GUARDIANO Guardiano, ti scrivo di notte al lume di una candela in fin di vita, da due giorni non ho più la luce. Vorrei chiamarti ma non ho il cellulare, vorrei urlare il tuo nome dalla finestra "guardiano!". Eh sì, anche se sono passati due anni io ti conosco solo con questo nome. E quindi urlare dalla finestra mi è impossibile, gli altri "come me" forse stanno dormendo. Non so neanche perché non sento niente. Silenzio, come prima della battaglia, spaventoso. C'è talmente silenzio che sento il mio cuore battere, prova a comunicare anche lui, ma io non lo capisco veramente: è rabbia? Gioia? Odio? O batte solamente per dirmi che sono vivo e tanto basta. Ma no. Guardiano, ancora te, sei il mio unico sacco da box in questo luogo che assomiglia un po' a un ring, ma senza avere le stesse regole: ci sono regole, ma sono soltanto le tue regole che devo rispettare per essere un bravo "come me". Ma sono stanco di tutto questo e, a parte una porta di ferro davanti a me, ci stai soltanto tu, guardiano. Ho bisogno di qualcosa? Guardia, voglio andare da qualche parte; guardia, voglio vedere uno specialista; guardia, voglio andare all'aria; guardia! Lo so che tu mi capisci, sono quasi sicuro. Ma tu come fai guardiano? Niente, perché pure tu hai un guardiano che ti dice di badare alla gente "come me". E' complicato, guardiano? Dormi abbastanza bene la notte? Anche tu piangi quando sei triste, anche tu urli quando sei incazzato e anche tu ridi quando sei felice? Siamo talmente vicini, ma le nostre vite sono differenti. Chi ha scelto la migliore non lo so, è sicuro che potremmo parlarne tutta la notte. Ma ti prego, porta con te una lampadina, perché la mia candela, quella in fin di vita, si spegne… Sono riuscito a sistemarla, ma sicuramente solo per qualche minuto, che ore sono non lo so perché non ho neanche un orologio e fuori è già buio, non vedo nessuna stella, nessun segno di movimento; e neanche la luna, come se la notte se la fosse mangiata. Ma vedo questi palazzi orribili, che sono qui da decenni a quanto ho potuto sentire o capire: in questi muri, guardiano, queste due parole si confonderanno. Breve il tempo passa, guardiano, tu vivi, invece io reso fermo come se il semaforo verde non arrivasse mai. Come questa fila davanti alla cassa, che non avanza mai. L'unica cosa che cresce sono i miei capelli, la mia barba e il mio odio verso di te (anche se non sei tu il bersaglio giusto), verso il tuo guardiano e il guardiano del tuo guardiano. Questo viaggio senza ritorno mi fa stancare, infatti mi sono stufato di tutto questo. Dammi, per favore, il mio biglietto di ritorno perché a casa mia, la mia vera casa, c'è qualcun altro che mi aspetta, qualcuno alle volte come me e alle volte non come me, la cosa diversa da te è che quella persona mi apprezza. Lei non compatisce la mia pena, lei la condivide, lei soffre con me. Ah, sì, guardiano, soffro, me l'hai già chiesto? No! La risposta è evidente. Tu lavori e io pago: ironia è che io non sono neanche il tuo capo. Vorrei ridere da morire, ma ho paura di sembrare diverso dalla gente "come me" e finire dove muori perché ridi. La mia candela è ancora in vita, ma puzza come una vecchia friggitrice, lo sai, quella che ti fa delle patate fritte alle cinque della mattina quando esci dalla discoteca. Aspetta, che ore sono? Non lo so. Mi sento come un viaggiatore del tempo nel quale lui è il mio nemico e faccio di tutto per ammazzarlo. Ma c'è sempre un cazzo di "ma" nelle storie, come nei vecchi videogiochi quando ti addormenti devi ricominciare tutto il giorno dopo. Detesto questo gioco, dirò di più, io non voglio più giocarci, guardiano. Mettimi k.o. o game over, ma ti supplico, guardiano, spegni il gioco. E' vero sei soltanto un guardiano, non il creatore del gioco. Il silenzio è fuggito come una preda davanti al suo predatore, lo sbattere delle porte, non lo so, forse un pezzo di ferro contro l'altro, le urla, che non riesci a distinguere tra quelli delle rivolte e quelli per chiamare aiuto. Se neanche io li distinguo, guardiano, come fai tu? Hai dei superpoteri? O invece hai una super vita di merda pure tu, come la gente "come me". Io lo so perché sono qui, tu perché stai qui? Ok, per controllarmi! Ma da chi, da che? Tu non hai risposte o non vuoi dirmi niente, per quale ragione? "Boh", come dici tu. Alla fine siamo quasi uguali, la gente "come te" e la gente "come me". Due cammini diversi che si incrociano, possiamo dire che alla fine è lo stesso percorso o abbiamo due punti di arrivo diversi? Quello che penso non ha importanza, perché non posso giudicarti, non sono giudice. Ci sarebbe voluto troppo studio ed io ero un brutto studente, parlo al passato perché in questo luogo, che è uguale alle fogne di Parigi, ho preso un diploma. Certo, diciassette anni dopo, ma ci sono riuscito e nella tua lingua, guardiano. Anche su questo la to ho dovuto fare degli sforzi. Ho imparato la tua lingua e tu, merda, non hai saputo imparare il mio cognome. Una cosa in più che mi fa incazzare, guardiano. Allora non dirmi di restare calmo perché anche tu lo sai che questo è impossibile. Sono come il vulcano più famoso del mio paese, il mio corpo è terra, la mia anima è acqua e il mio cuore è fiamme, pronto a scoppiare come un palloncino di compleanno nelle mani di un bambino. Mi sono girato una sigaretta e ho gettato uno sguardo dalla finestra, attraverso la griglia volevo dire, perché, guardano, tu mi hai buttato in una gabbia, tra poco mi sentirai abbaiare, mi trasformo come un lupo mannaro durante la luna piena: il mio comportamento, la mia attitudine, il mio modo d'agire. Ho paura di non riconoscermi più, guardiano. Chi può aiutarmi e a chi importa della mia sorte… dovrei mettermi nelle mani di un mago, lui potrebbe sicuramente farmi sparire. E allora, finalmente potrei dirti addio, ma non è ancora il mio turno… peccato, ci saremmo tolti una spina dal piede, guardiano. Scambiamoci la vita, prendi la mia e vedrai coi miei occhi quello che vedo davanti allo specchio. Ad essere uno "come me" rischio di non essere più me stesso. Ho paura guardiano. Invece tu no, perché sei il guardiano. E lui non ha mai paura perché conosce il suo territorio, controlla il campo di battaglia e decide le mosse sulla scacchiera. Per ritornare al mio cognome mi ricordo quando sono arrivato qui, tu l'hai sostituito con un numero, intrigante questa cosa, mi fa ricordare un brutto capitolo della storia. Le cose, gli eventi, le melodie sono sempre gli stessi, perché quando facciamo degli errori abbiamo difficoltà a imparare. Sono andato a finire la mia sigaretta e ho visto un uccello vestito di bianco e nero, il bene e il male. Insomma io detesto questo uccello da tanto tempo, quando ero piccolo mi rubava la merendina sulla spiaggia. Ma in questo momento darei tutto quello che possiedo, cioè poco come un secchio di vongole, per essere al suo posto e partire lontano con un battito d'ali, lasciarmi portare dal vento, senza direzione né destinazione. Lasciarmi andare, come faccio da tutto questo tempo, ma almeno essere libero, guardiano.