Durante il 2021 si commemorerà il 9 settembre il cinquantesimo anniversario della ribellione del carcere di Attica, la più estesa e rilevante nella storia degli Stati Uniti, mentre il 21 agosto quello dell'uccisione nel penitenziario di San Quentin in California da parte della polizia penitenziaria di George Jackson, membro del Partito delle Pantere nere, autore di Lettere dal carcere e detenuto politico. Questi due avvenimenti, forse un po' appannati dal passaggio degli anni, hanno influito sul pensiero e sulle azioni dei movimenti progressisti di quegli anni. Hanno trasformato la percezione delle donne e degli uomini incarcerati, hanno dato linfa alla battaglia per riformare le condizioni all'interno delle galere e hanno dato inizio alla conversazione, tuttora rilevante, della possibilità della loro abolizione. Attraverso la ribellione di Attica i movimenti sono venuti a conoscenza di individui come L. D. Barkley, anni 21, e Sam Melville, anni 36, riconosciuti dai ribelli come i leader ideologici della rivolta, brutalmente e volutamente uccisi dalla guardia nazionale durante la riconquista del carcere, di Big Black Smith e Alkil Al Jundi, i quali da Yard D (il luogo in cui i ribelli si erano assembrati), una volta scarcerati, hanno continuato la lotta per ottenere giustizia e verità per i partecipanti, rivendicando le ragioni della ribellione. La ribellione ad Attica e l'uccisione di George Jackson sono avvenute all'apice della stagione di lotta e resistenza che ha scosso gli Stati Uniti per oltre trent'anni, dal linciaggio di Emmet Till nel 1955 a metà anni ottanta. In quel periodo la lotta contro l'imperialismo americano si è svolta su molteplici fronti. Quello interno ha dato vita a organizzazioni e movimenti progressisti e rivoluzionari che hanno pagato un prezzo elevato per la loro militanza. I prigionieri politici più conosciuti risalgono a questo periodo, e sono stati rappresentativi dei movimenti per l'autodeterminazione del popolo nero, porto ricano, messicano e delle numerose nazioni native sopravissute alla conquista dei loro territori, e dell'anti imperialismo che ha coinvolto uomini, donne e membri della comunità LGBTQ+ bianchi. In molti hanno riferito a questa generazione come i detenuti COINTELPRO perché arrestati in seguito alla strategia di contro intellegenza varata dal governo statunitense nel 1969. Mumia Abu Jamal e Leonard Peltier, tuttora incarcerati sebben siano in pessima salute, ne sono l'esempio più significativo. Sono stati gli obiettivi di campagne infamanti da parte del sindacato della polizia, Mumia, e di quello dell'FBI, Leonard. I loro casi racchiudono le questioni che il movimento oggi in corso negli Stati Uniti sta sollevando: l'occupazione coloniale delle riserve e delle comunità afro americane, l'uso delle polizie locali e della polizia nazionale per rinforzare lo status coloniale e le sue diaboliche conseguenze – la criminalizzazione di popoli interi, l'incarcerazione di massa sancita dal 13 emendamento della Costituzione, e la militarizzazione della polizia iniziata dal presidente Lyndon Baines Johnson in risposta al movimento contro la guerra e al Black Power Movement. Questo spiega, almeno in parte, perché la scarcerazione di questi due compagni è stata così osteggiata nonostante la presenza di movimenti di solidarietà nazionali e internazionali. E non si può parlare di questo periodo senza menzionare i membri del Black Liberation Army e dei loro alleati che rimanagono in carcere per avere difeso le loro comunità dalla furia della polizia. Ecco alcuni nomi dei quali non ci dovremmo mai dimenticare: Mutulu Shakur, Sundiata Acoli, Joseph Bowen, Jamil Al-Amin e David Gilbert. Quegli anni sono stati una stagione di lotta alla quale le donne hanno portato il loro contributo con una passione e coinvolgimento mai prima espresso: Angela Davis, Rita Bo Brown, Afeni Shakur, Alejandrina Torres, Assata Shakur, Marilyn Buck, Lucy and Alicia Rodriguez, Maria Cueto, liberate solo grazie alle campagne politiche condotte dai movimenti a cui avevano dedicato la loro esistenza. Sono passati ben 50 anni dagli eventi che hanno portato a queste incarcerazioni. Oggi le strade degli Stati Uniti sono nuovamente occupate da manifestazioni, occupazioni e proteste che hanno coinvolto circa 23 milioni di persone, e solo nei mesi di maggio e giugno hanno portato all'arresto di 10,000. La resistenza al sistema imperiale degli Stati Uniti sta creando una nuova generazione di detenute e detenuti politici. Forte è la speranza che la loro scarcerazione e la realizazzione degli obiettivi per i quali lottano non debbano aspettare mezzo secolo per realizzarsi. Silvia Baraldini