21/07/2013 06:02 Rifiuti all’estero. Bastonata da 40 milioni Per il nuovo sito tre opzioni: Selvotta, Tor Tignosa e Torretta. Tutte a Roma sud RIFIUTI: APERTA DISCARICA S. ARCANGELO,SITUAZIONE TRANQUILLA La gestione dei rifiuti nel Lazio rischia di diventare un’emergenza anche economica. Assieme all’individuazione e all’allestimento della nuova discarica, infatti, lo stesso sindaco Ignazio Marino ha confermato, ieri, di «lavorare per il trasferimento delle eccedenze al nord, Italia o Europa». Via mare, è possibile, qualora si riuscisse a limare il veto imposto - per ora - da Civitavecchia, o anche via terra, come nei fatti accade da mesi per gli spostamenti dei carichi di indifferenziata verso Albano, Viterbo e Colfelice: la «provvisorietà» costa, ogni giorno di più. Partendo dal primo tema, la scelta della discarica di servizio per il dopo Malagrotta, che dovrebbe chiudere a fine settembre, si punta sempre sulla Laurentina nell’ex XII Municipio. Si valutano in particolare, ricordiamo, tre cave adibite allo smaltimento di inerti, alcune in attività altre in via di riqualificazione: il sito in via della Selvotta, un altro in località Torretta al chilometro 11.200 della Laurentina, e anche l’area - meno quotata - di Tor Tignosa, verso via della Solfarata. Il gruppo Seipa srl, cui sono riconducibili gli impianti, continua a chiamarsi fuori precisando «in modo fermo la propria distanza da qualsiasi ipotesi di discarica», preoccupati anche i residenti, che si incontreranno in assemblea il 25 luglio per affrontare il problema. Infine, c’è sempre il patron dei rifiuti, Manlio Cerroni, che già in tempi non sospetti aveva proposto, nello stesso quadrante, Quarto della Zolforatella, della sua «collegata» Pontina Ambiente: gli sono stati bocciati tre siti (Quadro Alto e Pian dell’Olmo a Riano e Monti dell’Ortaccio) fa notare chi vorrebbe evitare una guerra aperta. Nel frattempo, i costi lievitano. Solo per citare le evidenze la Regione Lazio ha stanziato 70 milioni di euro per incrementare la differenziata, «dimenticando» però che Roma è carente in termini di impianti: senza il raddoppio di Maccarese, ormai tramontato, nei prossimi due anni si pagheranno a Veneto ed Emilia Romagna 25 milioni di euro per trattare la frazione umida separata dai romani. Poi, i viaggi verso i tmb di Colfelice, Albano e Viterbo: calcolando un costo di circa 100 euro a tonnellata e alla luce delle proroghe concesse, la spesa supera gli 11 milioni di euro. Ancora, il bando per trasferire i rifiuti fuori regione una volta chiusa Malagrotta, la soluzione citata da Marino: considerando una media di 2mila tonnellate giornaliere, per un periodo di 6 mesi (come Ama dovrebbe indicare nella gara, che comunque sarà flessibile sulla durata), una spesa standard di 120 euro a tonnellata potrebbe far volare i conti a 40 milioni. Senza aggiungere l’impegno economico in caso di esproprio dei terreni su cui realizzare la discarica. Erica Dellapasqua ---------------------------------------------------------------- I rifiuti di Roma spediti fuori regione grazie all’impresa sotto processo per peculato Da metà aprile a metà maggio, grazie ad un accordo tra Regione Lazio e Abruzzo, sottoscritto dai governatori, i rifiuti non trattati, sono stati spediti da Ama, la spa del Comune, alla spa privata Deco. I cui proprietari sono stati rinviati a giudizio dal gup di Pescara peculato, abuso d'ufficio e turbativa d'asta di Nello Trocchia | 20 luglio 2013 Commenti (6) I rifiuti di Roma spediti fuori regione grazie all’impresa sotto processo per peculato Più informazioni su: Abruzzo, Discarica, Emergenza Rifiuti, Lazio, Malagrotta, Manlio Cerroni, Rifiuti. Share on oknotizie Share on print Share on email More Sharing Services 27 I rifiuti vengono portati fuori regione per evitare una crisi ambientale e l’impresa destinataria è a processo insieme con i suoi proprietari. La città in questione è Roma, la capitale del paese. Da metà aprile a metà maggio, grazie ad un accordo tra Regione Lazio e Abruzzo, sottoscritto dai governatori, i rifiuti non trattati, quelli tal quale, sono stati spediti da Ama, la spa del Comune di Roma, alla spa privata Deco. L’accordo prevedeva una disponibilità di 250 tonnellate al giorno visto che Malagrotta, la mega discarica che serve la capitale, aveva chiuso i cancelli ai rifiuti non trattati. Una pratica, quella di scaricare i sacchetti nell’invaso, che è costata all’Italia una procedura di infrazione e il rischio di una pesantissima multa dalle autorità europee. Alla fine utilizzando gli impianti di trattamento fuori provincia, i carichi di ‘monnezza’ da Roma a Chieti, sede dell’impianto Deco, sono stati ridotti. In un mese sono partite 1900 tonnellate di rifiuti al prezzo medio di 160 euro a tonnellata. Erano gli stessi giorni nei quali il gup di Pescara ha deciso di rinviare a giudizio, Rodolfo Di Zio, proprietario di Deco, per peculato, abuso d’ufficio e turbativa d’asta così come Ferdinando Di Zio per i primi due reati e la stessa impresa come persona giuridica. Una mega inchiesta che aveva portato ai domiciliari lo stesso Rodolfo di Zio e che ha coinvolto un deputato del Pdl, Fabrizio Di Stefano, a processo per traffico di influenza e l’ex assessore regionale della regione Abruzzo, oggi consigliere, Lanfranco Venturoni, Pdl, a giudizio per turbativa d’asta. I viaggi, però, non sono ancora finiti verso l’azienda dei Di Zio, monopolisti del settore in Abruzzo. Esaurito l’accordo tra le regioni, sui camion finisce ‘monnezza’ trattata, tipologia che non impone nessuna autorizzazione dagli enti, visto che viene classificata come rifiuto speciale. Il Colari di Manlio Cerroni proprietario di Malagrotta, infatti, da metà aprile ha iniziato la spedizione della spazzatura fuori regione. I camion trasportano il cdr in uscita dai Tmb, impianti di trattamento meccanico biologico. Il cdr finisce in inceneritori (Hera, A2a) fuori regione quando quelli laziali non riescono a bruciare le ecoballe prodotte. Ora, per il cdr, si valuta l’ipotesi del trasferimento via nave in Spagna. C’è anche un’altra frazione in uscita dall’impianto di tritovagliatura di Rocca Cencia che finisce fuori regione. In spedizione circa 200 tonnellate al giorno. Sono diverse le destinazioni finali, tra le aziende che ricevono questo pattume romano anche la Deco Spa. “ Questo – racconta un operatore del settore – aumenta notevolmente il costo finale per lo smaltimento del rifiuto visto che c’è un passaggio in più oltre al trasporto”. Ad aumentare è la tassa pagata dai cittadini. La Deco riceve i rifiuti e la parte combustibile ricavata la invia ad incenerimento, in parte anche fuori nazione. “La Deco ha autorizzazioni – spiegano dalla direzione rifiuti della regione Abruzzo – anche per portare rifiuti in Romania”. Un ginepraio infinito. Mentre i rifiuti trattati viaggiano fuori regione e finiscono anche all’impresa sotto processo, le autorità locali a Roma, commissario in primis, cercano un buco per il pattume, ormai da due anni, mentre la differenziata e gli impianti necessari a valorizzarla restano solo annunci. ------------------------------------------------------------------------- Rifiuti all'estero, c'è il bando: una stangata da 70 milioni PER APPROFONDIRE tagrifiuti, regione lazio, roma di Mauro Evangelisti [Aumenta la dimensione del testo] [Diminuisci la dimensione del testo] Entro la fine del mese l’Ama pubblicherà il bando di gara per il trasferimento dei rifiuti all’estero o in altre regioni di Italia. Eccolo il segno della sconfitta di Roma, che alla fine ha dovuto arrendersi e ricorrere a una formula costosa che meglio di qualunque altra cosa spiega come la Capitale non sia stata in grado di organizzare per tempo - e di tempo ce n’è stato parecchio - la gestione dei rifiuti. La prima lampadina si era accesa quando l’ex ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, era stato costretto a imporre per decreto agli impianti di Tmb di altre province di trattare anche i rifiuti romani. Ora un’altra bandiera bianca, ben più vistosa perché il trasferimento dei rifiuti oltre i confini del Lazio avrà una durata più lunga di quanto ipotizzata inizialmente. LA SITUAZIONE Nel dettaglio: dal primo ottobre chiude la discarica di Malagrotta e sicuramente non ce ne sarà un’altra pronta. Roma non saprà dove portare quella fetta di torta dei rifiuti prodotti che resta una volta sottratta la differenziata, trattata la spazzatura, eliminato il Cdr (combustibile da rifiuti) che va nei termovalorizzatori. In sintesi: delle 4.800 tonnellate rifiuti giornalieri, ne restano almeno 2.000 tra fos (frazione organica stabilizzata), scarti e metalli. Portarli all’estero o in altre regioni, secondo i primi calcoli, costerà almeno 120 euro a tonnellate. Significa che ogni giorno i romani pagheranno 240 mila euro al giorno, 7.200.000 euro al mese. Nando Bonessio, dei Verdi, invita a ricordare che comunque anche portando i rifiuti a Malagrotta c’è un costo da pagare e dunque l’aggravio non è l’intera cifra pagata per il trasferimento. Comunque sia, il problema esiste. Ed è anche organizzativo. Tutto deve essere pronto per il primo ottobre e non è semplice trasferire, ogni giorno, i rifiuti lontano da Roma. Per quanto tempo ricorreremo all’esportazione della spazzatura? Qui c’è un’altra amara sorpresa e ne ha parlato l’altro giorno, a un dibattito alla Festa dell’Unità, il nuovo assessore comunale all’Ambiente, Estella Marino: «Per realizzare la discarica servono dai sei ai nove mesi». Dunque da ottobre 2013 a marzo 2014, nello scenario più ottimistico, Roma porterà fuori regione o all’estero i rifiuti. Sono sei mesi, forse diventeranno nove. Il conto finale potrebbe avvicinarsi ad almeno 70 milioni di euro. Con conseguenze dirette possibili sulla tariffa dei rifiuti. Dove andranno i rifiuti romani? Ancora è presto per dare una risposta. Si sta facendo confusione tra scarti dopo il trattamento e il combustibile da rifiuti. Il cdr (o più correttamente css, combustibile solido secondario) viene bruciato nei termovalorizzatori di Colleferro e San Vittore (e se saranno attivate nelle linee di gassificazione di Malagrotta). Ma gli impianti laziali non sono sufficienti e per questo Colari, gruppo Cerroni, sta organizzando il trasporto del Cdr con le navi da Civitavecchia in un impianto di Palma di Maiorca della società Tirme. Discorso diverso per gli scarti destinati alla discarica. Il sindaco Marino ha ipotizzato il trasferimento nel Nord Europa, in passato si era parlato di Germania e Olanda. Ama aveva già fatto un bando di gara per il trasferimento dei rifiuti all’estero, ma è stato annullato perché era per «non trattati». Oggi Roma, sia pure a fatica e con molte incognite, tratta tutti i rifiuti che produce. Lunedì 22 Luglio 2013 - 13:50 Ultimo aggiornamento: 16:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA ----------------------------------------------------------- Stretta sui rifiuti: discarica a sud di Roma Indicata dai tecnici l'area di Selvotta Indicata dai tecnici l’area di Selvotta sulla via Laurentina PER APPROFONDIRE tagrifiuti, Roma, discarica, Selvotta di Mauro Evangelisti [Aumenta la dimensione del testo] [Diminuisci la dimensione del testo] Il cerchio si stringe. Il comitato tecnico insediato dal commissario per l’emergenza rifiuti che sta cercando il sito della nuova discarica ha concentrato l’attenzione su tre aree. Sono cave di inerti (materiali usati nelle costruzioni): due ancora in uso, una terza dismessa. Quella che sta attirando maggiormente l’interesse dei tecnici dell’ufficio del commissario, della Provincia, del Comune e della Regione, è in località Selvotta, oltre il Grande raccordo, nei pressi della Laurentina, zona sud ovest di Roma. In queste ore si stanno svolgendo tutte le verifiche. Rispetto al passato, quando prima si indicarono le aree e poi si andò a studiare le caratteristiche idrogeologiche delle zone, c’è un metodo nuovo: prima si valuta se il sito è utilizzabile, poi si procede alla scelta. Significa che siamo già al termine del percorso? No. Lo studio, in queste ore, sta riguardando anche altre due cave. Una è vicino alla Selvotta, l’altra più distante, ma sempre nel quadrante sud ovest della città. E nel lotto, comunque, permangono anche altri siti. La decisione dovrebbe arrivare entro dieci giorni. Il prefetto Goffedo Sottile, rafforzato dai nuovi poteri assegnatigli dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ha impegnato tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda a un rigido rispetto del silenzio. Ma qualche elemento sta uscendo dal tavolo. L’obiettivo è evitare nuove rivolte delle popolazioni, anche se sarà necessario spiegare che non si andrà a realizzare una discarica simile a Malagrotta, visto che ad oggi tutti i rifiuti vengono trattati. Per decenni, invece, a Malagrotta sono stati portati rifiuti non trattati, molto più inquinanti. Il problema è che, anche se saranno rispettati i tempi imposti dal ministro Orlando - individuazione del sito prima della fine del mese - la nuova discarica non sarà pronta prima della scadenza della proroga di Malagrotta (30 settembre). IN RITARDO Dunque, Roma sarà senza discarica e si dovrà studiare come portare i rifiuti in altre regioni o all’estero nell’ultimo trimestre del 2013. In Regione c’è preoccupazione: non solo non c’è ancora la scelta del sito, non solo si stanno incontrando alcune rigidità, ma si starebbe trascurando l’organizzazione del trasporto dei rifiuti fuori regione. «Rischiamo l’emergenza». E mentre Massimiliano Iervolino (Radicali) chiede di visitare la discarica di Malagrotta, dopo la lettera con cui Colari spiega che si sta accumulando il Cdr (combustibile da rifiuti), l’assessore regionale Michele Civita ripete: «Voglio essere chiaro per l’ennesima volta: la nuova discarica non si farà a Monti dell’Ortaccio». Mercoledì 17 Luglio 2013 - 10:55 Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Luglio - 12:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA ------------------------------------------------------ Discarica a Selvotta, scatta la rivolta dei comitati PER APPROFONDIRE tagselvotta, discarica, rivolta, comitati, rifiuti, roma di Mauro Evangelisti ROMA - Trenta comitati di cittadini si riuniscono oggi pomeriggio alla Selvotta, vicino alla Laurentina, nel IX Municipio, per dire no all’ipotesi della discarica. Ad oggi non c’è una decisione, ma è noto che il comitato tecnico che deve indicare il sito sta esaminando anche la cava della Selvotta. I comitati (ce ne sono numerosi dell’Eur, ma anche della vicina Pomezia) oggi decideranno cosa fare. Un’assemblea pubblica è già stata convocata per giovedì. Spiega Matilde Spadaro, del Comitato Verde Urbano: «Nei pressi dell’area di Selvotta scorre il Fosso di Radicelli, corso d’acqua tutelato. Anche la composizione del terreno non sarebbe la più adatta. Peraltro non si può più pensare che il municipio IX divenga il municipio dei rifiuti di Roma». Cristina Granieri, vicepresidente del supercomitato «No discariche no inceneritori municipio IX-Pomezia», al quale hanno aderito oltre trenta associazioni, ricorda: «Noi siamo circondati da una serie di impianti che riguardano lo stoccaggio di rifiuti compresa la discarica di Valle Caia che è tuttora sotto sequestro. Non possiamo permetterci di ospitare altri impianti di qualsiasi tipo che trattino rifiuti. Le amministrazioni regionali, comunali e locali devono dire ai cittadini cosa intendono fare del territorio. Siamo in mobilitazione». Domenica 21 Luglio 2013 - 01:07 Ultimo aggiornamento: 11:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA