tavia il basso
grado di apertura dell’economia meridionale ha impedito
che l’aumento pur
ragguardevole delle esportazioni compensasse ade-
guatamente la
crescita fiacca della domanda interna.
Al tempo stesso
nelle imprese manifatturiere il costo del lavoro per
unità di prodotto
è aumentato al Sud, in quegli anni, di un quarto mentre
nel Centro-Nord è
cresciuto di meno (del 18%), sicché la quota dei pro-
fitti lordi
nell’industria manifatturiera meridionale si è sensibilmente ri-
dotta (del 13,5%
contro una diminuzione dell’1,7% nel Centro-Nord).
Stagnazione del
mercato locale dovuta alla caduta degli investimenti,
specie di quelli
in infrastrutture, in presenza di un apporto ancora mode-
sto delle
esportazioni alla domanda globale e schiacciamento dei profitti
industriali sono
stati dunque i due bracci della morsa che hanno stretto
l’economia
meridionale negli anni ’90 impedendole di svilupparsi e di
accrescere le
occasioni di lavoro.
Su questi
risultati mediocri ha influito anche la politica economica sia
per il controllo
esercitato dalle Autorità sul bilancio pubblico e sugli in-
terventi nel Sud
sia per la regolazione del mercato del lavoro. L’orienta-
mento della
politica di bilancio teso a risanare i conti pubblici, afferma-
tosi dopo il
1992, ha colpito la spesa pubblica per investimenti (in infra-
strutture, dunque
incidenti prevalentemente sulle attività di costruzione)
più che la spesa
pubblica corrente: dal 1992 al 1999 il valore aggiunto
delle costruzioni
è diminuito del 20% nel Mezzogiorno, del 2% nel Cen-
tro-Nord, mentre
l’occupazione in questo settore, espressa in unità di la-
voro, si è
contratta del 17% nell’area meridionale rimanendo quasi sta-
zionaria nel
resto del Paese. A causa dell’elevata incidenza delle attività
di costruzione
nel Sud sul valore aggiunto di tutta l’industria (30% nel
1992, contro il
17% al Centro-Nord), la contrazione di questo settore ha
impresso un
impulso deflativo all’intera economia meridionale.
A sua volta la
politica del lavoro, com’è noto, si è ispirata a due criteri
tenuti costanti
fino agli anni più recenti, cioè all’uniformità dei salari
contrattuali
indipendentemente dagli andamenti della produttività nei
diversi territori
e ad una ferma regolazione dei rapporti di lavoro, so-
prattutto delle
procedure di licenziamento. L’aumento più rapido del
costo del lavoro
per unità di prodotto nelle imprese manifatturiere del
Sud è stato
provocato dalla crescita uniforme del salario per occupato
in tutto il
territorio nazionale a fronte di una produttività del lavoro che
in quelle imprese
aumentava, dal 1991 al 1999, più lentamente, di quasi