"Il Parto" Sono nove mesi che sono naufragata in questa isola ostile. Non sono, si vede, una persona particolarmente intelligente per non essermi assuefatta a questo ambiente, dato che una delle più comuni definizioni di intelligenza è la capacità di adeguarsi alle nuove situazioni che si presentano. Tutto qui mi sconvolge! Menomale che riesco ad ironizzare e a mettere alla berlina le situazioni giornaliere più o meno grottesche che si dipanano in questo microcosmo. Scrivo fiumi di frasi, consumando ad oggi 12 penne bic e riempiendo blocchi e fogli. Non mi basta! Qui sistematicamente veniamo ignorate, a meno che non si compiano atti estremi contro sé stessi o contro altri. Allora si viene ascoltate! E se sei abituata a non alzare la voce vieni calpestata. Una telefonata a settimana a casa, per parlare con le mie adorate nipotine che mi chiedono: "Nonna, quando esci dall'ospedale?". I colloqui, poi, con mio marito e i miei figli, sempre troppo brevi, e dopo aver subito l'umiliazione di una perquisizione e la consegna di un collare con targhetta su cui è ribadito in giallo "DETENUTA", da non togliere assolutamente, colloqui che finiscono con il rumore dello scatto di una porta vetrata e blindata, uno stato d'animo di disperata nostalgia senza speranza, da celare a tutti i costi. Un sorriso rassicurante ma finto. Un ultimo cenno di saluto e le schiene dei visitatori che si allontanano. Alla prossima! Sono nove mesi ed ancora sono in gestazione di questo feto disumano che mi attanaglia l'anima.