LA PUNTURA   Nel lessico del carcere di Monza, nel suo gergo, ’’la puntura’’ ha il suo posto d’onore. Nessuno sa di preciso cosa sia, cosa contenga, ma tutti la conoscono e sanno a chi è data sfortuna esserne vittima. Nella mia sezione del carcere due detenuti venivano sedati mensilmente da questo famoso strumento. Christian, un negretto dentro per incendio doloso, se la era guadagnata quando, aggrappandosi ad una telecamera di sorveglianza, aveva scavalcato il primo muro di cinta, ritrovandosi nel cortile esterno dove veniva placcato dagli agenti. Da agile scimmietta a zombie in poche battute. Giorgino, un ragazzino sui diciotto anni dentro per estorsione, aveva subito una violenza sessuale all’interno del carcere. Durante il processo che lo condannava a due ulteriori anni disse al magistrato che si sarebbe impiccato, guadagnandosi a pieno titolo di essere massicciamente sedato con ‘’la puntura’’. Ciò che accomuna tutte le vittime di questa strumento sedativo è una camminata lenta, strascicata, fatta di passi corti e malfermi, un incapacità a stare fermo in piedi, spostando il peso del corpo da una gamba all’altra, uno sguardo vitreo ed una parziale assenza cognitiva. Come dicevo nessuno sa di preciso cosa ci sia dentro e nemmeno se la sua somministrazione sia una cosa legale o meno, ma non ci si può opporre, certo ci si può provare. Ricordo un giorno Christian opporsi alla mensile sedazione, ricordo gli agenti bloccarlo a terra e l’infermiere somministrargli la tanto agognata sedazione sul suo culo nero. Ricorderò sempre quegli occhi vitrei, sedati, senza luce. Quella camminata incerta, quegli zombie nel girone dei dannati. E quella domanda… è possibile ridurre un uomo ad un vegetale per così poco? Ma soprattutto, era legale? NICCOLÒ MARIOTTI