Capodimonte: la porcellana
La
produzione di porcellane di Capodimonte è stata una delle
attività produttive (insieme con le seterie di San Leucio in
provincia di Caserta) direttamente promossa dai Borbone La
produzione di porcellane artistiche di Capodimonte nasce per
volontà di Carlo III di Borbone, che però trasferì la Real
Fabbrica di Capodimonte a Madrid quando divenne re di Spagna.
Nel 1771 Ferdinando IV, figlio e successore di Carlo,
riportò la fabbrica in Campania, prima nella Villa Reale di
Portici, poi a Palazzo Reale a Napoli. Da allora la fama della
porcellana di Capodimonte si è diffusa in tutto il
mondo.
In tempi recenti, il mutamento della domanda verso
prodotti più commerciali ha fatto sì che si abbandonassero,
nella maggior parte dei casi, gli originari prodotti di
Capodimonte (statuine e piatti) per una produzione più
variegata tra cui, prevalentemente, cestelli di fiori,
bomboniere, oggetti da regalo, ecc.
Alla fine degli anni
'60 c'era stato un tentativo, con la nascita di un'impresa di
dimensione medio-grande (la Mollica), di produrre su scala
industriale, ma, dopo alcuni anni, questa fallì.
L'esperienza, però, non è andata persa: nella seconda metà
degli anni '70 sono sorti numerosi piccoli laboratori di
ex-operai della Mollica e piccole aziende, più flessibili alle
oscillazioni della domanda, mentre altre aziende di medie
dimensioni hanno decentrato parte della produzione.
La
ricerca di spazi più ampi a costi più contenuti ha spinto
alcuni imprenditori ad allontanarsi dalla sede originaria - i
Ponti rossi, una zona di Napoli nei pressi della reggia di
Capodimonte - e a localizzarsi nei comuni vicini dove era
possibile trovare un'area industriale che presentasse in più
il vantaggio di avere un rapido e facile accesso alla rete
stradale.
Nonostante la presenza di alcune figure chiave,
come i fornitori di materie prime o di macchinari, assicuri un
certo collegamento tra le imprese e la circolazione delle
informazioni, tuttavia il non essere localizzate nella stessa
area, l'immersione di molte imprese, l'esistenza di un'ampia
zona di lavoro a domicilio, contribuiscono ad allentare quel
senso di identità che si potrebbe avere sulla base della
ricchezza che direttamente e indirettamente si mette in moto.
Il fatturato complessivo di questo micro-sistema, formato
da oltre 70 imprese (aziende, laboratori e imprese di
commercializzazione), è stimabile intorno ai 50/60 miliardi,
mentre l'occupazione, compreso il lavoro a domicilio, si
aggira sulle 1.500 unità.
In questi ultimi anni si è
verificata una sorta di integrazione versatile tra le
tecnologie più moderne e quelle tradizionalmente usate. E'
stata così introdotta la decorazione a freddo dei fiori in
porcellana, rispetto a quella a fuoco più duratura e con
colori più brillanti. Il risultato ottenuto ha conquistato
nuovi clienti, perché si tratta di un nuovo prodotto più
moderno e di minor costo.
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(1) Fonte:
dati Istat, 1996