Ciao amici di Radio Onda Rossa, mi chiamo XX eho saputo di voi tramite un detenuto che veniva da Civitavecchia, e vi ringrazio per la voce che date a noi detenuti, che di voce ne abbiamo ben poca in questi luoghi di repressione. Ho visto le vostre agende e sono molto importanti e interessanti, complimenti. Io sono ristretto qui, nel circuito Alta Sicurezza e spero di non annoiarvi se vi racconto la mia storia. Io non voglio lamentarmi di come si vive in un carcere, e per i diritti che ci privano, questo è sotto gli occhi di tutti da molti anni, ma voglio raccontarvi la mia esperienza. Parecchi anni fa fui arrestato per reati e fui condannato a 10 anni di reclusione. Poi, con liberazione anticipata, sono stato scarcerato. Durante la mia detenzione convinsi mia moglie ad andare a Torino per lavoro, dove avevamo dei parenti che stavano aprendo un ristorante. Appena scontato la condanna l'avrei raggiunta, perché non volevo più delinquere e non volevo più tornare in carcere (purtroppo è risaputo che Scampia non è un luogo facile) comunque dopo qualche mese questo ristorante non ha avuto fortuna e ha chiuso, e mia moglie, coi figli, è tornata a Napoli. Quando ho finito la pena sono dovuto tornare a Napoli anche io, e mi sono ritrovato coinvolto nello spaccio, ma il racconto non termina qui. La lunga emarginazione non ti aiuta ad essere mentalmente lucido per riflettere sulle scelte da fare, e se questa si somma ai problemi econoomici che comporta la lunga galera e la disoccupazione, fai scelte sbagliate, la disperazione è un brutto male e dar da mangiare ai propri figli è un dovere per un genitore. Forse il fine non giustifica i mezzi, ma io mi chiedo: in uno stato civile e di diritto, lo stato dovrebbe aiutare le persone debili che come me vogliono cambiare vita, e non lasciarli nel baratro? così facendo è normale che una persona è destinata a ritornare in carcere. Comunque io vengo scarcerato, e da buon padre di famiglia cerco di guadagnare qualcosa per non far mancare ai miei figli quello che gli è mancato per anni. L'ho fatto per qualche mese. Poi mi sono trasferito, ho cambiato città, ho trovato un lavoro, tornando a Napoli a trovare moglie e figli. Facendo una vita da clochart sono riuscito a ricostruirmi una vita onesta e vivere nella legalità, poi arriva questa pandemia e per non restare lontano dai miei cari torno a Napoli, in attesa che passi l'emergenza. E un bel giorno mi vengono ad arrestare, per quei mesi dove ho commesso dei reati di droga, così ho perso un lavoro conquistato con tanti sforzi e sacrifici, mi trovo lontano da casa e non vedo i miei cari da molti mesi a causa del covid. Sicuramente ho avuto un comportamento sbagliato, ma non credo che sia questo il metodo di pagare per quello che ho fatto, almeno un'attenuante ci dovrebbe essere, quando sono uscito dal carcere si può solo immaginare cosa ho dovuto affrontare per trovare un lavoro a quell'età e coi precedenti penali che mi ritrovavo. Lascio a voi l'ardua sentenza e un pensiero di come posso sentirmi. Purtroppo qui non arriva la vostra frequenza per seguirvi, lo farei con tutto il cuore.