Nel 1992, in piena guerra, partirono
dall'orfanotrofio "Bjelave" di Sarajevo 46 bambini per essere accolti
in Italia. Non hanno mai più fatto rientro in Bosnia nonostante alcuni
di loro avessero genitori ancora in vita. Tra loro Uzeir Kahvic che
cerca sua figlia da 14 anni. Ora si è appellato al Presidente Ciampi
Prologo
Maggio 1992. L'assedio di Sarajevo è in atto da poco ma e le condizioni
di vita per gli assediati sono già difficili. Così anche per i piccoli
ospiti, orfani e minori con situazioni familiari disagiate,
dell'orfanotrofio "Ljubica Ivezic" (poi divenuto "Bjelave"). La
direttrice dell'orfanotrofio, non potendo più assicurare l'incolumità
dei bambini, chiede più volte che ad essi venga concesso di essere
temporaneamente portati fuori da Sarajevo.
Nel luglio 1992 viene organizzato dalla Prima Ambasciata dei
Bambini PDA (Prva Djecija Ambasada) un convoglio di due pullman che
porterà 67 bambini di Sarajevo, di cui 46 dell'orfanotrofio, verso
l'Italia. I bambini arriveranno ad Ancona via mare, e verranno poi
accolti in due centri: presso il "Mamma Rita" di Monza i 37 più
piccoli, tutti gli altri al centro "Santa Maria" di Igea Marina
(Rimini).
Tra i minori ospitati a Monza, Sedina Kahvic, sei anni. E' a causa
della coriacea volontà del padre di rivederla, che il caso dei bambini
di "Bjelave" torna alla ribalta della stampa italiana e bosniaca.
Uzeir Kahvic finita la guerra, riesce finalmente a oltrepassare la
linea del fronte che divide la sua casa dall'orfanotrofio e arriva per
primo a chiedere di sua figlia. Viene a sapere che è in Italia, la
sente per telefono e le scive subito una lettera, ma in seguito non
riesce ad ottenere il visto per andare a trovarla. La cerca
telefonicamente ancora due volte, ma ne perde le tracce. Difatti con la
fine del conflitto bosniaco tutti i minori ospitati in Italia, anche
quelli con genitori biologici in vita, non rientrano più a casa: nel
1996 vengono avviate le procedure di adozione dei minori. E così anche
Sedina, per la quale nel maggio del 1997 il Tribunale dei Minori di
Milano dichiara lo stato di adottabilità e l'immediata collocazione
presso una famiglia affidataria.
Scripta manent?
Dal momento dell'adozione di Sedina, Uzeir si rivolge a diversi
organismi istituzionali bosniaci e si appella anche alla stampa del suo
Paese. Ma invano, come racconta la giornalista della trasmissione
"segreto pubblico" andato in onda lo scorso 1° febbraio sul primo
canale della TV di Stato della Bosnia Erzegovina: "Uzeir Kahvic, padre
di Sedina, sta tentando da anni di trovare sua figlia".
Ricorda lo stesso Uzeir durante la trasmissione, che aveva
temporaneamente affidato la custodia della figlia al centro "Bjelave" a
40 giorni dalla sua nascita perché rimasto vedovo, senza lavoro e con a
carico l'anziana madre non vedente. Andava a trovare Sedina ogni
settimana. Ma poi scoppia la guerra: con la linea del fronte che divide
la casa di Uzeir dall'orfanotrofio e le linee telefoniche interrotte.
"Fino ad oggi" continua la voce fuori campo della giornalista "Uzeir
non ha mai ricevuto alcuna comunicazione, nè da parte delle autorità
bosniache nè da quelle italiane, perché potesse pronunciarsi in merito
allo status futuro di sua figlia".
La questione è complessa. Da dieci anni pare iniziata una partita a
ping pong, nella quale ogni autorità rimpalla responsabilità, forse
errori, senza dubbio omissioni e silenzi. "Il Ministero degli Esteri
bosniaco risulta essere l'indirizzo al quale le autorità giudiziarie
italiane hanno inoltrato, a più riprese, gli inviti per i genitori
biologici a pronunciarsi in merito allo status dei bambini" recita
ancora la giornalista durante la trasmissione "ma al Ministero degli
Esteri sostengono che tutte le comunicazioni vennero inoltrate nel 1999
al Ministero degli Affari sociali di Bosnia Erzegovina".
Quindi un errore della autorità bosniache? La giornalista chiede a
Zoran Perkovic, l'attuale assistente presso il Ministro degli Esteri se
"può affermare che nessuno degli addetti del ministero ha nascosto tali
ordini". Ma Perkovic di fatto non può rispondere. "Sono in carica solo
dal 2000. Non posso nè negare nè affermare questa ipotesi, e penso si
tratti di ipotesi che si prestano a speculazioni". Sta di fatto che
Uzeir non ha mai ricevuto nessuna delle sei rogatorie che il Tribunale
per i minorenni di Milano ha spedito in Bosnia tra il 1997 e il 1999.
Nel 2000 il Tribunale conclude la pratica di adozione, dichiarando che
l'indirizzo del genitore di Sedina all'estero risulta sconosciuto.
Nonostante, come dichiara Jagoda Savic - rappresentante legale di Uzeir
Kahvic - nel dossier di Sedina ci fossero indicati sia l'indirizzo sia
il recapito telefonico del padre. Perché, si chiede la Savic,
intervistata durante la trasmissione della TV bosniaca, il Tribunale
italiano non ha richiesto, tramite l'Interpol italiana e bosniaca, la
verifica dei recapiti di cui era in possesso? "Penso comunque che non
abbia molta importanza se la procedura è stata condotta secondo la
legge italiana o quella bosniaca. Il vero punto" conclude Jagoda Savic
"è che se un tribunale italiano invia ben 32 ordini giudiziari, la
domanda è dove sono finiti e perché nessuno ha risposto a questi
inviti".
Intanto la procedura va avanti e nel luglio del 2000 i giudici del
Tribunale milanese emettono il definitivo decreto di adottabilità di
Sedina, che viene spedito in Bosnia intestato a nome della madre.
Deceduta nel 1986 e dunque impossibilitata a rispondere. Così la
sentenza diviene esecutiva, e l'indirizzo di Sedina protetto dalla
legge italiana che prevede per i genitori biologici di poterlo
conoscere solo al compimento del 25° anno di età del minore adottato.
Nonostante la legge in vigore allora in Bosnia Erzegovina prevedesse la
possibilità dell'adozione internazionale solo in caso nessuna famiglia
locale (bosniaca) si fosse resa disponibile ad adottare i minori in
questione e comunque solo di minori con età inferiore ai cinque anni.
Possibile che gli organi italiani competenti non ne fossero a
conoscenza?
Commissione per diritti umani presso la Corte Costituzionale
Kahvic continua nella sua battaglia e assistito legalmente da
Jagoda Savic, nel 2004 ottiene una prima vittoria, seppur magra. Nel
settembre del 2004 la Commissione per i diritti umani presso la Corte
Costituzionale di Bosnia Erzegovina con una sentenza dichiara siano
stati violati i diritti umani di Uzeir. "Uzeir Kahvic" racconta la
giornalista della TV bosniaca "e i genitori di un altro minore che
stanno cercando da 14 anni, hanno presentato denuncia contro il Governo
della Federazione e dello Stato della Bosnia Erzegovina, ma invano
seppure la Commissione per i diritti abbia dato loro ragione".
Secondo la Commissione infatti, lo Stato di Bosnia e Erzegovina non
ha fatto tutto ciò che era in suo potere perché si ottenesse il
ricongiungimento famigliare di padre e figlia. La stessa sentenza
riconosce a Uzeir un rimborso del "danno" subito nell'ordine di 3.000
KM (Marchi convertibili: circa 1.500 Euro) e ordina allo Stato bosniaco
di raccogliere la documentazione sul caso Kahvic e rendere possibile l'
incontro tra padre e figlia entro 60 giorni presso l'Ambasciata di
Bosnia Erzegovina a Roma.
Uzeir attende, ma poi decide di rilasciare procura all'avvocato
milanese Silvia Muto, la quale richiede ed ottiene il permesso di
accedere al dossier di Sedina depositato presso il Tribunale dei Minori
di Milano. La Muto, nel mese di novembre del 2005, deposita presso il
Tribunale milanese istanza di autorizzazione dell'incontro tra Uzeir
Kahvic e la figlia. Secondo le dichiarazioni rilasciate recentemente a
Osservatorio sui Balcani da Jagoda Savic, legale rappresentante di
Uzeir, il Tribunale dei Minori risponde in data 17 febbraio rifiutando
tale incontro. Lasciando Uzeir di nuovo a mani vuote.
Ciampi e il Consiglio dei Ministri di Bosnia Erzegovina
Nello stesso mese di novembre Uzeir Kahvic si muove anche su di un
altro fronte: scrive al Presidente della Repubblica Italiana, Carlo
Azeglio Ciampi. Come riportato dall'agenzia bosniaca Fena del 29
novembre 2005, il Presidente Ciampi risponde nel giro di soli quattro
giorni attraverso il Ministero degli Affari Esteri italiano. Nonostante
nella risposta si riporti ciò che già si sa, cioè che "tutte le
rogatorie erano state a suo tempo consegnate al Ministero Affari Esteri
bosniaco tramite l'Ambasciata Italiana a Sarajevo" e quindi che le
procedure per la ricerca dei genitori bioogici da parte italiana erano
state regolarmente seguite, l'interessamento di Ciampi risolleva
l'attenzione pubblica sia in Italia sia in in Bosnia Erzegovina.
Mentre nel dicembre del 2005 a "Chi l'ha visto?", trasmissione di
RAI 3, viene raccontata l'epopea di Uzeir Kahvic all'opinone pubblica
italiana, in Bosnia Erzegovina si arriva finalmente alla discussione
del caso da parte del Consiglio dei Ministri. Durante la seduta del 26
gennaio scorso, viene messo agli atti il caso non solo di Sedina Kahvic
ma "dell'intero caso dei 46 minori dell'orfanotrofio Bjelave accolti
nel 1992 in Italia" e dunque di tutta la documentazione raccolta da una
Commissione speciale d'inchiesta. Il Consiglio dei Ministri decide che
"il Ministero degli Affari Esteri dovrà, attraverso vie diplomatiche,
richiedere al rispettivo Ministero italiano copia di tutta la
documentazione rilevante" relativa al caso dei 46 minori in questione,
ma anche che "il Ministero delle Finanze e del Tesoro avrà il compito
di rendere disponibili i fondi necessari all'ingaggio di un
rappresentante legale italiano" affinché segua gli sviluppi futuri a
nome dell'isitituzione bosniaca.
Ad oggi, 1° marzo, Uzeir Kahvic non ha ancora ottenuto la
possibilità, anzi il diritto, di rivedere sua figlia, come sentenziato
dalla Commissione per i diritti umani del suo Paese.