31 gennaio 2004
prima Giornata
Europea di lotta
per la chiusura dei centri di permanenza
temporanea
per la regolarizzazione di tutti i
migranti
per il riconoscimento del diritto di asilo
per un'Europa libera e meticcia
L’Europa è nata meticcia. Nella prima parte della sua
storia il fenomeno è avvenuto dal nord verso il sud. Adesso avviene
dal sud verso il nord.
L’Europa ha sempre resistito in passato,
fino all’esplosione di infinite guerre. E ha sempre ceduto, fino a
diventare un tessuto fatto di molti fili diversi.
Il 30 novembre del 2002 decine di migliaia di uomini e
di donne provenienti da tutta Italia sono sfilate indignate di
fronte al Centro di Permanenza Temporanea per migranti di corso
Brunelleschi a Torino per chiedere la chiusura di questo e di tutti
i lager. Circa quattrocento persone sono entrate all’interno ed
hanno visto i migranti trattenuti in gabbie, gabbie vere, recinti
per uomini e donne rinchiusi perché privi di un documento atto a
sancire la possibilità di rimanere in Italia.
Rinchiusi in
gabbie in attesa dell’espulsione verso il loro paese d’origine. Per
la prima volta molti occhi hanno potuto vedere e indignarsi. E
raccontare.
Dal 30 novembre molti fatti sono accaduti. Mentre a
Torino si entrava nel lager di corso Brunelleschi, a Lecce venivano
raccolte le testimonianze di alcuni migranti rinchiusi nel CPT
Regina Pacis pestati dalle forze dell’ordine e dal gestore del
Centro. A Bologna analogamente partiva un processo (tuttora in
corso) per violenze da parte delle forze dell’ordine nel CPT di via
Mattei. In Sicilia non si contano gli episodi di violenza sui
migranti e i loro coraggiosi tentativi di fuga. In quasi tutte le
città in cui è presente un CPT ci sono gruppi che portano avanti
azioni di monitoraggio, informazione e denuncia di questi luoghi di
segregazione.
La scorsa estate alcuni episodi hanno dato una svolta
alla battaglia europea contro i lager: durante la giornata
conclusiva del Noborder Camp in Puglia, sono state divelte le reti
del CPT di Bari Palese e alcuni migranti hanno scelto di fuggire; la
stessa cosa è accaduta a Torino il 28 luglio, quando ai migranti è
bastato il sostegno morale dei manifestanti all’esterno di corso
Brunelleschi per decidere di riprendersi la libertà. A Lampedusa il
Gruppo NOCPT del Tavolo Migranti ha iniziato un lavoro di
monitoraggio sul CPT-CPA dell’isola e, contemporaneamente, di
sensibilizzazione e denuncia della condizione dei migranti costretti
alla clandestinità dalle leggi dell’Europa Fortezza.
E' evidente che i Centri non sono altro che fabbriche
dove i corpi dei migranti, sfruttati anche nella loro segregazione,
sono messi a reddito, a un tanto al giorno, per gonfiare le tasche
di imprenditori abili a fare i conti sulle paure indotte
dall'irresponsabilità dei governanti con la complicità dei media.
Nel frattempo, al largo delle coste del Mediterraneo, lungo le linee
che separano l'est dall'ovest, il sud dal nord, nel retro delle
dogane si ingrassa il mercato dei corpi ridotti a merce, perché
l'Europa ha sancito la libera circolazione delle merci ed è solo
come merci che i migranti possono raggiungere il nostro paese, ed in
quanto merci l'Europa di tanto in tanto li rispedisce al mittente:
"rifiutato", "espulso", "avanti il prossimo".
A Parigi, al FSE, la questione dei Centri è stata
posta dalle stesse reti migranti come paradigmatica, perché i Centri
di detenzione per i migranti, più che essere luoghi di eccezione del
diritto, sono oggi diventati dei luoghi normali di repressione, il
punto terminale della catena di condizioni che impongono la
precarietà, la clandestinità, lo sfruttamento dei migranti in
Europa.
Per questo, la lotta iniziata a Torino il 30 novembre
2002, deve trovare un nuovo momento di aggregazione di piazza, in
cui rivendicare tutti i percorsi compiuti: una giornata di lotta ma
soprattutto di comunicazione, in cui ogni realtà potrà trovare un
momento di confronto sulle lotte compiute e su quelle ancora da
compiere, in uno spazio aperto, in cui ogni percorso potrà trovare
la stessa dignità.
A Torino stiamo provando a costruire questa giornata:
non una manifestazione, ma un momento di comunic-AZIONE in cui
potranno confluire e confrontarsi tutte le realtà che in quest’anno
hanno costruito un nuovo terreno di lotta politica per la chiusura
di tutti i lager.