Succede in carcere Brica calma riposa su rami, foglie e muri di cinta, con la prima striscia d'alba negli occhi. Ciro pende dalle sbarre della finestra con i piedi e pochi centimetri dal pavimento. Il suo corpo Teso, freddo e bianco annerisce l'aria intorno. Il suo corpo Teso, freddo e bianco ha frustato il mondo. Il suo corpo Teso, freddo e bianco ci ha distrutto. Ciro morto sulle sbarre della finestra. Carcerati urlano è morto... è morto... è morto. Secondini corrono, corrono corrono. Insieme, mai come prima e forse mai più, gomiti e gomiti sollevano Ciro, gli liberano il collo dalla bella corda intrecciata di lenzuolo, e lo poggiano a terra. Sì. È morto. Urla di bocche, occhi, ferro e cemento esplodono dalle tonsille dei carcerati aprendo fessure nelle pareti. I gabbiani del carcere volano via, con becchi ed ali spezzate e una striscia d'alba nera fra le zampe. Lacrime grige di rabbia e dolore sguazzano tra le fughe corrose del pavimento. Corrose fughe, come i miei occhi che prima di tutti hanno visto Ciro appeso. Via ciro... via! Ma con i piedi davanti cazzooo! Nooo! Due secondini fra di loro bisbigliano: era incompatibile col carcere, non doveva stare qua, è stato debole. Zitti! ormai è troppo tardi. Statevi zitti! muti! Né voi, né io, né nessuno, né il vento, un fiato. Ssst. Zitti.