“Leggo molto i libri, li adoro, mi aiutano ad essere libero e a anestetizzare un po' i miei problemi di salute” (Lettera di Francesco da Caltanisetta) Il piacere della lettura è noto a chiunque meno nota è, invece, l'importanza vitale che assume per chi si trova in condizioni di detenzione. In particolare, dal 2011 chi è sottoposto al regime previsto dall’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario (O.P.) non può più ricevere libri, né qualsiasi altra forma di stampa, attraverso la corrispondenza e i colloqui sia con parenti sia con avvocati: i libri e la stampa in genere si possono solo acquistare tramite eventuale autorizzazione dell’amministrazione. È un’ulteriore censura, una potenziale forma di ricatto, in aggiunta alle restrizioni sul numero di libri che è già consentito tenere in cella: solo tre. Nel novembre 2011 una circolare del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: il dipartimento del ministero della Giustizia) impose questa restrizione, ma fu bloccata da reclami di alcuni detenuti e detenute accolti nelle ordinanze di alcuni giudici di sorveglianza. I ricorsi opposti da almeno tre pubblici ministeri contro queste ordinanze furono confermati in Cassazione. Infine con la sentenza n. 122 della Corte Costituzionale dell’8.02.17, l’odiosa circolare è stata dichiarata definitivamente legittima. Con la circolare n. 3676/6126 del 2 ottobre 2017 si uniformano le disposizioni relative al trattamento dei detenuti e delle detenute in 41bis sul territorio nazionale. Un modo per irregimentare e blindare ulteriormente ciò che nel 1995 fu definito trattamento inumano e degradante da una delegazione del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (C.P.T.). Queste le condizioni per coloro costretti a questo regime detentivo: - isolamento per 23 ore al giorno (soltanto nell’ora d’aria è possibile incontrare altri/e prigionieri/e, comunque al massimo tre, e solo con questi è possibile parlare); - colloquio con i soli familiari diretti (un’ora al mese) che impedisce per mezzo di vetri, telecamere e citofoni ogni contatto diretto; - esclusione a priori dall’accesso ai “benefici”; - utilizzo dei Gruppi Operativi Mobili (GOM), il gruppo speciale della polizia penitenziaria, tristemente conosciuto per i pestaggi nelle carceri e per i massacri compiuti a Genova nel 2001; - “processo in videoconferenza”: l’imputato/a detenuto/a segue il processo da solo/a in una cella attrezzata del carcere, tramite un collegamento video gestito a discrezione da giudici, pm, forze dell’ordine, quindi privato/a della possibilità di essere in aula; - la censura-riduzione nella consegna di posta, stampe, libri. Appare quindi evidente quanto fondamentale sia l'accesso alla lettura e allo studio, con l'ennesima ulteriore restrizione non è previsto neanche ricevere le dispense, per resistere all'annientamento causato dalla totale inedia. Questa tortura quotidiana è finalizzata a strappare una “collaborazione”, cioè a costringere, chi la subisce, alla delazione. Nessun fine quindi legato alla sicurezza, come vorrebbero far credere, quanto piuttosto all’annientamento dell’identità e personalità. Leggi e norme di natura emergenziale, col passare del tempo, si estendono: ogni restrizione adottata nelle sezioni a 41bis prima o poi, con nomi e forme diverse, penetra nelle sezioni di Alta Sicurezza e in quelle “comuni”. Così come per esempio avvenuto per quanto riguarda i processi in video conferenza, ad oggi estesi anche ad altri circuiti penitenziari. È utile promuovere una campagna di sensibilizzazione e un’iniziativa di tutte e tutti coloro che operano nel mondo della cultura: librerie, case editrici, da appassionati/e della lettura, scrittori e scrittrici, viaggiatori tra le pagine, ecc., volta al ritiro del vessatorio divieto di ricevere libri. Chiunque aderirà alla campagna sarebbe utile che lo comunicasse al seguente indirizzo di posta elettronica, cosi da a avere un attendibile resoconto dell' evolversi della campagna stessa: paginecontrolatortura@inventati.org Evitiamo che si metta in catene la cultura! Ottobre 2017 – Rete Evasioni