25 maggio 2007. Marrakech Lettera di Rbab Amidan In una lettera testimonianza resa pubblica domenica a Parigi una studentessa sahraui dell'università di Marrakech, Rbab Amidan, ha denunciato la brutale repressione di cui sono vittime gli studenti sahrawi nelle università marocchine. Caro Erik, ti scrivo questa lettera nonostante la sofferenza. Stanno succedendo molti eventi sanguinosi nelle università marocchine. Centinaia di vittime e molti arresti, ci attaccano sempre nei periodi di esami, specialmente a fine d’anno. Ad Agadir: Dal 2 maggio fino ad oggi sono accaduti fatti orribili. Gli studenti sahraui sono stati ferocemente attaccati da studenti marocchini, chiamati Amazigh, incoraggiati dal governo. Erano armati di spranghe di ferro (mentre i nostri erano disarmati) ed hanno ferito gravemente un centinaio di studenti sahraui. Alcuni sono dovuti essere ricoverati. Inoltre le forze di polizia marocchina sono penetrate nella zona dell’università in cui vivono gli studenti sahraui, in due riprese, nelle notti del 2 e del 3 maggio, per picchiare selvaggiamente ed arrestare più di 30 sahraui, di cui 5 sono già in carcere. I nomi degli studenti picchiati sono: Erradi Mohamed Erradi Mohamed, Errabeh Otman, Mohamed Salem Elmehdi, Mohemed salem Chrif, Chtouki Abdslam, Mossa Erradi, LwafiRrahel, Brika Haboub, Saed Ba Haddi, Mansour Lefkir, Lbachir Lismaiili, Khaled Rgaibi, Lebloud lhusain, Saiid Laabidi, Ali Laaguig, Hadad Lmehdi, Mrisli Lhusain, Chouiaar Mohamed, Chain Ahmed, Lfilali Mahmoud, Lemberki Salek, Lfilali Sidahmed, Mulay Zain, Maatalla Lefnain, AbdAllah Ddarouich. I studenti detenuti sono: Mraisli Husain, Chain Ahmed, Chouiaar Mohamed, Filali Mahmoud, El Geddari. Gli studenti in condizioni gravi sono: Lakhal Mohamed Fadel e Mouloud Lembarki. A Marrakech: Abbiamo iniziato uno sciopero della fame per rispondere a quello che era successo ad Agadir. Abbiamo fatto manifestazioni di protesta contro il governo marocchino, ma siamo stati attaccati violentemente. Il 9 maggio le forze di polizia hanno fatto irruzione nel campus dell’università durante una di queste manifestazioni. Alcuni studenti sono riusciti a scappare ma quelli che hanno affrontato i marocchini sono stati selvaggiamente picchiati tanto che una studentessa, Sultana Khayya ha perso un occhio ed un’altra, Sumaya Abdeddayem è stata ferita all’addome con un coltello. Personalmente sono stata colpita con una spranga di ferro nelle parti sensibili e con una pietra alla testa. Un altro ragazzo, Abdati, ha riportato fratture ai piedi. Io stessa sono stata battuta con una spranga di ferro nelle parti più sensibili del corpo e colpita al capo da una pietra. Sulla strada per l’ospedale siamo stati di nuovo picchiati selvaggiamente dentro l’ambulanza. Abdati è stato condotto direttamente al commissariato dove è stato ancora picchiato e gettato in una cella senza aver ricevuta alcuna cura medica. Quando Sultana ha chiesto al suo torturatore di smetterla di picchiarla perché non ce la faceva più a sopportare il dolore all’occhio che era stato gravemente ferito e presentava una lacerazione profonda, questo l’ha percossa sull’occhio ancora sano minacciando di bruciarci vive. Siamo arrivate all’ospedale e in uno stato pietoso, circondate da poliziotti. Ci hanno tirato fuori dall’ambulanza prendendoci per i capelli, ci hanno sputato addosso, insultate e schiaffeggiate. Il medico si è limitato a esaminarci superficialmente per verificare se avevamo qualcosa di fratturato e ha bendato l’occhio di Sultana. Successivamente i poliziotti ci hanno rimesso in una camionetta dove siamo state violentate e insultate. Eravamo psicologicamente distrutte. Siamo così arrivate al commissariato di Jamea Lefna, dove siamo state interrogate malgrado il nostro stato di choc, in particolare Sultana. Ho implorato i poliziotti di riportare Sultana in ospedale perché l’occhio perdeva sangue e lei gemeva dal dolore. Ma non hanno fatto niente. Più tardi, dopo ore di sofferenze, hanno detto che l’avrebbero ospedalizzata ma non era vero l’hanno praticamente sequestrata. Siamo state poi interrogate, ma era soltanto per umiliarci, non avendo niente di speciale da chiederci ci hanno solo insultate e sputato addosso. Più tardi ci hanno dato un numero e ci hanno fotografato. Siamo state liberate il 10 maggio. I poliziotti ci hanno seguito per sapere dove eravamo alloggiate. Le nostre abitazioni sono state da loro invase e trasformate in un ritrovo di militari. Alla fine Sultana è stata portata in ospedale in ambulanza e nel tragitto è stata ancora picchiata. Poi l’hanno gettata in una stanzetta vuota dell’ospedale dove sotto la violenza l’hanno obbligata a firmare delle carte. Ha poi subito un intervento tardivo all’occhio che i chirurghi le hanno dovuto asportare, per cui resterà cieca da quell’occhio per sempre. E la polizia continua a tenerla sotto sorveglianza. Quando hanno fatto irruzione nel campus universitario le forze marocchine di polizia hanno arrestato e torturato molti studenti sahraui ed hanno violentato alcune ragazze La maggior parte degli studenti sono poi stati liberati dopo le torture ma 6 di loro sono stati portati in carcere. Si tratta di Rachid Bennou, Dah Mbairik, Aziz Ayt Youssef, Fattah Aydasyya, Mahmoud Lenkitni e uno studente marocchino di cui non sappiamo il nome. L’11 maggio i pochi studenti sahraui rimasti hanno di nuovo coraggiosamente manifestato in segno di protesta contro ciò che ci era stato fatto. Erano appena 20 studenti, di fronte ad un imponente schieramento di forze di polizia che li circondavano. A Casablanca: Per le stesse ragioni si sono svolte manifestazioni anche a Casablanca l’11 maggio in nostra solidarietà. Al pomeriggio le forse marocchine di polizia hanno circondato il campus universitario mentre studenti razzisti marocchini armati hanno fatto irruzione nelle stanze degli studenti sahraui picchiandoli selvaggiamente distruggendo la mobilia e rubando gli effetti personali. Gli studenti sahraui sono stati così dispersi, mentre 7 sono rimasti gravemente feriti e ricoverati in ospedale. I 3 più gravemente feriti sono Swelam Lerzal, che è stato ustionato, Cherkawi Youssef ferito al capo, alle braccia e ai piedi, e Baiban Mohamed Alì anch’egli con ferite multiple. Omar Sayed è anche stato torturato dalla polizia mentre veniva trasportato in ospedale per una ferita da arma da taglio. In ospedale è stato messo in una stanza senza alcuna cura. A Rabat: Le proteste degli studenti sahraui continuano. Abbiamo così perso il nostro anno di studi, il periodo degli esami è passato e la maggioranza di noi ha perso i documenti non avendo così più la possibilità di andarcene. E Sultana ha perso un occhio. Questa è la politica che il Marocco continua a tenere nei riguardi degli studenti sahraui in particolare nel periodo di esami, affinché essi non possano studiare, non possano formarsi e ignorino i loro diritti. Per piacere. Aiutateci. La situazione peggiora sempre ogni giorno di più. . Rbab Amidan. Testimonianza di Bneyna Ment Maatallah ACHTOUKI Nata nel 1989 ad El-Ayoune Studente liceale Partecipavo, con un gruppo di studenti sahraui, ad un sit-in di solidarietà per gli studenti sahraui che studiano nelle Università del Marocco, alle 20 di venerdì 18 maggio 2007, nel quartiere Elfateh. Scandivamo degli slogan come: - Nessuna alternativa all'autodeterminazione - Sahraui, mano nella mano per il sacrificio. Successivamente sono andata al collegio El-Ayoun III, dove si era radunato un gran numero di cittadini sahraui. La piazza era piena. Dopo mezz’ora, molti agente di polizia marocchina, nelle automobili della municipalità di El-Ayoun, ci hanno circondato. Ci siamo dispersi rapidamente. Ho visto un manifestante picchiato selvaggiamente dalla polizia marocchina e ho cercato, col gruppo che era con me, di salvarlo, ma siamo stati accerchiati. Un agente di polizia mi acchiappata e si è messo a colpirmi su tutte le parti del corpo. La cosa più dolorosa è quando mi ha colpita sull’occhio con il manganello. Molto sangue è uscito dal mio occhio, ho perso conoscenza. Gli agenti di polizia mi hanno abbandonata nella strada. Fortunatamente alcuni passanti mi hanno portata a casa. Testimonianza di Sultana Khaya Sidi Brahim ospedale Alantaki, Marrakech. Marocco. “Abbiamo organizzato un sit-in di solidarietà per gli studenti sahraui dell'università Ibn Zohr di Agadir vittime di violenti attacchi. Poi abbiamo organizzato un corteo della facoltà di Diritto, passando dalla facoltà di Lettere per arrivare alla città universitaria Alqady Ayad di Marrakech. Durante il corteo siamo stati violentemente aggrediti da elementi dei vari corpi di sicurezza marocchini, segreti ed ufficiali. Sono stata la prima vittima perché mi hanno preso di mira. Gli agenti mi hanno circondata e si sono messi a pestarmi coi manganelli e con calci prendendo di mira soprattutto il mio occhio. E quando ho detto loro che ero ferita all’occhio, si sono messi sistematicamente a colpirmi proprio l’occhio ferito. La polizia ha poi fermato anche Soumaya Abdedayem, Elkouria Amidane ed Abdelfatah Elyadassya. Siamo stati asfissiati dalle bombe lacrimogene, l'acqua bollente ed un'altra sostanza che non conosco. Anche Said Elouaabane è stato ferito, e quando ho provato a togliergli la giacca che cercava di strapparsi via, mi sono procurata ferite simili a bruciature a causa del prodotto chimico che era sulla giacca. Siamo stati picchiati con manganelli e colpiti con calci. Ci hanno tenuti nella città universitaria malmenandoci per più di 40 minuti, fino a ridurci come dei cadaveri. In seguito ci hanno caricati su un'ambulanza e ci hanno ammanettati. Anche sull’ambulanza hanno continuato a picchiarci, il pestaggio era accompagnato da insulti razzisti. Anche la squadra dell'ambulanza si è unita ai nostri torturatori incoraggiandoli a pestarci, dicendo “uccidete questi Polisario”. Ci prendevano per i capelli sbattendoci la testa contro l'ambulanza. Ci hanno portati verso l'ospedale Ibno Toufail. Benché il mio occhio fosse in uno stato lamentevole mi hanno fatto solo una medicazione. Credo sia stato un infermiere a medicarmi, senza dire una parola. Ci hanno poi condotti al centro di polizia di Jamaâ Elafna. Durante il tragitto dall’ospedale al posto di polizia hanno continuato a colpirci con schiaffi e calci. Arrivati al posto di polizia ci hanno preso le generalità. Alcuni agenti di polizia vicino a noi, insultavano i sahraui, il Polisario ed i suoi dirigenti, soprattutto il suo presidente. Ci hanno detto: “ascoltate la vera storia del Sahara. Il Marocco è entrato per compassione nel Sahara per questo popolo sporco e arretrato”. Due ore più tardi, hanno portato 25 studenti della città universitaria e li hanno obbligati a sedersi di fronte a noi. Hanno portato anche altri 12 studenti sahraui. Eravamo tutti in uno stato pietoso e coperti di sangue. Hanno obbligato i 25 studenti a ridere ed ad applaudire in modo di torturarci psicologicamente. Poco prima di mezzanotte, ho vomitato del sangue, perciò mi hanno trasportata all'ospedale Elmamounia, in un'ambulanza. Il medico che mi ha visitata ha detto loro che viste le condizioni del mio occhio dovevano portarmi all'ospedale Alantaki . Durante il tragitto in ambulanza , mi hanno di nuovo colpito con pugni e calci. Mi hanno messa in una camera con delle donne senza curarmi; circa 20 minuti dopo una squadra di poliziotti è arrivata e prendendomi per i capelli, davanti alle altre donne, mi ha portata fuori dalla sala. Sulla porta della camera ho iniziato a vomitare sangue un'altra volta. Un poliziotto mi ha dato una pedata e mi ha condotto in un'altra camera dove si trovava una donna sola. Dopo due o tre ore, un'altra squadra di 8 poliziotti, in civile, è venuta per chiedermi di firmare dei documenti. Ho risposto loro che non sentivo più le mani e il resto del mio corpo. Uno di loro ha preso la mia mano e ha cominciato a farmi scrivere e firmare dei documenti di cui non conosco il contenuto perché con il mio occhio oramai ridotto a brandelli non riuscivo ad aprirlo per leggere e l'altro in seguito alle percosse si era gonfiato. Mi hanno fatto firmare dei documenti per quasi un'ora. Su questi documenti mi hanno fatto lasciare le impronte . Dopo se ne sono andati lasciando con me due poliziotti che si sono addormentai, uno sul letto a fianco al mio, e l’altro su una sedia. Alla mattina, ho chiesto ad una ragazza che era venuta per vedere sua madre, di chiamare la mia famiglia. Ho scritto il numero di telefono sulla sua mano. Ma quando è uscita, i custodi l'hanno seguita e minacciata. La ragazza è ritornata piangendo per dire arrivederci a sua madre. E quando le ho chiesto di aiutarmi ad andare in bagno, non si è nemmeno girata verso di me. Dopo, mi hanno messa in una camera sola e io ho chiesto ripetutamente di chiamare la mia famiglia. Verso le 11 della mattina, un'infermiera è venuta e mi ha chiesto di acquistare il filo chirurgico perché dovevo essere operata all’occhio . Le ho risposto che tutto il mio denaro era stato confiscato dalla polizia e che dovevo trovare una soluzione per chiamare la mia famiglia o uno dei miei amici. A questo punto un agente di polizia in borghese è venuto e mi ha chiesto il numero che volevo chiamare. Ho potuto contattare così una mia amica che è arrivata poco dopo assieme a molti altri amici e ad un mio parente, ciò ha permesso che potessi essere operata. Il mio occhio è oramai perduto il mio naso è stato rotto, le foto sono senza commento.( vedere il sito ARSO http://www.arso.org).