TRASPORTI:COELHO CONFERMA STOP ALTA VELOCITÀ MADRID-LISBONA (ANSAmed) - MADRID, 1 SET - La sospensione dei lavori per la linea dell'alta velocità fra Madrid e Lisbona sarà affrontata nel corso di una prossima riunione fra i ministri delle infrastrutture dei due Paesi. È quanto ha annunciato ieri il primo ministro del Portogallo, Pedro Passos Coelho, durante la sua visita ufficiale a Madrid, la prima tappa di un giro in Europa, che lo porterà anche a Berlino e Parigi. Coelho ha ricordato che la crisi economica che attraversa il Portogallo, costretto a ricorrere ai fondi di salvataggio della Ue e del Fmi, non consente di mantenere la tabella di marcia prevista per il progetto di alta velocità fra Madrid e Lisbona, che lo stesso primo ministro lusitano ha sospeso all'indomani dell'elezione. «È un progetto arretrato che bisogna riformare, ridiscutere con la Spagna e la Ue», ha dichiarato il capo dell'esecutivo lusitano nella conferenza stampa congiunta col premier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero. Passos Coelho ha ribadito che «la priorità» per il Portogallo e la Spagna è migliorare «un corridoio centrale per il trasporto ferroviario merci nella Penisola iberica». Chiomonte, per una vendemmia No Tav Di nuovo dentro il fortino! E lo abbiamo fatto ancora una volta. Stasera, con la passeggiata organizzata per liberare l’uva dell’Avanà, abbiamo dimostrato che il fortino non è inviolabile. Le reti, il cemento, gli alpini, i cacciatori di calabria e le centinaia di agenti delle forze dell’ordine non sono imbattibili, e con metodo e la giusta determinazione, la strada dell’Avanà non è più off limits. Si chiude un agosto straordinario fatto di iniziative continue che neanche a ferragosto hanno visto le truppe rilassarsi per procedere con i lavori di ampliamento del fortino per dirigersi verso l’area del cantiere. E’ vero, abbiamo perso qualche metro, ma la rassegnazione non è cosa da notav ricordiamolo a tutti e ricordiamocelo tutti. Come per i sentieri che percorriamo nella nostra valle, passo per passo, con volontà e la giusta tranquillità possiamo continuare a mettere in crisi quell’apparato militare che in molti danno per imbattibile. Ma sarà così veramente? Evidentemente no, e anche stasera lo abbiamo dimostrato e nei prossimi giorni continueremo. Il fronte si allarga più delle reti e di scontato non c’è nulla. Per la seconda volta abbiamo percorso l’Avanà, scommettiamo che non sarà l’ultima? Scommettiamo che se anche abbiamo perso qualche metro quelle reti non sono così invalicabili? Abbiamo liberato l’uva e denunciato che le vigne devono essere di libero accesso. Giorno per giorno, con la lotta dimostremo che la speranza è alimentata da un sogno, concreto, sempre più concreto. Tra un dirigente e un operaio passano 356 euro al giorno La ricerca delle Acli in occasione dell'Incontro nazionale dedicato al "Lavoro scomposto" mette in luce le forti diseguaglianze retributive tra i dipendenti nel settore privato. Lavoro nero e ostacoli per chi lavora nella ricerca altri punti critici per lo sviluppo del Paese Quanto passa tra lo stipendio medio di un dirigente e la paga di un operaio? Tanto, 356 euro al giorno per la precisione. E ancora: rispetto alla retribuzione di un "quadro", un operaio prende ogni giorno 127 euro in meno. Con un impiegato, la differenza è invece di 22 euro. A fotografare le diseguaglianze retributive sono le Acli all'apertura del 44° Incontro nazionale di studi, dedicato al tema del "Lavoro scomposto". Il Paese delle diseguaglianze. Il rapporto dell'Iref - l'istituto di ricerca delle Associazioni cristiane dei lavorati italiani - mette a confronto le retribuzioni medie giornaliere dei lavoratori dipendenti nelle diverse professioni del settore privato. Rispetto alla retribuzione media giornaliera (82 euro), un dirigente guadagna 340 euro in più al giorno, un quadro 111 euro, un impiegato 6 euro in più. Ma la differenza si amplifica nei confronti di un operaio, la cui retribuzione è di 16 euro inferiore alla media. Peggio di lui solo il lavoratore apprendista, che guadagna in meno 31 euro al giorno. Le donne, rispetto agli uomini, ricevono in media al giorno 27 euro in meno. "I dati mettono in evidenza una divaricazione eccessiva delle retribuzioni - sostiene il presidente delle Acli, Andrea Olivero - che non può non essere presa in considerazione in queste ore in cui si discute di sacrifici per il Paese. Occorre assolutamente ripristinare nella manovra economica il contributo di solidarietà e la misura patrimoniale". Lavoro nero e poca ricerca. Quello sui salari è solo uno dei dati presi in considerazione dalle Acli per mostrare le contraddizioni di un mondo del lavoro "scomposto". Altro punto critico è il lavoro sommerso (12 posti di lavoro su 100 sono oggi irregolari, 18% al Sud e il 27% il Calabria) e i settori della ricerca e sviluppo. I lavoratori della conoscenza nel settore privato in Italia sono poco più di centomila, di cui 35mila ricercatori, 41mila tecnici e 24mila altri addetti alla ricerca. Nel confronto con altri Paesi a sviluppo avanzato, si nota che in Giappone il totale degli addetti è quasi sei volte superiore (683mila), tre volte in Germania (341mila). Atipici: non solo giovani. In Italia, quasi un lavoratore su quattro (23%) ha un'occupazione "non standard", ovvero non a orario pieno e non a tempo indeterminato: il 12%, pari a 2milioni e 700mila individui, è un lavoratore a tempo parziale, mentre l'11% è un atipico (tempi determinati e collaboratori). Il lavoro a tempo parziale interessa maggiormente le donne: le lavoratici part-timer sono un 1milione e 800mila. Per gli atipici il rapporto di genere è pressoché pari, mentre l'età evidenzia una buona quota di giovani (39%), ma soprattutto un'elevata percentuale di adulti (il 48% degli atipici ha tra i 30 e i 49 anni). Un milione e mezzo di scoraggiati. A livello europeo l'Italia fa parte del gruppo di Paesi nei quali i disoccupati di lunga durata (almeno 24 mesi) superano il 45% del totale dei disoccupati. Parenti stretti dei disoccupati di lungo corso sono quella quota di inattivi che si è soliti definire "scoraggiati", ovvero individui disponibili a lavorare ma che dichiarano di non cercare lavoro perché sfiduciati rispetto alla possibilità di ottenere un impiego. In Europa questo dato continua a oscillare attorno al 4% (sul totale degli inattivi) e sembra essere in moderata crescita per l'anno 2010 (4,6%). In Italia invece il dato è più del doppio e tra il 2009 e i 2010 è cresciuto di quasi un punto percentuale, arrivando al 10%. Nel complesso gli scoraggiati rappresentano 1 milione e mezzo di persone, in gran parte concentrate nelle regioni meridionali.