QUEL TIRAMISÙ, LA TESTATA E LE REGOLE NON SCRITTE Certe cose, in galera, assumono nuovi significati, nuove forme. La galera trasforma i significati ultimi dei gesti e delle cose in maniera radicale. Certe cose passano dal banale al fondamentale, dal superfluo al necessario altre dallo scontato all'inaspettato. Il carcere è un mondo a se, ha i SUOI codici, le SUE regole. La prima regola non scritta mi è costata una sberla. Mi trovavo in doccia (c'erano 3 docce per 40 cristiani) e stavo facendo quello che si fa sotto una benedetta doccia. Mi stavo lavando nudo. La regola che mi ha insegnato il detenuto colpendomi è che in carcere la doccia si fa con le mutande addosso. Imparai poi altre regole non scritte, come non scoreggiare o stare in mutande in cella in presenza di altri. Un'altra regola implicita è che al tuo ingresso in cella devi far leggere agli altri i "fogli", che sono quelli dove il magistrato ha scritto in corsivo i tuoi reati. Starà ai tuoi concellini decidere se sono crimini accettati o meno, da essi dipenderà la considerazione ed il grado di rispetto che otterrai. Certo poi c'è la condotta che tieni. Ma come si dice la prima impressione è quella che conta. Eh sì, perché in galera, agli occhi dei detenuti i crimini non sono affatto tutti uguali. Per questo stupratori, pedofili, infami, collaboratori di giustizia ed altri detenuti vengono confinati in un’area del carcere a parte. Fra i protetti appunto.  Ricordo di una volta quando facendo la spesa tutti assieme in cella comprammo gli ingredienti per fare un tiramisù. Un ergastolano aveva spiegato come farlo ad un mio coincellino, che fece l'errore di non chiamarlo per la preparazione e la consumazione del dolce. Questo li costò un dente e i due non si parlarono più. Come dicevo, dal superfluo al necessario. Ricordo di un mio coincellino, un grassone flaccido e bonaccione, talmente bonaccione che era vittima di continue vessazioni da parte di noialtri in cella. Vessazioni che incassava senza dire una parola. Questo ragazzo voleva dimagrire a tutti i costi poveraccio, e correva scompostamente durante l'ora d'aria. Talmente scomposto da suscitare ilarità. Un coincellino durante le nostre vessazioni fece l'errore di dirli che non sapeva correre e si mise ad imitarlo. Fu questione di secondi, il ciccione bonaccione li tirò in pieno naso una gran testata, rompendoli il setto nasale e spargendo sangue ovunque. Credo che lo avrebbe ammazzato se non lo avessimo fermato in 4. Per una volta il sovraffollamento delle carceri era dalla nostra. Eravamo in 6 in una cella da 4, abbastanza per poterlo fermare. Come dicevo dal banale al fondamentale.  Infine citerei un episodio che mio malgrado mi vede protagonista. Tre detenuti mi stavano pestando in corridoio perché qualcuno la sera prima aveva cagato nelle docce. Io avevo avuto la sfortuna di essere stato il primo a farsi la doccia quella mattina e quindi venni ingiustamente incolpato e picchiato. Quando arrivò la guardia ciò che disse fu: "picchiatelo in cella che qui ci sono le telecamere". Come dicevo dallo scontato all'inaspettato. ROSSO MALPELO LA BATTITURA Ogni mattina un nuovo giorno entrava come un ladro dai blindi e dalle finestre a illuminare la nostra cella, la nostra miseria, nel carcere di Monza. Un nuovo giorno in carcere voleva dire: una nuova battitura. Le guardie entravano in cella, scure in volto, con un manganello di ferro in mano. Noi detenuti, in fila come soldatini dritti in piedi manco fossimo alla NAIA, rimanevamo in silenzio, mentre una guardia batteva il manganello di ferro contro i blindi delle finestre. Nei nostri volti assonnati si poteva leggere l'ansia, la paura di aver dimenticato mutande o panni stesi ad asciugare sui blindi, in tal caso erano cazzi e nel migliore scenario possibile non avresti più rivisto i tuoi vestiti. La battitura... Non ho mai capito se venisse fatta per valutare l'integrità dei blindi o per pura violenza psicologica. Quello che so è che ogni mattina alle 7 ti dava il buongiorno, tutti in riga. E se alle guardie girava così, il teatrino veniva ripetuto anche il pomeriggio, magari quando avevi appena messo a stendere la biancheria. Quello che so è che una volta trovarono il blindo mezzo segato nella cella di Omar, un egiziano, e lo menarono talmente forte da fargli uscire il sangue dalle orecchie. Quello che so è che c'era un qualcosa di divertito, di sadico negli occhi di alcune di quelle guardie quando insistevano sulla postura da tenere. ''Non sei in villeggiatura Mariò e nemmeno a San Vittore. Sei a Monza'', e, come mi ricordava il simpatico appuntato, Monza è un carcere restrittivo, punitivo. Quello che so è che tutte le guardie sono infami. ROSSO MALPELO RINGHIA AL MONDO Maschera i tuoi sogni in cappotti di insolenza  maschera i tuoi occhi come un cane fa con la paura.  E ringhi al mondo per uno stupido senso d'appartenenza  E scordi tutto, persino la tua natura. La natura dei demoni non esiste  un uomo è snaturato per mancanza d'occasione.  Guardami mondo anche in cima ho un occhio triste  Poiché non era in cima che cercavo l'amore. È quasi stupido avere il coraggio di essere tristi, Meno stupido è quello di continuare a guardare.  Non so scalare il mondo né capovolgerlo ai piedi di chi resiste  non so scalare il mondo, ma ancora so sognare. EDMOND LE ROSE DI ATACAMA Paradossalmente credo che il mio dolore sia molto più figlio di ciò che sono stato, anziché dell'uomo che sono.  La rabbia di oggi è figlia di un'infanzia rubata dall'odio!  L'odio dell'infanzia è padre della rabbia di oggi, figlio del disagio dei miei avi, pronipote delle angherie che ogni sistema ha proiettato su di loro e su ogni fondale.  Ci hanno gettato nel fondo perché Fragili,  ci hanno gettati nel fondo perché deboli,  ci hanno gettato in un fondale e poi convinti che la debolezza fosse una vergogna.  C'è chi per questo ha provato ad essere forte forte come loro;  ma il problema è che loro non sono mai stati forti,  o almeno non nell'accezione con cui io uso questa parola, chi ci ha gettato nel fondo, era solo più spietato.  Provare ad essere loro è come uno schiavo che scala la piramide per tagliare la testa del Re per poi impossessarsi dei suoi schiavi, Essere come loro è come essere degli schiavi che ne incarcerano altri, essere come loro è essere contro natura,  violentatori dei propri simili, dei propri diritti, dell'amore forgiato dal dolore che non dovremmo mai dimenticare.   Sono uno di quei pazzi che ha ingurgitato più farmaci che big bubble bevuto più birre che bottigliette d'acqua  imparato a scarabocchiare in ogni dove ma mai a disegnare; Eppure tutto nasce da uno scarabocchio,  anche la più grande opera d'arte parte da lì  e loro possono dirvi che siete scarabocchi o spazzatura, mentre io, nella mia totale follia; vi dico che la fragilità è la bellezza assoluta che nessuno fiore è più fragile di una Rosa d'Atacama  ma è anche vero che in nessun giardino dei re esiste un fiore che affronti la morte con così tanta bellezza. Siamo rose di Atacama; Siamo figli del disprezzo, ma padri della resistenza. EDMOND IL CARCERE NON LO SCORDI Sono stato un ladro al quale in verità hanno rubato tutto, il futuro, l'amore, la possibilità di esistere. Questo non è mai stato Esistere, in verità ci è sempre spettato resistere. Ed è vero che per un ribelle ha un suono dolce questa parola, ma io non ho mai smesso di chiedermi perché a qualcuno spettava la vita, e ad altri solo un’affannata rincorsa. Ero uno di quelli che nell'affannata rincorsa ha sempre avuto addosso la paura di vedersi sfuggire la vita, una paura incosciente pronta a divenire violenza, una violenza che divenne odio, ed io che non avevo mai imparato a difendermi da questa squilibrata società, dovetti cedere il passo ai mostri per imparare a difendermi da me stesso, da ciò che questo mondo stava creando. Mi hanno creato in lacrime, catene ed insulti, mi hanno frammentato così tante volte che ancora oggi mi chiedo come sia possibile ogni mattina rimettere insieme i pezzi. Non è possibile farlo non è possibile dimenticare; Ma forse non è nemmeno giusto non è giusto che la vera paura di non essere amati, venga scavalcata dai loro fottuti schemi. il sistema non ama, non empatizza realmente con il nostro dolore, ci nasconde, ci divide  rende invisibile. Lascia che urla assordanti si dissipino tra orecchie mutilate dalla mancanza d'amore. Vaffanculo al mondo e alla mia paura, vaffanculo alla solitudine dove ancora mi nascondo. Oggi non lo farò oggi voglio gridare a tutti i poveri diavoli come me che nessun Re, Né in cielo Né in terra ha mai valutato quanto fosse ingiusta per gli ultimi la loro giustizia.   A tutti gli ultimi ai margini di un parco ai margini di una società ai margini di macerie e sangue; Io vi amo vi amo anche se non cambierà niente ho scelto la solitudine per paura delle lucciole, ma ora ho paura delle luci spente. EDMOND [pic] DISEGNO DI ANDRO MALIS