mercoledì, 12 settembre 2007 Quando la politica affronta e risolve i problemi di tutti i cittadini! cagliariDopo la sentenza del TAR dell'Emilia Romagna, arriva un'altra notizia dalla Sardegna. Sarà un caso o forse è il vento che sta cambiando? Una legge bipartizan (è firmata da Luciano Uras, capogruppo di Rifondazione. Carlo Sanjust di Forza Italia e Alessandro Frau, Progetto Sardegna e presidente della Commissione Diritti civili) nella proposta – che indica una serie di interventi regionali (nella disciplina e nelle risorse) e locali (nella gestione) “a favore delle minoranze etniche nomadi” è stata illustrata ieri in conferenza stampa. Riguarda soprattutto le comunità Rom, la cui presenza costituisce un innegabile problema di convivenza (diverse trazioni socio-culturali, diverse abitudini, spesso conflittuali, con le popolazioni ospitanti) e richiede un reciproco impegno per superarlo. Il nodo da sciogliere – ha detto l’on. Uras – è quello dell’inclusione sociale e del diritto di cittadinanza. I Rom sono cittadini europei (c’è, in proposito, un richiamo dell’Ue), i loro diritti (individuali e di comunità) vanno difesi anche attraverso un “protocollo” di relazioni al quale la proposta accenna, basato sulla corresponsabilità (ad esempio nella cura, nel mantenimento e nella salvaguardia del bene pubblico loro affidato per elevare la vita sociale) senza dimenticare, tuttavia, che va tutelata anche la comunità che li ospita. La proposta arriva in un momento delicato per la società multirazziale sarda, sottoposta allo stress dell’immigrazione clandestina ed ai problemi di ordine pubblico, ai quali, prevalentemente, legano le presenze degli “estranei” ai nuclei originari. Le dure decisioni contro i lavavetri prese, in Italia, da alcuni Comuni di ampia tradizione democratica sono forme di esasperazione ma, anche, il segnale di una diffusa insofferenza verso tutto ciò che rischia di sovvertire le regole sociali. La Sardegna – ha detto l’on. Frau – vuol dare una risposta diversa dalla istituzione di campi nomadi, che spesso precipitano verso il degrado (anche igienico) e vuole favorire il processo di integrazione di comunità in parte interessate, pur senza disperdere la loro identità, a “raffreddare” il nomadismo. Di qui il problema della stabilità di alcune famiglie, del loro accesso alla casa, di un processo di osmosi con la società ospitante. Nell’isola i Rom sono un migliaio; ciò comporta un onere anche finanziario che i Comuni difficilmente riescono a sostenere. Lo ha ricordato l’on. Sanjust, sottolineando come i 600 mila euro del bilancio del Comune di Cagliari (“una cifra enorme”) siano affatto insufficienti a gestire il problema. La proposta di legge prevede la possibilità di trasferire agli enti locali altre risorse per venire incontro “alle giuste esigenze dei nomadi”. Diritti sì, ma anche doveri, dunque, e rispetto delle regole generali del Paese, dalla sanità all’istruzione, dal decoro urbano alle attività artigianali, all’insegna di una “collaborazione”, sottolinea Sanjust che deve semplificare il percorso agli amministratori locali. Una legge, che, ha detto Cugusi, consigliere comunale di Cagliari (Prc), vuole essere un segnale di civiltà. La peggior etichetta possibile sarebbe quella di farla passare semplicemente per una legge dei campi nomadi ... p giovedì, 13 settembre 2007 Il sindaco di AN di Reggio Calabria ed i Rom 2PVMentre una certa parte del centrosinistra da un lato dichiara la condivisione al modello educativo di “Don Milani” e dall’altro caccia i rom, relegandoli in mega campi, futuri ghetti e lager, altri sindaci, iniziano a rimuovere concretamente quegli ostacoli che ompediscono la convivenza tra gruppi minoritari, come quello dei rom e la società maggioritaria. E’ di queste ultime ore la notizia dell’accordo con una cooperativa rom e l’Ente Locale da parte del Sindaco di Reggio Calabria Scopelliti. Per alcuni è “Peppe Show”. Per altri un post-fascista, quello del “credere-obbedire-ballare”. Ma su certi argomenti il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, non ha alcuna voglia di scherzare. E, in tempi di strette di centrosinistra su mendicanti e lavavetri, avanza politiche e argomenti degni di un esponente “radical”. “Invece di darci galloni da sceriffo, dice il primo cittadino, Roma ci deve dare le risorse e gli strumenti per incentivare lo sviluppo. Per cambiare veramente le cose bisogna dare lavoro ai disoccupati e tutelare le fasce deboli”. Non è tutto. Il primo cittadino preannuncia infatti “un nuovo accordo per realizzare iniziative tese all’integrazione delle famiglie nomadi sul territorio”. Parole che non devono stupire. Scopelliti ha appena provveduto a stabilizzare la convenzione di una cooperativa di nomadi che si occupa di riciclaggio dei rifiuti ingombranti. E promette altri posti di lavoro. “La cooperativa si chiama “Rom95” e ha cominciato a operare nel 2001, fornendo al comune servizi saltuari. “Siamo riusciti a trasformarlo in un rapporto di lavoro continuativo. Ora intendiamo rafforzare con forme di lavoro temporaneo il coinvolgimento di giovani disoccupati Rom per dare sempre più forze a questo percorso di integrazione”. Così, quattordici Rom per altrettante famiglie sono già da oggi in grado di vivere del proprio lavoro. “Dopo lo sgombero di 70 famiglie dalla cittadella del quartiere 208, i passi da fare sono ancora molti – ammette il sindaco -. Ma intanto a ognuna delle 58 famiglie regolari è stato dato un alloggio dignitoso e assistenza sociale quotidiana. Li chiamiamo nomadi, ma sono persone che vivono qui da vent’anni o più”. Scopelliti non se la sente però di criticare le strette sulla sicurezza invocate da Sergio Cofferati e da Leonardo Domenici. “Questi argomenti, dice il sindaco di An, non sono di nessun colore politico. Oggi i sindaci di centrosinistra si rendono conto finalmente che la gente chiede sicurezza. E come sindaci dobbiamo avere le risorse e gli strumenti giuridici per garantirla”. giovedì, 13 settembre 2007 Un minuto di silenzio per ricordare Eva, Danchiu, Mengji, Tutsa La Segreteria del Comitato Rom e Sinti Insieme, riunita oggi a Bologna, ha aderito all'iniziativa del Comune di Livorno che farà osservare a tutta la città un minuto di silenzio, all'inizio del funerale di Eva, Danchiu, Mengji e Tutsa, i bambini rom morti nel rogo diLivorno. Invitiamo tutti i Rom e i Sinti e tutte le persone che si vogliano unire al dolore dei famigliari di osservare un minuto di silenzio, a partire dalle ore 11.00 di domani 14 settembre 2007. Le ossequie si terrano nella Cattedrale di Livorno, con rito ortodosso. Ai funerali saranno presenti anche il sottosegretario di Stato romeno, Gruia Bumbu, e decine di autorità politiche provenienti da tutta la Regione. TRAGEDIA ROM DI LIVORNO: UN PO' DI CHIAREZZA Quattro persone in cella perché non hanno residenza per gli "arresti domiciliari" di Paola Bolelli e Sergio Bontempelli (Africa Insieme, Pisa) Il rogo di Livorno, dove hanno trovato la morte quattro bambini di una comunità Rom rumena, rischia di essere ricordato solo come un episodio dai contorni poco chiari. Pesa, nell'opinione pubblica, il sospetto di un comportamento superficiale dei genitori, l'idea che forse quei bambini sarebbero ancora vivi se gli adulti si fossero prodigati nelle operazioni di salvataggio. Conosciamo bene le famiglie Rom coinvolte nell'incendio, e abbiamo seguito l'intera vicenda sin dal primo giorno: per questo, crediamo di poter dare il nostro contributo affinché almeno i lettori di Romano Lil possano avere ulteriori chiarimenti. Tra interrogatori, indagini, difficoltà di traduzione, pregiudizi, pettegolezzi e dubbi ci sono alcune verità che stentano ad emergere. Una di queste verità è che ci sono quattro persone costrette a stare in una cella non in quanto criminali ma perché, non avendo una casa, non possono chiedere gli arresti domiciliari. Vogliamo sperare che, grazie anche all'intervento del Comune di Livorno, si trovi nei prossimi giorni un luogo di accoglienza idoneo per farle uscire, in attesa del processo. Queste persone, vogliamo ricordarlo, hanno perso in una notte tutto ciò che avevano: la loro abitazione pur così precaria, i documenti, i vestiti, i soldi, tutti i loro effetti personali. E, soprattutto, hanno perso i loro figli, dei quali - come ci hanno ricordato più volte - non rimane neppure una foto. Non riteniamo buonismo sottolineare il dolore veramente immenso di chi ha perso in una notte una vita intera. Altro dato di fatto, avvalorato dal GIP, è che i genitori stavano dormendo con i bambini, hanno sentito delle urla e delle minacce, sono usciti dalle baracche per proteggere i figli da quella che loro hanno percepito come aggressione, e le baracche hanno preso fuoco. Ovviamente, la Magistratura deve proseguire le indagini ma, allo stato attuale, non ci sono elementi per gridare all'abbandono di minore: infatti tale accusa è un capo di imputazione e non una condanna. Quello che preoccupa è la saldatura tra questo capo di imputazione e le dicerie sugli zingari che rubano i bambini o li abbandonano al semaforo. È necessario anche fare chiarezza sull'ipotesi dell'attentato di matrice razzista o xenofoba. Si tratta, ovviamente, di un'ipotesi sconvolgente: se venisse confermata si tratterebbe di uno dei più gravi attacchi razzisti degli ultimi anni, ed è perciò comprensibile che, prima di raggiungere una simile conclusione, la magistratura vagli ogni indizio, ogni testimonianza. E tuttavia, molti elementi spingono a ritenere più che attendibile l'idea di un attentato. Le fiamme si sono sviluppate all'improvviso, con una violenza che sembra escludere l'ipotesi di un incidente. Una candela accesa, un mozzicone di sigaretta, un piccolo fuoco spento con disattenzione possono, certo, incendiare delle baracche di legno: ma le fiamme si propagano in tempi relativamente lenti, non provocano un rogo violento ed improvviso. Perché si produca un "muro di fuoco" così alto da lambire la strada sopra il cavalcavia, è necessario invece l'innesco di materiale infiammabile: e l'ipotesi di una bombola del gas rimasta aperta è stata ampiamente smentita, perché nessuna traccia è stata trovata sul posto. Non a caso, il Giudice per le indagini preliminari ha accreditato l'idea di un'aggressione di matrice razzista, e ha chiesto agli inquirenti di proseguire le indagini in questa direzione. C'è infine un ultimo elemento che vorremmo evidenziare. Le famiglie coinvolte nell'incendio erano state, nei mesi scorsi, ripetutamente sgomberate da diverse città della Toscana. È, adesso, ancora più evidente che l'emarginazione sociale, il passare di sgombero in sgombero, non sono delle soluzioni. Death of Roma children sparks a debate in Italy By Elisabetta Povoledo Published: August 14, 2007 E-Mail Article Listen to Article Printer-Friendly 3-Column Format Translate Share Article Text Size ROME: The death of four Roma children in a fire over the weekend has sparked a national debate over the widespread discrimination against the ethnic minority population in Italy. The tragedy also revealed Italy's social and political shortcomings in terms of integrating the Roma - who number about 120,000 here - according to activists. "If we're to understand these deaths, we have to look at the policies that have created the housing conditions in which Roma are forced to live, as well as a more general political and institutional indifference," said Nazzareno Guarnieri, who is a Roma and part of a Gypsy association that groups various Roma and Sinti associations. "There is racial hatred. And no political will to support this minority and provide what's necessary to improve living conditions." Piero Colacicchi, president of a group that monitors human rights in Italy and works with the European Roma Rights Center, which is based in Budapest, said: "Some 10 Roma have died in Italy during the last six months because of the terrible situations in which they've been forced to live. This is a massacre. Someone has to take responsibility." Four children, aged 4, 6, 8 and 11, from two families were killed when the shacks in which they lived on the outskirts of Livorno burned to the ground late Friday night. Their parents, two couples originally from Romania, were arrested after the fire, and a judge is to rule Wednesday on whether they will be released. Police officials in Livorno said the cause of the fire was still under investigation. Today in Europe Russia's designated prime minister hints at presidential run Trial of 'Chess Board Killer' begins in Moscow Villepin questioned in alleged smear of Sarkozy Television images of the burned-out barracks under a concrete bridge, the anguish of the relatives, and the generally dismal conditions of the campsite shocked Italian commentators into soul-searching mode. "Camps that one time were referred to as nomadic are being transformed into favelas, shantytowns for desperate people that bring to mind South America or African cities," wrote Vincezo Cerami in the Rome newspaper Il Messaggero. Only one law prevails, he wrote Sunday - that of survival. Polemics were sparked after Social Solidarity Minister Paolo Ferrero accused local administrations of not doing more to provide adequate assistance to the Roma. Then Prime Minister Romano Prodi said the Roma question was a "political problem" that had not been worked out at a European level. "Europe has resolved many inter-ethnic problems, but the question of the Roma is a terrible complication," Prodi said, according to various newspaper accounts. "Italy is less prepared because the phenomenon is more recent here." About half of Italy's Roma are also Italian citizens. "Prodi says that it's an EU problem," Guarnieri said. "The fact is that the EU has passed a series of rules that Italy had not applied or respected. Many times Roma organizations have protested these failings. "It's not a question of whether the government was on the left or the right. All political parties have tended to ignore questions that affect us." Last June, the European Commission sent a formal request to Italy - as well 13 other member states - to fully implement EU rules banning discrimination on the basis of race or ethnic origin. Italy has until the end of September to respond. "We have seen that the integration of Roma is a problem in several member states, not just in Italy," said Katharina von Schnurbein, the EU's spokeswoman on employment, social affairs and equal rights. A Council of Europe report on the protection of national minorities in Italy recommended in 2005 that Italy recognize the Roma, Sinti and Travelers as historical linguistic minorities. It has not done so yet. The report also said that these minorities faced widespread discrimination in Italy in terms of education, health care, employment and housing, and chided Italy for isolating Roma in camps with deplorable living conditions. It also pressed the government to develop "a long-term comprehensive strategy of integration with particular emphasis on education." Michael Guet, head of the Roma and Travelers Division at the Council of Europe, said, "Many policies are done at a regional or local level, and that is problematic. With no national legislation for better integration, you get a very confusing situation, with different norms, different rules in different cities and no comprehensive approach or framework to work within." Activists point out that the social policies that have been implemented at a local and national level - the construction of camps away from the city centers - have been ineffectual and have worsened the lives of those forced to stay there. "The ghettoization of part of the population is not acceptable to Council of Europe standards," Guet said. Others note that the camps reinforce negative images. "The image of Roma is terrible in part because of ancient prejudices but also because they are forced to live in camps," said Colacicchi, the human rights activist. "These are people who have rights as European citizens, but governments continue to discriminate."