Cara Radio Onda Rossa, volevamo scrivervi solo per ringraziarvi per lo spazio che date al carcere. Siete una delle poche voci che ancora denunciano questo sistema, al di là della retorica buonista che ha portato diversi parlamentari a farci visita nel mese più caldo e faticoso. Intanto ci piacerebbe smontare il mito di queste visite. Fatta eccezione per pochissimi deputati che già mostravano una certa sensibilità, la campagna di Forza Italia coi Radicali si è tradotta in visite parziali del penitenziario, accompagnati da ufficiali che hanno organizzato un tour del centro clinico e di uno-due sezioni più nuove. Nessuno è salito ai piani anche solo per scambiare due parole coi detenuti e visitare le celle che nemmeno i volontari vedono mai, quel pezzo di carcere nascosto e non raccontato dove vive il 90% della popolazione detenuta. Forse per questo una delle delegazioni, in visita il giorno di ferragosto, è stata pesantemente contestata nella terza sezione, con fischi, urla e cori. D'altronde tra loro c'erano proprio quelli che appena una settimana prima, avevano votato due porcate di questo governo: il DL carcere sicuro e il DL sicurezza. Nonostante tutto, molti hanno vissuto questi momenti con una dose di speranza, come se la presenza di quella autorità, di quei parlamentari potesse cambiare qualcosa, almeno alleviare le sofferenze. La speranza è l'unica cosa che ti resta, qui. Il pomeriggio stesso del 15 agosto il "sogno" si è spezzato e tutti siamo ripiombati nel buio di questo inferno. Verso l'ora di chiusura (18:30) un detenuto ha avuto un attacco di panico. Era terrorizzato, respirava a fatica. Parlava della moglie, che doveva tornare da lei, che non riusciva più a star chiuso. La guardia in turno lo ha trattato malissimo. Non solo non ha chiamato i sanitari, ma ha iniziato a inveire, a urlare "vai subito in cella o sò cazzi tuoi!", "non mi creare problemi, non mi interessa che hai, è ora di chiusura e devi tornare in cella!". Ha poi cercato di afferrarlo e l'uomo, un georgiano di 32 anni, di riflesso si è buttato oltre la balaustra, dentro la rete anticaduta attorno alla quale gira il ballatoio. La gente così non riusciva ad afferrarlo. Intanto l'uomo era quasi in lacrime, supplicava di poter stare fuori, diceva di avere paura e che si sentiva male. L'agente ha chiuso tutte le altre celle, poi si è affacciato e ha chiamato alcuni colleghi nella rotonda, invitandoli ad avvisare la sorveglianza. La squadra è arrivata in pochi minuti. Intanto dalle feritoie cercavamo di far ragionare XXX (questo è il suo nome), di tranquillizzarlo. Tutto è precipitato in meno di un minuto. Appena l'uomo ha visto salire gli agenti, è stato preso dal panico. Faceva passi in ogni direzione su quella rete scricchiolante. Pregava ad alta voce. Intanto gli agenti erano a pochi metri e urlavano con fare minaccioso. E' stato un attimo. XXX ha preso in mano un pezzo di lama ricavata da un rasoio, ci ha guardati e tra i "NO", "Non farlo", si è tagliato la gola. Il sangue schizzava via senza sosta. Noi sbattevamo sulle porte, urlavamo di salvarlo. L'uomo si è accasciato in un minuto. Il sangue colava al piano di sotto e nessuno dei quattro agenti si è degnato di tamponare il collo o soccorrerlo. Uno è sceso e poco dopo è risalito con alcuni lavoranti. Sono stati i detenuti a recuperarlo e hanno tamponato l'emorragia togliendosi la maglietta. Poi lo hanno caricato su un lenzuolo per portalo in infermeria, dove hanno constatato la gravità. XXX non rispondeva più. L'ambulanza è arrivata 10 minuti dopo ma la tragedia non era finita. Nessuno dei quattro agenti aveva con sé le manette (obbligatorie per la scorta) quindi hanno dovuto attendere che arrivasse un loro collega a portarle e poi metterle, ad un uomo moribondo incapace di muovere un dito! In tanti hanno urlato e protestato per ore battendo sulle porte. Siamo convinti che XXX sia stato indotto a compiere quel gesto, che l'agente in turno abbia accentuato una crisi di panico, condizionando l'uomo e peggiorando la situazione. Per poi rallentare perfino i soccorsi. Da quanto sappiamo, l'agente in questione è stato tempestivamente spostato in servizio in un'altra sezione. Il comando si è mosso subito per dichiarare quanto accaduto: "un evento imprevedibile". Nonostante la brutalità dell'avvenimento, la storia non si è fermata al 15 agosto. Tre giorni dopo, per puro caso, la moglie ha incontrato una sua connazionale, compagna di un altro detenuto, ed è venuta a sapere del marito in gravi condizioni, ricoverato in ospedale: nessuno si era preoccupato, per ben tre giorni, di avvisare i congiunti! Un gesto non solo umanamente necessario, ma previso dall'ordinamento penitenziario, e spesso ignorato, specie per i detenuti migranti. Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un netto peggioramento delle condizioni di detenzione. Le poche norme ottenute con la riforma carceraria del 1975 frutto di mobilitazioni e rivolte organizzate, sono puntualmente disattese. Sono saltate le tutele, le sezioni hanno assunto forme che riportano a un secolo fa. La settima, un tempo destinata al "transito" è oggi la discarica del carcere, dove finiscono i soggetti psichiatrici, quelli che possono essere più "problematici". E' per questo che quella sezione detiene il record di suicidi. Lo stare chiusi 23 ore su 24, poi, aumenta l'insofferenza. La settima è progettata per le custodie cautelari in entrata, un blocco nel quale stare solo qualche giorno in stanze singole. Oggi quei buchi ospitano tre persone, con meno di un metro quadrato a testa, per periodi lunghi (si parla di mesi, alcuni sono lì da più di un anno). Al tempo stesso l'ottava sezione, un tempo riservata a ex appartenenti, reati non comuni, ecc. è diventata per oltre due terzi occupata da persone con divieti di incontro, giovani di 18-19 anni che non trovano posto altrove, essendo saltata la sezione per giovani adulti a causa del sovraffollamento. L'ottava sta piano piano diventando come la settima, mostrando in modo evidente come il sistema carcerario sia ormai lo strumento che lo stato utilizza per scaricare ogni marginalità, ogni problematica, ogni disagio. I dati mostrano nella sua interezza questa vergogna. E le condizioni sono ormai oltre ogni umana sopportazione. Solo nell'ultima settimana ci sono state tre proteste in settima per l'interruzione dell'acqua nelle celle. D'estate, in gabbie infuocato, che superano i 40°, senza nemmeno l'acqua. Nei cortili riecheggiano le urla e le richieste d'aiuto da parte dei prigionieri rinchiusi lì, coi quali è sempre più difficile comunicare. Speriamo vivamente di aver contribuito a fornirvi altre utili informazioni. Rinnoviamo i nostri ringraziamenti a voi tutte e tutti. Vogliamo rendere trasparenti questi muri e mostrare l'orrore del carcere. Vogliamo che le persone capiscano l'inutilità di un luogo che ti abbrutisce e ti peggiora, che non svolge alcuna funzione educativa né contribuisce alla cosiddetta sicurezza sociale. Grazie per esserci e per le parole che, attraverso Radio Onda Rossa, ci arrivano fin dentro le celle. Detenuti Liberi di Regina Coeli