PremessaMaledetti!!!!!! Claudio Renne mori con negli occhi l'orrore per le torture che gli inflissero i suoi carcerieri!!!!!!!!!!!!!!!!IN MEMORIA DI CLAUDIO, TORTURATO NEL CARCERE DI ASTIL' 11 gennaio 2017 è morto Claudio Renne, uno dei detenuti che denunciò le torturesubite nel carcere di Asti. Claudio era ricoverato alle Molinette dal 27 dicembre perchérifiutava di andare in ospedale, ma nella stessa giornata si era convinto e lo avevano trasferito;stava molto male.Il 10 dicembre del 2004, Claudio Renne, all’epoca 30enne, di Novara, e Andrea Cirino,oggi 37enne, di Torino, reclusi nella casa circondariale di Quarto D' Asti per reati contro il patrimonio,hanno avuto un diverbio con un agente della polizia penitenziaria. Tornato daicolleghi la guardia ha raccontato di aver subito un’aggressione da parte dei due detenuti.A quel punto è partita una spedizione punitiva contro Renne e Cirino, portati da ungruppo di agenti nella sezione isolamento, dove sono stati denudati e tenuti in celle privedi vetri nonostante il freddo. I due detenuti sono stati quotidianamente picchiati, insultati,privati del sonno e della possibilità di lavarsi, tenuti senza materassi, lenzuola, copertee con il cibo razionato. Segue uno scritto in memoria di Claudio. Questo è il mio scritto Ciao, mi chiamo Claudio Renne, sono morto l’undici gennaio 2017 alle Molinette di Torinodove sono stato trasferito dal carcere. Vi chiedo di essere ricordato perchè ho subito attidi tortura terribili in un carcere del nostro paese. Nel 2004 ero in carcere ad Asti, un carceredenominato la piccola Abu Graib, dove i pestaggi, le violenze, erano all'ordine delgiorno, tutti sapevano della “squadraccia” composta da 15 elementi, di una ferocia inaudita,sicuri di non venire mai scoperti perchè protetti da un solido muro di omertà.Non avrei mai potuto pensare che toccasse anche a me passare per le loro mani, ungiorno mi sono messo in mezzo in un diverbio tra una guardia carceraria e un altro detenuto[Andrea Cirino, anche Lui ha subito inenarrabili torture]. La guardia racconta ai colleghidi essere stato aggredito, dopo poco mi vengono a prendere e da quel momentoper me comincia l’inferno, mi portano nella cella "liscia" accanto alla cella di isolamento,mi denudano, era il mese di dicembre, i vetri alla finestra erano rotti, mi danno unavecchia coperta, e senza materasso, sono costretto a stare sdraiato per terra, dentro lastanza non c’era niente, ne un letto, ne sedie, ne un tavolo.Sapevo che alcuni di loro facevano uso di droghe e alcool, ero terrorizzato. Comincianoda subito a picchiarmi, avevo i capelli lunghi stretti in un codino, dopo poco era tra lemani di una guardia, me lo aveva strappato di netto con un colpo fortissimo, a forza dibotte ero pieno di lividi, le costole rotte, bruciature sulla pelle. Ogni volta che sentivo glianfibi che percorrevano il corridoio mi stendevo a terra coprendomi la testa e rannicchiandomiper parare i colpi, non finivano mai, e poi tornavano e tornavano ancora, lanotte se cercavo di riposare un attimo dallo spioncino arrivavano urla e insulti per tenermisveglio, mi davano pochissima acqua, e il cibo era solo pane che intingevo nell’acqua,all’ interno della stanza non c’era acqua corrente per lavarmi e neanche un cessodecente, non so più quanto è durato, non voglio ricordare troppo, ricordare le violenzeatroci che ho subito mi fa ancora troppo male nel fisico e nella mente.Un giorno è arrivata una donna, forse un’assistente, mi fa portare in ospedale, partonole indagini, per paura, non volevo denunciare le torture, ma poi l’ho fatto, non potevostare zitto davanti a tutta quella mia sofferenza e sapendo che questi pestaggi erano all’ordine del giorno.Adesso vorrei non essere dimenticato, spero che si continui a chiedere a gran voce lalegge sul reato di tortura, sono 27 anni che aspettiamo, intanto continuiamo a masticarerabbia pensando ai torturatori della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto a Genova, ai morti ammazzati dallo Stato nelle carceri, ai torturatori che picchiano cantando“faccetta nera”, passerà ancora tanto tempo, chi è torturato, affamato, privato diogni diritto, ha paura e la paura fa comodo a padroni, governi e servi dello Stato, è ilpiù potente dei sistemi di controllo, la paura ci toglie la libertà, la dignità, il coraggio. Aproposito, nel mio caso dieci guardie carcerarie sono state assolte, per le altre cinquenessuna condanna: la tortura in Italia non esiste ma i torturatori si..febbraio 2017