"Lo tsunami rosso" Chi come me è suo malgrado, costretto in prigione, ha bisogno più di altri di sapere che fuori c'è un mondo abitato da suoi simili. Dopo la mia famiglia [...] ci sono delle persone che non ho mai visto, scoperte per puro caso: sono gli tsunami rossi, persone giovani e serie, consapevoli, ispirate, coerenti e, anche se di questi tempi può sembrare una parolaccia, comunisti! Loro agiscono per il bene di noi povere vittime schiacciate da un ingranaggio ben oliato ma antiquato, ingiusto, incivile e fascista. Io credo molto nella forza delle parole e il mio contributo per questa causa è lo scrivere (senza volermi paragonare a Silvio Pellico, o addirittura, ad Antonio Gramsci) ironicamente, comicamente ma anche drammaticamente. Non voglio dire che qui non ci sia una rete di volontariato, ma è affidata ad associazioni clericali o a club di radical chic. [...] Ora vengono i figli di papà studenti della Luiss, ora le signore bene del Rotary Club, ora i preti e le suore mandate dalla comunità di Sant'Egidio. Invece, non c'è lo spazio per altre associazioni laiche o per i garanti o per persone della società civile, mentre sarebbero le sole che potrebbero fare da megafono alle nostre istanze, i disagi, i ritardi, le mancanze, i soprusi. E' una vergogna questa nostra situazione, non solo di cattività, ma anche di obbligo di esibirci al mondo di fuori come persone pericolose che meritano la galera, ma che per mezzo del carcere stanno migliorando. Beh! Io, almeno sono un'eccezione: non sono migliorata affatto! Anzi… sono diventata diffidente, razzista, paranoica, poco propensa ad allacciare rapporti con le altre detenute. Ma se questo vuol dire adeguarsi al mondo esterno, eccomi! Potete aprirmi la cella!