La cosa che ti salva per sopportare il colloquio in carcere è la preparazione. Va' a prendere i soldi da lasciare in guardiola, compra i prosciutti sottovuoto, la schiacciata, il formaggio – solo stagionato – tagliato a fettine, anche se a volte ho visto che passava confezionato da supermercato, compra la pasta, solo lunga, e gli ingredienti per il sugo, ma che non ci sia troppo sugo dicono le prescrizioni. La fettina buona perché quello che mangiano è merda e quando hai proprio l'ispirazione il pesce che ogni tanto fa bene. La verdura solo cotta, niente insalata o pomodori, allora fai i fagiolini lessi, le patate al forno, i peperoni in umido. Un paio di magliette, pantaloni, bucato pulito, la rivista di un settimanale per non farlo diventare totalmente rincoglionito. Qualche giorno prima passi dagli amici, dal bar, dalla famiglia, dai un colpo di telefono all'avvocato per avere tutte le informazioni che lui ti chiederà. Ti lavi i capelli, ti metti lo smalto scegli i vestiti, carina ma non sexy, all'inizio metti il rossetto, ma poi con tutte quelle madri e sorelle e mogli stanche ti rendi conto che è troppo. Però sì delle scarpe con il tacco, uno basso quadrato, quelle sì. La mattina prepari il bustone e ti avvii come se tu stessi andando a fare una qualsiasi commissione, pensi agli affari tuoi fino al semaforo prima, all'incrocio che ti separa dal carcere dove sta rinchiuso, privato della libertà, il tuo caro che puoi vedere per sei ore al mese da condividere con mamma fratelli e sorelle e parenti vicini. Buffo è che tra i parenti di primo grado sono compresi i conviventi 'di qualsiasi sesso'. Ma quanto è liberal il sistema carcerario! Dicevo lì a poche decine metri dal carcere eccolo là, il bruciore allo stomaco, la pesantezza alle gambe, la voglia di fuggire e lì ti rendi conto che non è una normale commissione quella di oggi. Ti fai forza, vai avanti e ti unisci alla fila di altre donne e uomini e anziani e bambini con i loro bustoni. Davanti alla porta dei colloqui ci si può schiacciare mezz'ora, quaranta minuti, quando c'è tanta gente in visita prima di te, anzi del tuo gruppo. Perché appena ti unisci a loro in fila diventi una cosa sola con loro. Quando aprono la prima porta infatti bisogna ficcarci tutti dentro senza possibilmente lasciare nessuno fuori, compressi fra la porta esterna e quella di vetro interna e solo quando la porta esterna si chiude, le guardie aprono quella interna dove si danno i pacchi, si danno i documenti, ti danno la chiavetta per lo sportellino dove mettere la borsa e tutto il resto. Ovviamente niente gioielli, ho degli orecchini di quelli piccoli ormai rovinati schiacciati nel portafoglio. Entri al colloquio solo con la chiave dello sportello in mano. Dopo un po' che stai con gli altri, ti senti un po' meglio. Non sei sola, ci sono un sacco di altre persone che prendono un permesso al lavoro, lasciano i figli a qualcuno, prendono treni a volte aerei per venire a trovare qualcuno rinchiuso. C'è l'espressione di un'umanità profonda in questa cura verso il parente, marito figlio fratello detenuto. Ognuno con il suo pacco preparato con attenzione e tutti lì per il solito motivo. 'A livella, eccola qui. Ai colloqui c'è di tutto dalle ragazze che 'ma noi non stiamo neanche più insieme, ma capirai, c'ho fatto due figli..' 'Anche noi non stiamo più insieme, ma una volta che sono qui che fai? Li abbandoni? Che poi la verità è che.. quante gliene darei.. pe' 'na cazzata è dentro! Almeno fosse pe' 'na cosa seria!'. E poi ci sono le mamme con i bambini piccoli. 'Io gli dico che il babbo lavora su una nave e noi dobbiamo venire qui a dargli il cambio dei vestiti. E finché non trovano uno che faccia il lavoro bene come lo fa il babbo lui deve stare sulla nave. Però certo è un disastro, sono tutte e due in cura da uno psichiatra'. E ci sono, sì ci sono le donne che vengono di fronte al carcere la sera, per parlare con i mariti dalla finestra, per salutarli. Mi hanno detto che qualcuno sta facendo un documentario su questo fenomeno, le urlatrici le ha chiamate, ma non so quanto sia vero. Ci sono le rom con parecchi bambini, c'è la famiglia arrivata dal sud con mamma, nuora con bimbo, zia, nonno e nonna. Si potrebbe entrare solo in tre ma fanno delle deroghe per chi arriva da lontano. E la famiglia sicula o napoletana prende subito possesso della stanza di attesa e di controllo prima del colloquio, parla in dialetto, fa la disanima dei parenti, di persone al paese.. E poi c'è la vecchietta che ti aiuta a compilare il modulo del pacco e ti dà le dritte. La prima volta avevi preso i moduli e li stavi distribuendo a tutti, quando la guardia ti ha chiesto dieci centesimi a foglio non ci potevi credere. 'Ci fate pure pagare?' E la signora anziana ti spiega che lei ne ha comprati due così quello che resta bianco se lo porta a casa, lo fotocopia e lo compila da casa. I più scafati hanno tutti il modulo del pacco già compilato. L'apertura del pacco da parte della guardia è sempre ansiogena, avrai sbagliato? Ti faranno passare le matite? (no) e sarà la guardia buona? Ogni pacchetto che viene aperto e esaminato è un momento di apnea... ok i peperoni sono passati, i tarallucci, il prosciutto.. la carne 'Signora ma qui c'è la mozzarella!' 'certo che c'è la mozzarella sono le fettine alla pizzaiola' 'La mozzarella non passa' 'Ma perché?' 'solo formaggio stagionato' 'ho capito ma ho cucinato tutto ieri sera perché?' 'é sempre stato così''ma è cotta la mozzarella', non ti risponde neanche più rispinge al di qua del vetro il contenitore di plastica con la tua pizzaiola. Ti viene da piangere troppo, piangi nel modo più discreto possibile, vai in bagno, torni fuori ma proprio non riesci a smettere, 'la mozzarella cazzo come ho fatto a non pensarci'. Dentro mentre aspettate i detenuti, rimani ad aspettare da sola con una donna che come te si innervosisce perché la sua persona non arriva, 'devo prendere il treno cazzo, ho lasciato gli altri figli da una vicina' (già era lì con una carrozzina), poi ti fa 'ma come mai ci hai messo la mozzarella? Lo sanno tutti che passa solo il formaggio stagionato' e tu che di nuovo stai per scoppiare in un pianto convulso 'ma mi avanzava!!!!' e allora lei ha compassione e ti consola, dice 'eh lo so, sai quante volte mi è successo anche a me'. E a quel punto ti senti un po' meglio.