1. [...] da una parte c'è un potere enorme e indiscutibile, dall'altra un povero disgraziato terrorizzato e senza strumenti, né conoscenze adeguate a rassicurarlo. In quei momenti tra inquirente e inquisito la distanza è incolmabile. In mezzo c'è il potere. ("Cos'è il carcere" - S. Ricciardi) 2. Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia, piuttosto: la messa a punto, tra il 16° e il 19° secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi. ("Sorvegliare e punire" - M. Foucault) 3. Si tende a dare il carcere per scontato. E' difficile immaginare la vita senza di esso. Al tempo stesso, c'è riluttanza ad affrontare la realtà che nasconde, si ha timore di pensare a ciò che accade al suo interno. Di conseguenza, il carcere è presente nella nostra vita e allo stesso tempo ne è assente. ("Aboliamo le prigioni?" - A. Davis) 4. 5. [...] a prova di evasione e di rivolta è solo quel carcere dal quale i detenuti non pensano più di evadere né di ribellarsi. Vale ancora di più fuori, per i "liberi": l'esaltazione parossistica dei meccanismi e dei sistemi di controllo statali e padronali fa parte dei tanti motivi addotti per giustificare l'intenzione di non lottare. ("Cos'è il carcere" - S. Ricciardi) 6. 7. [...] quando la prigione emerse e si sviluppò come la principale forma di punizione pubblica, le donne continuarono ad essere sottoposte a forme di castigo che non erano riconosciute come tali. Per esempio, sono state rinchiuse più spesso negli istituti psichiatrici che in carcere. ("Aboliamo le prigioni?" - A. Davis) 8. 9. Anche nella società abbiamo sempre meno spazio e tempo. Ci sono stati sottratti. Ci sono rimasti solo pochi metri quadrati, a volte sovraffollati, che chiamiamo abitazione, dove rientriamo solo per dormire. ("Cos'è il carcere" - S. Ricciardi) 10. Va inoltre sottolineato che la pena era legata al sesso della persona condannata. Le donne erano spesso punite nell'ambiente domestico, dove talvolta gli strumenti di tortura erano introdotti dalle autorità [...] come per le punizioni inflitte agli schiavi, anche quelle inflitte alle donne, raramente erano prese in considerazione dai riformatori del carcere. ("Aboliamo le prigioni?" - A. Davis) 11. 12. Che cos'è l'ergastolo, in particolare quello "ostativo"? Ritenere non rieducabili alcune persone. Quando il giudice scrive la parola "mai" sulla sentenza là dove si richiede di definire il termine della condanna, che cosa fa? Semplicemente pronuncia un destino eterno (mai) per quella persona. Non è altro che la presunzione "divina" di fermare il tempo, renderlo immobile in eterno (mai), negare ogni modificazione, ogni trasformazione sia del contesto, sia del condannato, sia delle leggi, sia delle istituzioni. Non è una condanna rieducativa o risocializzante, e nemmeno una punizione. O meglio è una punizione eterna, un giudizio che copia e ambisce di sostituirsi a un ipotetico dio. ("Cos'è il carcere" - S. Ricciardi) 13.