LA PERQUISA DELLE CELLE Rumore di scarponi Forte, cadenzato, quasi ritmico. Tanti scarponi. Troppi per essere la battitura ai blindi delle finestre. È forte il rumore. Solo a sentirlo viene l’ansia. “Perquisa “ mormora un mio coincellino Anche lui sta con le orecchie tese. “PERQUISA DELLE CELLE!” grugnisce il capoposto. L’infame peggiore di tutti. Vengono aperte le celle della sezione. Una cella per volta. I secondini fanno uscire in fila indiana i detenuti dalle celle, prima perquisendoli uno a uno, poi indirizzandoli amichevolmente con qualche colpo di manganello verso l’area comune: Una stanza con la Bibbia,il calcetto balilla e qualche libro mezzo strappato. Tanto per ricordarti che sei a Monza. Quando le celle sono tutte vuote. Ci troviamo lì tutti e 39. Tutta la sezione. In una stanza. C’è chi si lamenta dei colpi ricevuti, ma in realtà i miei non fanno male ,non fisicamente almeno. Fanno male psicologicamente. Fanno rabbia che sale lentamente fino a farti stringere i pugni stretti fino alle lacrime trattenute. Passa un’ora. Lo dice il mio orologio di plastica. Inizia a far caldo in quella stanza. Inizia ad essere insopportabile il poco spazio di movimento. L’assenza di informazioni su quando si potrà rientrare in cella, dilata il tempo. Le chiacchere fra condannati allo stesso triste destino sono quasi esaurite. Lasciando spazio a volti stanchi e preoccupati per la situazione che troveranno rientrando in cella. I volti più tirati sono quelli di chi sa di avere perso i 45 giorni semestrali di buona condotta per aver fatto una sorta di alcool con le bucce della frutta ed il lievito, o di chi si era imboscato qualche sostanza o psicofarmaco in cella. Qualche arma impropria, magari un cellulare. Si rientra. Viene chiamata una cella per volta. La situazione dentro la mia cella è devastante. Vestiti ovunque. Per terra, sui letti degli altri. Effetti personali persi o rotti. Di cui non potrai mai chiedere conto. Ma la cosa peggiore sono i pacchi di caffè e pasta ordinati con il sopravvitto (la spesa interna settimanale, sovra prezzata dall’istituto) completamente rovesciati a terra. Li ricompreremo, mi ripeto. Fino alla prossima. Bentornato a casa. Mi dico.