidentalmente un trauma distorsivo del ginocchio sinistro. Visitato al Pronto soccorso ortopedico dell'ospedale Malpighi di Bologna Hafid veniva dimesso e riportato presso il Cpt con la seguente diagnosi: «sospetta lesione legamento crociato anteriore ginocchio sinistro. Può deambulare con l'ausilio di 2 antibrachiali senza caricare a sinistra» e con la seguente indicazione terapeutica: «ginocchiera di cartone, rimozione e controllo il 3 luglio 2003 per valutazione del ginocchio in ambulatorio ortopedico Malpighi (attualmente paziente addolorato e ginocchio poco valutabile). Seleparina 0,4 fl s.c: 1 fl s.c. al di sotto del controllo medico. Esegua Rmn per studio meniscale e legamenti crociati collaterali». Nonostante le prescrizioni mediche, ad Hafid non sono stati forniti gli antibrachiali (stampelle) né altro idoneo strumento per la deambulazione, con la conseguenza che dal giorno dell'incidente egli è rimasto segregato e immobile nella sua stanza. La Croce rossa, che è responsabile della salute dei trattenuti all'interno del Centro, e che per quell'attività ha stipulato una convenzione di 2.596.663,81 euro, non solo non ha fornito al trattenuto gli strumenti consigliati, ma non ha neppure eseguito alcuna risonanza magnetica, come era indicato nel certificato medico del Pronto soccorso ortopedico dell'ospedale, né si è attivata presso l'ospedale perché venisse eseguita. Durante un incontro tra la sottoscritta ed Hafid, il 30 giugno 2003, questi ha riferito che, nonostante le sue richieste, la Croce rossa ha sistematicamente omesso di assisterlo, e che solo grazie all'aiuto di alcuni altri trattenuti egli poteva recarsi quotidianamente in bagno, trasportato di peso. Quando l'ho incontrato Hafid era 15 giorni che non si faceva una doccia e puzzava. Dal giorno dell'incidente ad allora, la Croce rossa aveva limitato il proprio intervento al trasporto del detenuto, in barella, due volte al giorno, in una stanzetta, dove gli veniva servito pranzo e cena; una volta al giorno, un medico della Croce rossa, gli praticava una puntura sulla pancia. In data 3 luglio 2003, quando il signor Abdelwahab è stato nuovamente visitato presso l'Ambulatorio ortopedia dell'ospedale Malpighi è stato dimesso (e riportato presso il Cpt) con la seguente diagnosi: «(omissis) Non ha eseguito Rmn come consigliato né ha deambulato con due antibrachiali. (omissis) Deve riabilitare il ginocchio attivamente e passivamente. Deve eseguire terapia Gr Seleparina come consigliato». Nella relazione del medico responsabile della Croce rossa all'interno del Cpt in data 3 luglio 2003, si legge: «al signor Abdelwahab è stata nuovamente consigliata Rmn ginocchio sinistro che si ribadisce non possibile effettuare dal trattenuto in questa struttura. Viene altresì consigliata terapia riabilitativa anch'essa impraticabile in loco». Contattata personalmente dalla sottoscritta, la Croce rossa ha confermato, da una parte, di non potere effettuare gli esami prescritti all'interno del Centro, dall'altra di non avere alcuna intenzione di prenotarli presso la struttura pubblica, così omettendo, ancora una volta, di adempiere ai propri compiti. Vista la documentata impossibilità per il trattenuto di eseguire presso il Cpt la terapia consigliata dalla struttura sanitaria e quindi la gravissima, concreta ed attuale lesione del suo diritto alla salute, il 4 luglio la sottoscritta ha richiesto alla Questura di Bologna di voler immediatamente provvedere alla liberazione del trattenuto ed a porre in essere ogni attività per la cessazione della restrizione della sua libertà personale, al fine di garantirgli l'esercizio del diritto alla salute e all'integrità fisica ed impedire l'ulteriore aggravarsi delle sue condizioni psico-fisiche, segnalando che la mancata fornitura al trattenuto degli ausili necessari per la deambulazione, la mancata esecuzione degli esami prescritti sin dal 21 giugno 2003 e, per il futuro, della terapia consigliata sono circostanze idonee a produrre a suo carico lesioni personali e gravi ulteriori conseguenze. L'invito rivolto alla Questura rimaneva lettera morta, e il 7 luglio la sottoscritta riusciva ad avere un colloquio telefonico con il responsabile della questura di Bologna, Ufficio stranieri. A fronte della lamentata mancata esecuzione degli esami prescritti sin dal 21 giugno 2003 e della terapia consigliata, la sottoscritta si sentiva rispondere dalla responsabile dell'Ufficio stranieri con le seguenti parole: «avvocato, l'Ospedale ha solo consigliato quella terapia, e allora? I medici consigliano anche le terme». L'appuntamento richiesto veniva fissato al 14 luglio ore 9. Hafid non è stato curato come doveva per 18 giorni e questa mattina, alle 5, all'alba, è stato prelevato dalla sua stanza ed espulso dall'Italia. 02/07/2003 Soros, la World Bank, la Iervolino e i rom di Nando Sigona Negli ultimi giorni hanno trovato spazio su qualche giornale, i soliti, due notizie riguardanti i rom: la conferenza della World Bank e del finanziere/speculatore Soros a Budapest (30 giugno – 1 luglio) e Rosa Russo Iervolino salvatrice dei rom romeni a Napoli. Forse vale la pena cercare di collegare i due eventi. Da collante userò un libro di cinquantanove fotografie in bianco e nero (Hasani e Monansta, Vite costrette. Un viaggio fotografico nel campo rom del Poveraccio, Ombre corte). ‘I rom in un’Europa che si espande: sfide per il futuro’, questo il titolo dell’incontro ungherese dove, insieme ai già menzionati Soros e Banca Mondiale, quest’ultima presente con i suoi vertici (tra cui il presidente Wolfensonhn), si sono riuniti una folta rappresentanza di primi ministri e ministri semplici di futuri membri dell’Unione e aspiranti tali. Oltre al padrone di casa, l’ungherese Peter Medgyessy, sono intervenuti alti rappresentanti dei governi di Slovacchia, Repubblica Ceca, Macedonia, Romania, Bulgaria, Montenegro e Croazia.. Tra gli altri invitati c’erano: rappresentanti delle Ong (Organizzazioni non governative) internazionali di settore vicine alla Soros Foundation, il commissario europeo per gli affari sociali e un nutrito gruppo di rom, frequentatori abituali di questo tipo di eventi. La conferenza è stata preceduta dalla pubblicazione di un corposo rapporto sulla povertà dei rom nel centro ed est Europa ( disponibile sul sito della Banca Mondiale). Ma dove sono i rappresentanti dell’Europa ricca? Dell’ovest opulento? Possono davvero paesi come l’Italia o la Grecia insegnare qualcosa a paesi come l’Ungheria sul trattamento dei rom? Sarebbe stato interessante sentire un rappresentante del governo italiano, novello presidente dell’Unione. La proposta principale emersa dalla conferenza è stata presentata da Soros: dieci anni a partire dal 2005 dedicati con fondi e progetti europei al superamento di secoli di esclusione, discriminazione e persecuzione. Staremo a vedere. Intanto dalle nostre parti, a Saviano vicino Nola, si assiste all’ennesima sollevazione popolare, accuratamente guidata dalla destra di governo, contro l’insediamento provvisorio di un gruppo di 250 rom romeni in una campo attrezzato dalla protezione civile. Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, indignata, denuncia il grave fatto al presidente della repubblica e ci mette una pezza. Questa è la versione dei fatti come è stata presentata da giornali tipo il manifesto (29 giugno e 1 luglio). Quello che i giornali non hanno detto, o non si sono domandati, è: come mai ci ritroviamo sempre a dover affrontare un’emergenza? Come mai il comune di Napoli aveva ben pensato di sistemare la questione traslocando i rom in una sua proprietà, certo, ma ben lontana dal territorio comunale? Quello che colpisce è soprattutto la santificazione del sindaco di Napoli che, citano le cronache, non solo è indignata ma accusa il prefetto (rappresentate del governo) di non eseguire le sue stesse ordinanze. Quando lei era al ministero degli interni, riportano sempre le cronache, queste cose non succedevano. Fermiamoci un momento. Ma ci ricordiamo cosa accadeva quando lei era ministro degli interni? Era da poco iniziata l’estate del 1999, i bombardamenti sulla Serbia erano appena terminati, gli albanesi tornavano in Kossovo e cacciavano, ammazzavano e derubavano i pochi serbi rimasti e soprattutto i rom, che allora cercavano rifugio sui nostri litorali. Il ministro Iervolino, proprio in quei giorni, pensò bene di emettere una circolare in cui si diceva che la guerra era finita e che quindi le persone in fuga non dovevano essere più accolte come profughi ma erano semplici clandestini. La santificazione della Iervolino suona strana anche per un altro motivo, l’assenza dei rom di Scampia e Secondigliano. Come mai chi ha scritto dei fatti non si è preso la briga di ricordare le vicende dei rom di Scampia traslocati nel campo dietro al carcere di Secondigliano e lì più o meno abbandonati? La Iervolino ha fatto molte promesse, anche negli anni passati, ma il suo interesse tende a spegnersi poco dopo che le telecamere e i taccuini sono stati chiusi. Vite costrette, il bel libro di Burhan Hasani e Lorenzo Monasta è un ottimo antidoto al sovraccarico di parole, promesse e progetti sui rom. Basta sfogliarlo, una due volte, per rendersi conto che la Firenze del Rinascimento è anche fatta di baracche, di tetti di lamiere, di cessi e servizi senza acqua, di persone che tirano a campare ai margini dell’opulenza. Che i tanti congressi, seminari, progetti che si ostinano a guardare solo alle condizioni di vita dei rom nell’est Europa, hanno un retrogusto sospetto, una sottotraccia che non viene esplicitata. Le persone del Poderaccio sorprendono per loro ‘normalità’. Una normalità che la coltre ‘altre illustrazioni, altre spiegazione, altre immaginazioni’ che il loro nome richiama ci negano quotidianamente. Come scrive nell’introduzione del libro Piasere: «questi campi, costruiti sulla nostra merda, costituiscono il vero centro dell’Occidente, il centro in cui si annodano contraddizioni enormi quanto il mondo che abbiamo costruito [...] in cui, nonostante tutto, ci sono donne e uomini e bambini che vivono». E hanno la forza anche di sorridere. 1938, Italia: manifesto antisemita degli scienziati fascisti. 11 AGENDA/Calendario 01/07/2003 LUGLIO 1 Giornata internazionale delle cooperative. Nel 1992 l'Assemblea generale dell'Onu ha proclamato il primo sabato di luglio 1995 «Giornata internazionale delle cooperative» per ricordare il centenario dell'Alleanza internazionale delle cooperative, un gruppo di difesa delle organizzazioni cooperative comprendenti 760 milioni di membri in 100 Paesi. Nel 1994, riconoscendo che le cooperative erano diventate un indispensabile fattore di sviluppo economico e sociale, l'Assemblea invitò i governi, le organizzazioni internazionali, le agenzie specializzate e le organizzazioni cooperative nazionali e internazionali a osservare la Giornata ogni anno, partendo dal 1995. Ghana: Giornata della Repubblica (dal 1960). 4 Usa: Festa nazionale di indipendenza dalla Gran Bretagna (1776). Due secoli dopo arriva la dichiarazione di Algeri con la quale il “Tribunale Russell” proclama la Dichiarazione universale dei diritti dei popoli. 5 Algeria: Festa di indipendenza dalla Francia (1962). Asalha Puja – festa buddista: plenilunio, commemora il Dramma, primo sermone di Buddha, e segna anche l'inizio del Khao Phansa, la Quaresima buddhista. 7 1938, Italia: manifesto antisemita degli scienziati fascisti. 11 Giornata internazionale della popolazione: è dedicata all'urgenza e all'importanza delle questioni demografiche, in particolare nel contesto dei piani e dei programmi complessivi di sviluppo, e verte sulla necessità di trovare soluzioni. A metà del 1999 la popolazione è passata a 6 miliardi e continua a crescere di oltre 80 milioni l’anno. L'Onu stima che ci saranno fra 7.7 e 11.2 miliardi di persone nel 2050. San Benedetto, monaco e patrono d'Europa: festa cristiana. 14 Francia: festa nazionale in ricordo dell'inizio della Rivoluzione francese con la presa della Bastiglia (1789). 16 16 luglio (1895): la prima donna condannata a morte negli Usa è l’immigrata Maria Barberi: sulla sua storia vedi Pucci Idanna, La signora di Sing Sing. No alla pena di morte (Giunti 2002, pp. 286, euro 10). 23 Egitto: giornata della rivoluzione, si commemora l'anniversario della fine del governo monarchico egiziano e la fondazione della Repubblica nel 1952. Giornata osservata anche in Libia. 25 Tunisia: giornata della Repubblica, in commemorazione dell'Anniversario della fondazione della Repubblica nel 1957. 17/07/2003 16-20 luglio, Roma: “Festa nazionale dei migranti” I dibattiti costituiscono una parte importante della Festa nazionale dei migranti promossa dai Ds (Democratici di sinistra) dal 16 al 20 luglio, con appuntamenti sempre alle 21. La 2a edizione dell’evento, organizzato nello spazio degli ex Mercati generali di Roma in via Ostiense, prenderà il via il 16 luglio con un incontro sullo stato delle politiche d’immigrazione e di asilo. Partecipano: Alfredo Mantovano, sottosegretario del ministero dell’Interno, Carlo Leoni, deputato dei Ds, Giannicola Sinnisi, deputato della Margherita, Alberto Di Luca, presidente del “Comitato parlamentare bicamerale Shengen Eurogol Immigrazione”, Rhaman Lutfor e Corrado Giustiniani, giornalisti. Giovedì, 17 luglio si apre lo spazio ai temi del diritto di voto e della cittadinanza europea per gli immigrati. Conduce il dibattito Aly Baba Faye, coordinatore “Forum fratelli d’Italia”, e a parlarne saranno Livia Turco (Ds), Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania e Kibria Golam, rappresentante della comunità del Bangladesh. Golam, recentemente intervistato da Migra, ha più volte sostenuto la legittimità del diritto di voto e la candidatura politica dei cittadini immigrati. Interverranno anche lo scrittore Khaled Fouad Allam, autore di L’Islam globale (Rizzoli, 2002), Elena Paciotti, europarlamentare, Giuseppe Casadio, Cgil e Maurizio Costa, imprenditore. SOCIETÀ/Minori 30/05/2003 Al compimento della maggiore età comincia l’apartheid? Qualche buon consiglio per evitarlo di Saleh Zaghloul L’attuale normativa, e in particolare l’articolo 31 della legge 189/2002, dispone chiaramente che i minori accompagnati da uno o da entrambi i genitori regolari siano iscritti nel permesso di soggiorno o nella carta di soggiorno di uno o di entrambi i genitori fino al compimento del quattordicesimo anno, e che al compimento del 14° anno al minore venga rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari o una carta di soggiorno fino al compimento della maggiore età. Al momento della maggiore età la normativa si presta invece a diverse interpretazioni e molte questure rifiutano di rinnovare il permesso di soggiorno per motivi familiari e costringono il neo-maggiorenne a scegliere fra il permesso di soggiorno per motivi di studio e quello per lavoro. Tale situazione sta creando gravi problemi a questi giovani e alle loro famiglie: scegliere il permesso di soggiorno per studio impedisce loro, quando trovano un lavoro, di trasformare il loro permesso di soggiorno. La trasformazione del permesso da “studio” a “lavoro” è possibile soltanto durante il corso di validità del decreto flussi e occorre rientrare nelle quote previste da tale decreto. D’altra parte, alla fine del percorso scolastico, il titolare del permesso di soggiorno per motivi di studio deve lasciare il territorio dello Stato. Inoltre, quando gli studi vanno male e non vengono superati gli esami necessari le questure rifiutano di rinnovare il permesso. Optare invece per il permesso “per lavoro”, significa dover trovare lavoro a 18 anni ed essere costretti a lasciare gli studi; ma se si perde quel lavoro e non se ne trova un altro entro sei mesi decade anche il permesso di soggiorno e si diventa “clandestini”. Questa minaccia alla regolarità del soggiorno per i giovani immigrati li priva di un progetto credibile, li fa vivere in una situazione di grande incertezza e costringe molti di loro, nelle migliori ipotesi, ad abbandonare gli studi precocemente, alcuni persino fin dalla scuola dell’obbligo. Una situazione che non garantisce il fondamentale diritto allo studio, che è anche uno dei fattori più importanti per la loro mobilità sociale e per l’integrazione della seconda generazione degli immigrati. I giovani italiani tendono a restare nella famiglia d’origine fino a un’età avanzata (anche 30 anni) e una recente sentenza della Cassazione addirittura “obbliga” i genitori a prendersi carico economicamente del figlio trentaquattrenne. Ci possono essere opinioni diverse su ciò (e in particolare sull’autonomia dei giovani e sulla loro dipendenza dai genitori fino ad età avanzata) ma vorrei sottolineare che i giovani immigrati dovrebbero avere le stesse opportunità e le stesse possibilità di scelta dei coetanei italiani. Ma con quest’interpretazione della normativa i minori stranieri regolarmente soggiornanti (accompagnati da genitori anche loro regolarmente soggiornanti) non hanno il diritto - alla pari dei loro coetanei italiani - di studiare e di essere mantenuti dai loro genitori oppure il diritto di lavorare e studiare contemporaneamente. Così si favoriscono percorsi separati per i giovani immigrati, i quali saranno condannati a vivere ai margini della società e nella migliore delle ipotesi continueranno a fare gli stessi lavori di bassa qualifica dei loro genitori. Questo gravissimo problema può essere superato interpretando elasticamente la normativa, permettendo il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di famiglia ai minori immigrati al compimento della maggiore età. Molte questure già adottano questa razionale interpretazione della normativa, ma è necessario che venga applicata omogeneamente in tutto il territorio nazionale e dunque che venga emanata una circolare per uniformare i comportamenti di tutte le questure in tal senso. In occasione dell’aggiornamento delle disposizioni regolamentari in materia di immigrazione (cioè del nuovo regolamento di attuazione della legge) occorre anche precisare che al compimento della maggiore età allo straniero titolare di permesso di soggiorno per motivi familiari può essere rilasciato uno dei permessi di soggiorno previsti dall’articolo 32 della legge 189/2002 (per lavoro, per studio, ecc), oppure può essere rinnovato il permesso di soggiorno per motivi familiari quando almeno uno dei genitori garantisca il reddito sufficiente per il suo mantenimento. 17/07/2003 Il razzismo ha forme moderne di Ziad Elayyan Nell'ultimo decennio gli incontri a livello mondiale contro il razzismo sono stati avvenimenti che rivestivano importanza vitale. Vi soffiava il vento della concreta solidarietà e, in un presente tanto spietato, la necessità di rinnovarla per i popoli afro-asiatici sempre più isolati, messi da parte e di conseguenza depressi economicamente. I lavoratori immigrati in Europa e negli Stati Uniti vengono in generale utilizzati nelle attività meno qualificate, nei mestieri più duri, più insalubri, più pericolosi e fra i meno retribuiti, quelli cioè che i lavoratori locali e benestanti in maggioranza disertano. Non vengono per nulla, tutti per amore della tanto brandita libertà, ma perché il loro Paese è separato dal benessere. Così tolto ogni beneficio ai suoi cittadini, i bisogni di vivere sono deturpati, e i cittadini diventano migranti, vengono qua e chissà cosa trovano. In questi Paesi progrediti e liberi, la condizione proletaria del più intenso e penoso sfruttamento è pertanto riservata proprio ai lavoratori provenienti dai paesi afro-asiatici in generale e ai nuovi sfortunati dell'America Latina e dei Paesi est europei. E' una palese forma di razzismo vissuta direttamente in casa europea e statunitense. Ricostruire una nuova solidarietà è una condizione essenziale, forse la principale, per attuare un sistema mondiale più giusto di quello che il G8 e il suo capo nord-americano impongono ai popoli del pianeta, usando tutti i mezzi compresi ben inteso quelli più violenti. Nel corso dell'ultimo decennio l'Onu si era timidamente attribuita la responsabilità di promuovere una serie di conferenze mondiali riguardanti alcuni grandi temi: la povertà, la demografia, l'infanzia, le donne e l'ambiente. Appuntamenti chiusi spesso con esiti deludenti. Le Nazioni unite, nell'ultima e disastrosa prospettiva del tempo globale e di fronte a improrogabili richieste, autorizzavano che allo svolgimento di una conferenza ufficiale (cioè dei governi) fosse affiancata una simultanea conferenza di rappresentanti della “società civile”. Quella di Durban nel settembre 2001 era un tipico esempio. Nell'insieme, il sistema dominante - quello degli Stati Uniti - era pervenuto a controllare la libertà di espressione di questa “società civile” per mezzo di finanziamenti e della manipolazione di alcune Ong (organizzazioni non governative) estranee alla politica quel che basti, sottomettendole ai metodi di potere che annullano, di fatto, la portata delle proteste e delle rivendicazioni dei popoli. La pianificazione nord-americana non molla e (a parole definendo il razzismo e tutte le altre forme di discriminazioni fenomeni infelici) continua a ripetere che, in ogni caso, i popoli avrebbero il diritto di sfogarsi con espressioni calmanti contro il dolore. Si possono esporre, raccontare I rammarichi contro la persistenza delle profonde ferite di cui sono vittime numerose etnie e gruppi umani; e tutto si può superare con la “ragione” statunitense che riuscirà così a far dimenticare le sue gravi responsabilità, facendo passare il principio che basta prendere misure legislative per risolvere i problemi. I governi afro-asiatici controbattono: le teorie essenziali dell'uguaglianza sono incompatibili con la logica del capitalismo liberale e mondializzato anzi generano direttamente ineguaglianze sociali e internazionali. D'altro canto immagino anche che l'universalità del genere umano sia la costituente di una società il cui scopo è la pace e la convivenza di tutti e di ognuno dei suoi membri, senza il diritto di invadere la proprietà di un altro popolo, né di privarlo della sua libertà, delle buone abitudini e dei suoi vantaggi naturali e peculiarità culturali. Per la messa in fallimento della teoria di Washington e dei suoi alleati, la sola istanza a risultare efficace è la partecipazione massiccia delle organizzazioni africane e asiatiche decise a porre le domande reali. La questione del razzismo e della discriminazione non è l'automatica ed equivalente somma dei comportamenti umani condannabili rispetto alla visione dell'uomo vittima di pregiudizi “superati” e che è ancora purtroppo condivisa attraverso tutte le società del pianeta. Il razzismo moderno e le discriminazioni generate, prodotte e riprodotte sono solo la logica dell'espansione del capitalismo reale, soprattutto nella sua forma detta liberale. Le forme del profitto chiamate dal capitale dominante e i suoi mutamenti politici non possono produrre altro che razzismo. I diritti “perfetti” sono quelli sono quelli di cui si può rigorosamente esigere l'applicazione. È così che si può ragionevolmente opporre la forza a chiunque attenti ingiustamente alla nostra vita, ai nostri beni o alla nostra libertà. I limiti di libertà della mondializzazione sono collocati al punto ove questa ha già cominciata a nuocere gravemente alla libertà altrui. Nell'intuire questi pericoli i governi dell'alleanza economica dominante (Stati Uniti ed Europa) più volte avevano boicottato o tentato di boicottare le conferenze cui partecipavano attivamente i Paesi del “terzo mondo” per decretarne in anticipo il fallimento. Gli africani e gli asiatici hanno resistito e, sperando nelle strategie che avevano adottato, cercato di imporre le discussioni proprio sul razzismo moderno, nato dalla “New Economy” mentre le diplomazie occidentali non volevano sentirne parlare. Allorquando si poneva l'accento sui danni della “tratta negriera” (che durò secoli) diventava visibile il fossato che separa gli uni dagli altri. Si parlava di “riparare” i danni: accurati discorsi preparati dai diplomatici stastunitensi ed europei, limitando la questione (con condiscendenza e un evidente disprezzo) al solo “ammontare” delle riparazioni richieste dai popoli anticamente colonizzati e considerati come “mendicanti professionali”. Gli africani non l'intendevano così. Non è questione di soldi ma di riconoscere anzitutto che vi è una diretta associazione fra colonialismo, imperialismo e schiavitù, poi che questi elementi sono ampiamente responsabili del sottosviluppo ma anche del razzismo. Discorsi che hanno provocato l'ira dei rappresentanti delle potenze occidentali. L'Europa, ormai a un livello inferiore nelle gerarchie politiche, non fa altro che mercanteggiare, e a volte pesantemente, le sue influenze con i Paesi poveri considerati come i più indifesi. Rimane di fatto che alcuni paesi del Terzo mondo, complici delle politiche neo-liberali e poco democratici, praticano forme di discriminazioni sociali e razziali, ma non hanno potuto dimostrarsi insensibili all'opinione dominante dei loro popoli, tanto più irritati dall'arroganza delle diplomazie occidentali. Esaminare con parzialità il risultato degli sforzi compiuti durante tanti anni di lotte di liberazione nazionale non è altro che amplificare la retorica del passato e del trionfo effimero. Anzi proprio per l'esaurirsi di questa retorica la contro-offensiva del potere attualmente dominante ha avuto il permesso di insediarsi. Credo si sia entrati in una nuova fase di discriminazione razziale più velata e invisibile che richiede nuovi impegni di liberazione. Ecco che ci si rivela all'occhio come Seattle, Nizza, Goteberg, Genova, Porto Alegre e Durban possano non essere retorica lontana, se maturiamo il bisogno di capire che un fronte unito contro il terrorismo è un inganno senza un fronte contro l'ingiustizia internazionale e sociale. Aristotele avrebbe sostenuto che ci sono schiavi e padroni per nascità. Esiste infatti una specie di schiavitù in virtù di una legge e dell’opinione comune secondo la quale chi è vinto in guerra appartiene al vincitore. Per amor di Dio, vi può essere anche un legame d'amicizia, mantenuto dall'interesse di entrambi; ma una volta spezzato rimane solo quello della forza e della violenza. Ricordiamocelo: per ogni furbo, sopraggiunge sempre un più furbo ancora. Contro questi vecchi padroni che si rinnovano di giorno in giorno, nel mio io mi spingo a dire: «Sarei sincero con me stesso se pensassi che non vi è altra soluzione che prepararci all'esodo ma sarei pessimista con voi. A essere ottimista vi dirò che tutte le nostre risorse - a cominciare, naturalmente, da quelle umane - devono attraversare radicali riforme: quando solo gli avanzi toccano ai Paesi poveri e ai loro cittadini (sì solo gli avanzi) e quando si considerano sempre inferiori (sì ci considerano sempre inferiori anche quando siamo superiori). Vi sono tanti intellettuali ma in maggioranza senza memoria, anche perché a molti fa comoda non averla. Quand'è che i Paesi progrediti agiranno - con se stessi intendo - con un briciolo di prospettiva? Esiste un'educazione complessiva, esiste il senso della misura, le alluvioni stanno riempiendo il lago dei detriti. Ho viaggiato un po’ vedendo tante cose e i parametri della maledetta umanità sono quelli con cui si deve vivere e adattarsi, o forse pensate che noi altri siamo bestie, che noi proveniamo dalle scimmie e voi da Marte? Cercate di darci un esempio un po’ migliore di queste enormi e squallide quantità di immagini televisive, pubblicitarie, che non somigliano a persone reali. Come si fa a cambiare tutto questo? Quando proprio la verità è la prima vittima di ogni guerra e di ogni ormeggio, di ogni discriminazione e intolleranza, si direbbe allora che è il totale modo d'essere che non ci rende giustizia. 17/04/2003 Nasce un "Archivio delle comunità straniere" All’interno del progetto Equal L’immagine degli immigrati in Italia (che ha l’obiettivo di contribuire a migliorare la percezione dell’immigrato in Italia, a valorizzarne la presenza, a favorirne così l’integrazione sociale e lavorativa) è stato costituito l’Archivio delle comunità straniere. L’archivio è inteso a tutelare l’identità di quanti hanno intrapreso la strada dell’inserimento in realtà spesso diffidenti se non ostili, a raccogliere documentazione che testimoni la pluralità culturale della nuova società, a sistematizzare informazioni per rendere fruibili anche ad altri la memoria e la ricchezza di tante storie di immigrazione. I beneficiari diretti sono gli immigrati e le loro comunità: le associazioni straniere – che sono 893, secondo un censimento promosso dal Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) nel maggio 2001 – oltre a contribuire alla creazione dell’archivio con le loro testimonianze, potranno farvi riferimento per la promozione di iniziative sul territorio (mostre, rassegne, manifestazioni culturali). Destinatari altrettanto importanti sono gli italiani – operatori sociali, studenti, insegnanti, amministratori, comuni cittadini – interessati ad approfondire il contatto con gli immigrati ma anche la conoscenza di nuove caratteristiche della società italiana. L’équipe dell’Archivio delle comunità straniere è costituita in gran parte da immigrati, sia a livello di coordinamento che per il lavoro di archiviazione e di raccolta dei materiali. Ciascuno svolgerà la ricerca innanzi tutto all’interno della propria comunità. L’archivio in quanto collettore di documentazione riguardante molteplici aspetti della vita delle comunità straniere – dalla salvaguardia del patrimonio di tradizioni culturali alle forme di adattamento alla nuova realtà – registrerà anche connotazioni persecutorie o xenofobe e forme di discriminazione subite in vari contesti. Sono previste le seguenti azioni. Raccolta di materiali, testi, documenti, fotografie, video, testimonianze e prodotti culturali delle diverse comunità presenti in Italia. Analisi e sistematizzazione dei materiali per comunità/Paese. Registrazione e archiviazione informatica del materiale in questione. Realizzazione di un sito internet di riferimento. Realizzazione di un catalogo ragionato dei materiali archiviati. Promozione e diffusione dei materiali per iniziative locali o nazionali tese a far conoscere culture e realtà delle comunità straniere presenti in Italia e a creare momenti di incontro (mostre, rassegne, seminari, interventi nelle scuole) fra soggetti con caratteristiche etniche, culturali e generazionali diverse. Archivio delle comunità straniere via Tibullo, 11 -00193 Roma /07/2003 Diritto alla salute, Croce rossa e espulsioni di Anna Maria Tonioni (avvocata) Il 30 giugno 2003 sono stata nominata difensore di Hafid Abdelwahab, trattenuto nel Centro di permanenza temporanea di Bologna. Il 21 giugno 2003 all'interno del Centro Hafid ha subito accidentalmente un trauma distorsivo del ginocchio sinistro. Visitato al Pronto soccorso ortopedico dell'ospedale Malpighi di Bologna Hafid veniva dimesso e riportato presso il Cpt con la seguente diagnosi: «sospetta lesione legamento crociato anteriore ginocchio sinistro. Può deambulare con l'ausilio di 2 antibrachiali senza caricare a sinistra» e con la seguente indicazione terapeutica: «ginocchiera di cartone, rimozione e controllo il 3 luglio 2003 per valutazione del ginocchio in ambulatorio ortopedico Malpighi (attualmente paziente addolorato e ginocchio poco valutabile). Seleparina 0,4 fl s.c: 1 fl s.c. al di sotto del controllo medico. Esegua Rmn per studio meniscale e legamenti crociati collaterali». Nonostante le prescrizioni mediche, ad Hafid non sono stati forniti gli antibrachiali (stampelle) né altro idoneo strumento per la deambulazione, con la conseguenza che dal giorno dell'incidente egli è rimasto segregato e immobile nella sua stanza. La Croce rossa, che è responsabile della salute dei trattenuti all'interno del Centro, e che per quell'attività ha stipulato una convenzione di 2.596.663,81 euro, non solo non ha fornito al trattenuto gli strumenti consigliati, ma non ha neppure eseguito alcuna risonanza magnetica, come era indicato nel certificato medico del Pronto soccorso ortopedico dell'ospedale, né si è attivata presso l'ospedale perché venisse eseguita. Durante un incontro tra la sottoscritta ed Hafid, il 30 giugno 2003, questi ha riferito che, nonostante le sue richieste, la Croce rossa ha sistematicamente omesso di assisterlo, e che solo grazie all'aiuto di alcuni altri trattenuti egli poteva recarsi quotidianamente in bagno, trasportato di peso. Quando l'ho incontrato Hafid era 15 giorni che non si faceva una doccia e puzzava. Dal giorno dell'incidente ad allora, la Croce rossa aveva limitato il proprio intervento al trasporto del detenuto, in barella, due volte al giorno, in una stanzetta, dove gli veniva servito pranzo e cena; una volta al giorno, un medico della Croce rossa, gli praticava una puntura sulla pancia. In data 3 luglio 2003, quando il signor Abdelwahab è stato nuovamente visitato presso l'Ambulatorio ortopedia dell'ospedale Malpighi è stato dimesso (e riportato presso il Cpt) con la seguente diagnosi: «(omissis) Non ha eseguito Rmn come consigliato né ha deambulato con due antibrachiali. (omissis) Deve riabilitare il ginocchio attivamente e passivamente. Deve eseguire terapia Gr Seleparina come consigliato». Nella relazione del medico responsabile della Croce rossa all'interno del Cpt in data 3 luglio 2003, si legge: «al signor Abdelwahab è stata nuovamente consigliata Rmn ginocchio sinistro che si ribadisce non possibile effettuare dal trattenuto in questa struttura. Viene altresì consigliata terapia riabilitativa anch'essa impraticabile in loco». Contattata personalmente dalla sottoscritta, la Croce rossa ha confermato, da una parte, di non potere effettuare gli esami prescritti all'interno del Centro, dall'altra di non avere alcuna intenzione di prenotarli presso la struttura pubblica, così omettendo, ancora una volta, di adempiere ai propri compiti. Vista la documentata impossibilità per il trattenuto di eseguire presso il Cpt la terapia consigliata dalla struttura sanitaria e quindi la gravissima, concreta ed attuale lesione del suo diritto alla salute, il 4 luglio la sottoscritta ha richiesto alla Questura di Bologna di voler immediatamente provvedere alla liberazione del trattenuto ed a porre in essere ogni attività per la cessazione della restrizione della sua libertà personale, al fine di garantirgli l'esercizio del diritto alla salute e all'integrità fisica ed impedire l'ulteriore aggravarsi delle sue condizioni psico-fisiche, segnalando che la mancata fornitura al trattenuto degli ausili necessari per la deambulazione, la mancata esecuzione degli esami prescritti sin dal 21 giugno 2003 e, per il futuro, della terapia consigliata sono circostanze idonee a produrre a suo carico lesioni personali e gravi ulteriori conseguenze. L'invito rivolto alla Questura rimaneva lettera morta, e il 7 luglio la sottoscritta riusciva ad avere un colloquio telefonico con il responsabile della questura di Bologna, Ufficio stranieri. A fronte della lamentata mancata esecuzione degli esami prescritti sin dal 21 giugno 2003 e della terapia consigliata, la sottoscritta si sentiva rispondere dalla responsabile dell'Ufficio stranieri con le seguenti parole: «avvocato, l'Ospedale ha solo consigliato quella terapia, e allora? I medici consigliano anche le terme». L'appuntamento richiesto veniva fissato al 14 luglio ore 9. Hafid non è stato curato come doveva per 18 giorni e questa mattina, alle 5, all'alba, è stato prelevato dalla sua stanza ed espulso dall'Italia. un pestato nel Cpt di Bologna racconta testimonianza raccolta da Giusy Mercante Ringraziamo Giusy Mercante dell’emittente “Radio città del capo di Bologna” per averci consentito di utilizzare questa testimonianza da lei raccolta. Cosa ricordi di quella sera? Era il due marzo, verso le dieci e mezza: quella sera pioveva e ognuno era nella sua camera. Ad un certo punto sentiamo delle grida che vengono da fuori. Siamo usciti e abbiamo visto che due di noi, un ragazzo tunisino, rimpatriato poi in fretta e furia per le botte subite, e un russo stavano scavalcando la rete. I carabinieri li hanno ripresi e li hanno consegnati alla polizia. La polizia li ha trascinati per terra e portati nell'ufficio. Dall'ufficio abbiamo continuato a sentire le grida e allora non abbiamo più ragionato: i più arrabbiati si sono arrampicati su una tettoia e hanno lanciato bottiglie… lanciavano tutto quello che trovavano anche i sacchi dell'immondizia. A un certo punto la polizia se n'è andata, credevamo che tutto fosse finito e ognuno è ritornato nelle proprie stanze. Ho visto la polizia anti sommossa entrare dal retro mentre andavo a prendere un caffè. Gli agenti entravano proprio dal campetto di calcio ed erano assieme a Silvano, il supervisore della Croce Rossa. Uno di noi ha detto: non buttate giù la porta, ma qualcuno ha detto: “no, io questa porta la sfondo e sfonderò anche voi” e così è stato. Ci hanno colpito alla testa, io porto ancora i segni, chi ti dà questi colpi (e mi indica una parte nel centro della testa dove sono visibili alcuni punti di sutura) vuole proprio sfondarti il cranio. Mi hanno anche rotto il dito. Poi hanno chiuso la porta e buttato i lacrimogeni. I lacrimogeni fanno male se li buttano in strada, pensa se li buttano in una stanza chiusa senza finestre. Cosa vi dicevano i poliziotti durante il pestaggio? Ci insultavano, ci dicevano anche parole del tipo: «non avete capito che qui comanda la polizia, che questo è un territorio separato dall'Italia, che la legge l'hanno fatta per noi? Non avete capito che possiamo fare tutto quello che vogliamo. Se non volete andare al vostro Paese in carne e ossa vi facciamo andare noi a pezzi, siete dei pezzi di merda...» e poi botte e botte, ci sputavano in faccia. La cosa per me è durata tre ore e mezza o quattro. Un intervento del genere, diventato poi un vero e proprio pestaggio, è sembrato una sorta di punizione verso le rivolte che ci sono state in questi mesi? Secondo me è stata proprio un’azione preparata nei più piccoli dettagli e si è consumata per dare l'esempio agli ospiti del Cpt che quel posto è proprio tagliato fuori dal mondo e che in quel posto solo la polizia detta legge. Noi clandestini, come ci chiamano loro, dobbiamo solo subire perchè come ci dice la polizia non abbiamo diritto a denunciarli. Siamo carne da macello, solo quello.