testata Home News Live Link Shop Audio Forum Contatti Articoli Interviste Recensioni Cd Recensioni Concerti Recensioni Libri Recensioni DVD Archivio fotografico Kocani Orkestar Tradizione orale e mimetismo musicale di Michele Coralli Mukalo Production è il nome di una piccola organizzazione di Bruxelles che da sei anni promuove gruppi zingari provenienti dai Balcani, come i macedoni Kocani Orkestar o i rumeni Taraf de Haïdouks. Hanno al loro attivo l’organizzazione di un gran numero di concerti in tutta Europa e anche delle pubblicazioni discografiche. Non essendo possibile rivolgere le nostre domande direttamente ai membri dell’ormai nota orchestra di fiati macedone, a causa di impedimenti linguistici e della ben nota diffidenza zingara nei confronti dei giornalisti, abbiamo chiacchierato con Sylve Passaqui del management. Prima di tutto diamo qualche coordinata: Kocani è una città macedone di circa 40mila persone a pochi chilometri dalla frontiera bulgara. I componenti dell’orchestra vivono nei sobborghi della città, dove esistono intere zone abitate dalla comunità zingara, come avviene in molte delle città dell’Est europeo. Quale importanza godono i musicisti zingari all’interno della società macedone? "I musicisti sono molto rispettati, soprattutto Naat Veliov, il leader e trombettista del gruppo, che, avendo suonato come session-man in televisione, è molto conosciuto in tutta la Macedonia. Comunque il discorso vale per tutta la comunità zingara che è molto ben integrata nel tessuto sociale." La musica della Kocani Orkestar scaturisce da un rimescolamento di diverse tradizioni, ad esempio prende molto dalla musica turca. "Anche etnicamente sono molto rimescolati. Infatti sono zingari islamizzati dagli ottomani e la loro prima lingua è il turco. Ma le influenze sono assai diverse. La cultura macedone è molto vicina a quella bulgara, ma, allo stesso modo, ci sono influenze serbe e rumene che vengono dal Nord. Tutto rientra nella modalità, tipicamente zingara, di mischiare tutto. I Rom sono partiti dal Rajasthan e, attraversando diversi paesi, hanno assorbito moltissime tradizioni musicali, specialmente dall’area balcanica. Hanno tratto elementi dalla musica tradizionale rumena e ottomana, come nel caso delle fanfare militari. Tutti i diversi gruppi rom hanno però una identità musicale definita che si può ritrovare nell’uso delle percussioni, nel tipo di melodia e in certe canzoni che vengono condivise all’interno di diversi repertori, come, ad esempio, quello degli zingari che abitano alla frontiera di Perpignan, tra Francia e Spagna. I giannizzeri turchi arruolarono nell’esercito un gran quantità di zingari e li utilizzarono soprattutto come musicisti nelle bande militari. Gli strumenti che l’orchestra oggi utilizza sono i medesimi delle bande musicali di una volta, ma questi riproducono suoni che ricordano strumenti popolari diffusi fin in Azerbajdzian o in Afghanistan, come la zoúrna [oboe popolare n.d.r.] o il tapán [tamburo bipelle suonato con bacchette sottili, n.d.r.]. Nella Kocani Orkestar il modo di percuotere il tamburo ricorda la prassi tradizionale, così come la tromba e il sassofono rimandano all’oboe tradizionale." Nell’Orkestar si può anche riscontrare un’influenza jazzistica. Penso in particolare alla prassi di scambiarsi i soli tra le trombe, la fisarmonica e il sassofono. "Sì. Gli arrangiamenti sono opera di Naat Veliov, che ha vissuto in Germania e ha suonato in gruppi jazz per tre anni. A lui piace avvicinarsi al jazz di tanto in tanto." Che tipo di background hanno gli altri musicisti. Come hanno imparato a suonare? "Hanno studiato da soli, alla maniera zingara: di padre in figlio. Solo il fisarmonicista ha imparato a leggere la musica, mentre Naat Veliov, attraverso le esperienze in ambito jazz e in televisione, è entrato in contatto con diversi tipi di musica moderna." Così la musica non viene mai scritta. "No, è musica di tradizione completamente orale. È significativo ciò che è accaduto con Vinicio Capossela. Lui voleva una canzone scritta dall’orchestra da eseguire durante i suoi concerti. Invece l’orchestra ha preso tre dei suoi pezzi e li ha completamente riarrangiati. Dopo un giorno di prove li hanno suonati insieme dal vivo e registrati, ma l’intero lavoro si è basato sul buon orecchio dei musicisti, più che sulla loro capacità di leggere la musica." E chi decide gli arrangiamenti? "Naat lavora da solo, programmando nella sua testa tutti gli arrangiamenti, poi coordina gli altri musicisti." Questo tipo di musica gode di una certa fortuna oggi anche per merito del film di Kusturica, Underground, anche se la Kocani non c’entra nulla con la musica di quel film... "Infatti non è lo stesso gruppo che suona nel film. È vero che sull’onda del successo di quel film abbiamo avuto la possibilità di farci vedere. Ma è nato successivamente un fraintendimento sulla partecipazione alla registrazione della colonna sonora di Underground. Il repertorio che Goran Bregovic ha riarrangiato è esattamente quello macedone, ma il gruppo di ottoni non è la Kocani, anche se provengono da un villaggio vicino. Naat invece aveva partecipato alla colonna sonora del film Il tempo dei gitani." Di quanti dischi si compone la produzione discografica dell’orchestra? "Al momento ci sono solo due dischi. Il primo è del 1992 ed è stato pubblicato da una piccola etichetta di Parigi, la Longue Distance. Il titolo è Kocani Orkestar Gipsy Brass Band, ma è di difficile reperibilità. Il secondo, L’Orient est Rouge, è appena uscito. La differenza tra i due dischi è che il primo è stato registrato a Parigi in un pomeriggio. Il secondo in quattro giorni in Macedonia. In questo caso abbiamo potuto invitare alcuni musicisti: un suonatore di darabukka (tamburo monopelle, n.d.r.) due tapán e una zoúrna." Il titolo, L’Orient est Rouge, cosa significa? "Si tratta di una vecchia canzone comunista cinese, probabilmente scritta da un compositore francese, che poi divenne un grosso successo pop in Yugoslavia ai tempi di Tito. Ma non conosce la vera storia di questa canzone. Purtroppo nel disco è stato difficile avere delle note esplicative per ogni pezzo, soprattutto perché nell’orchestra non c’è la consapevolezza di una elaborazione storica del loro repertorio. Il loro approccio, come ho già detto, è molto istintivo, specialmente per quanto riguarda la trasmissione del patrimonio musicale e ciò non ti aiuta molto nel tracciare l’evoluzione di un repertorio. Il giorno in cui avremo il tempo, andremo a ricercare le origini di ogni melodia e canzone. Forse allora saremo in grado di pubblicare un libro, chissà..." da: "Auditorium reviews", n.2, 1997 © Auditorium Edizioni / Michele Coralli Su am: vedi la recensione dello spettacolo "Antigonä" Su am: vedi la recensione di "L'Orient es rouge" della Kocani Orkestar Transteatro e Kocani Orkestar Antigonä (adattamento da Bertold Brecht) MilanoOltre, 24-26 ottobre 1997 di Michele Coralli Se l’Antigone di Soflocle è diventato l’antonomasia della violenza del potere e se l’adattamento di Brecht non si discosta affatto da tale modello, attualizzando un’antica tragedia e ponendo questa nella sua contemporaneità, allora questo adattamento dell’adattamento non può che essere un’ulteriore rafforzamento dell’idea che condanna la tirannide e del mezzo attraverso il quale si manifesta, cioè l’uso della violenza. Così l’Antigonä messo in scena dalla compagnia Transteatro al PortaRomana di Milano, nell’ambito della rassegna di teatro sperimentale Milano Oltre, si muove su linee parallele alla storia di questi anni, mettendo in primo piano - anche se non in maniera dichiarata - la tragedia balcanica e la ferocia dei capi popolo che l’hanno causata. Nella rappresentazione tiranni e oppositori vengono eretti sui baldacchini fatti di assi e tubi, per meglio tracciare la distanza tra coloro che innalzano i propri capi e i capi stessi, veri artefici del destino della collettività. La presenza della Kocani Orkestar, non crea semplicemente un’emozionante tavolozza di colori, bensì diventa una colonna strutturale e strutturante dell’architettura dello spettacolo. La sua funzione è quella di amplificare gli interventi del coro della tragedia greca e di sottolineare i momenti collettivi dell’azione teatrale durante i quali gli attori si muovono convulsamente, articolando movimenti nevrotici e irreali. La musica suonata durante una rappresentazione teatrale dal vivo, sul palco, segue una tradizione che si riallaccia al teatro greco antico. In questo caso la musica, che si avvale degli arrangiamenti del leader e trombettista del gruppo Naat Veliov, diventa un evento che crea uno spettacolo nello spettacolo. Il suono viscerale degli ottoni e del tamburo coinvolge profondamente il pubblico che rimane catturato dalla visionarietà e dalla liricità delle note chiassose dell’orchestra, che si muove in continuazione fino alla sua uscita di scena, assolutamente d’effetto. Dopo gli applausi e qualche bis i musicisti si trasferiscono nel foyer per ritrovare la dimensione a stretto contatto con il pubblico, più consona allo spirito del gruppo. Musica e teatro sono sempre state sorelle, ma oggi la partecipazione di un orchestra di otto elementi, invece della solita diffusione musicale da dietro le quinte, diventa un fatto rilevante, soprattutto per il movimento che riesce a creare. La tal cosa riesce bene a chi del movimento ha fatto una ragione esistenziale, come i nomadi suonatori della Kocani. da: "Auditorium reviews", n.2, 1998 © Auditorium Edizioni / Michele Coralli Su am: vedi l'intervista a Kocani Orkestar Su am: vedi recensione di "L'Orient es rouge" di Kocani Orkestar Kocani Orkestar "L'orient est rouge" (Cramworld, Craw19, 1997) di Michele Coralli Seconda uscita discografica del gruppo dai tempi dell'introvabile primo disco del 1992. Finalmente si possono assaporare quasi settanta minuti della bellissima fanfara macedone. La produzione lascia intatti tutti i tipici colori e tutte quelle sfumature che si ha avuto modo di ascoltare dal vivo. Il suono chiaro e brillante delle trombe e del sax risalta sugli ombrosi ostinati delle tube che, seguendo tessiture ritmiche spesso dispari o che fanno leva su un generoso uso delle sincopi, forniscono il colore balcanico del quadro orchestrale. Spesso la testura dell'organico contrappone le parti, mettendo in evidenza colori e registri contrari: alla tromba che intona melodie modali ricche di abbellimenti e decorazioni, assieme all'oboe popolare turco (la zurna) o alla fisarmonica (unico strumento temperato dell'orchestra), risponde in modo antifonale un tutti, arricchito dai registri bassi delle tube. Le continue ripetizioni tematiche producono un effetto quasi ipnotico, affermato con forza durante i soli e le lente introduzioni che esordiscono con l'esplorazione melodica attorno all'unico centro salmodico, secondo prassi assi diffuse in tutta la musica strumentale popolare a carattere semi-improvvisativo dell'area balcanica e mediorientale. Le origini del materiale presentato in L'Orient est rouge si perdono nei repertori delle danze tradizionali bulgare, rumene, serbe, macedoni: ma, allo stesso tempo, si rintracciano legami con le più moderne rumbe, con le marce militari turche o addirittura con certi stilemi jazzistici da big band. Il tutto viene elaborato con estrema disinvoltura, filtranto attraverso una modalità orchestrale fortemente connotata dallo stile zingaro e riproposto senza le ipocrisie di certa musica falsamente etnica. Manca purtoppo nella confezione un libretto che ci illumini maggiormente questo universo musicale. Per ora sappiamo che l'Oriente è rosso, ed è anche molto vicino a noi. © altremusiche.it / Michele Coralli alone at my wedding fter their adventures alongside the Taraf de Haïdouks (on the acclaimed and awarded "Band Of Gypsies" album), the mighty Macedonian brass band continue to broaden their scope in this exciting album devoted to Gypsy wedding music. Music With their new, expanded line-up, mighty Macedonian brass band Koçani Orkestar are wilder than ever, getting the entire audience up on their feet & dancing at every concert. Their music is still based on Gypsy tunes from various parts of the Balkans and on Turkish/Bulgarian rhythms, with a sprinkle of Latin flavour... but this album is particularly devoted to the repertoire played by Gypsy bands during wedding celebrations in Macedonia. This enables the Koçani Orkestar to transcend the strict boundaries of the brass band genre : half of the tracks showcase the vocal talents of their two new singers (charismatic, young Aljur Azizov and accordionist Zlate Nikolov), and there are several small ensemble pieces featuring instruments such as darbuka, banjo and clarinet. The band's popular trademark thundering style is present as ever, with its powerful rhythm section (drummer + four tubas) which rocks like a mutant Balkan funk band, and its wailing, passionate soloists (Ismail Saliev on sax, Turan Gaberov on trumpet and Deladin Demirov on clarinet).